UN LEONE A COLAZIONE 9 – Storie intorno all’adozione

pc5rrebni

Mi piacerebbe molto che questa rubrica diventasse un po’ più “interattiva”. Finora ho raccontato più o meno come sono andate le cose per noi, sia pure in forma di fiaba, da quando abbiamo cominciato a pensare all’idea dell’adozione, fino al momento in cui, ricevuta la sospirata “idoneità”, siamo partiti alla ricerca del Mago dei Paesi Lontani, ossia l’Associazione che potesse accompagnarci nella maniera giusta alla scelta del Paese dove andare (visto che avevamo optato per l’adozione internazionale) e soprattutto condurci sani e salvi all’incontro con i bambini. Ma ci sono altre esperienze, altre storie possibili, altri modi di vivere un’esperienza, o di risolvere una situazione.

Il Mago dei Paesi Lontani ha il compito, tutt’altro che facile, di aiutare i “Re” e le “Regine” che hanno il sogno dei loro “principini” e delle loro “principessine” verso il pasaggio da figlio immaginario a quello reale.

Questo è un passaggio che tutti i genitori prima o poi devono affrontare. Chi non ha mai pensato di trasmettere certe passioni ai figli che invece proprio avevano tutt’altro per la testa? Chi non ha intravisto futuri radiosi del tutto in contrasto con quelle che sono poi state le aspirazioni e le scelte dei virgulti? Come la storia che ho sentito, del ragazzo che voleva aprire un’officina mentre il padre lo voleva ingegnere. Così lui, che evidentemente voleva molto bene a suo padre, lo accontentò iscrivendosi all’università e riuscendo a prendere l’agognata laurea. Per poi appenderla alle pareti della sua amata officina. (Purtroppo conosco anche storie in cui il conflitto è stato risolto in maniera molto meno brillante).

Ma anche senza andare così lontano. Ci immaginiamo corse dietro agli aquiloni, e i nostri figli odiano il vento. Sogniamo giornate al mare e loro temono l’acqua. Vorremmo portarli in giro per il mondo mentre per loro il miglior viaggio è quello dal divano di casa al frigorifero.

L’unica differenza, ma non è una differenza da poco, è che di solito si ha più tempo per realizzare che ci si somiglia in alcune cose e non in altre, che si possono fare certe cose insieme e altre volte invece ognuno avrà i suoi spazi. Quando un bambino arriva a quattro, cinque, sette, otto, dieci, undici anni, si parte dalle differenze, per forza, perché le somiglianze ancora non ci sono e bisogna costruirle. E’ davvero una magia, se ci si pensa e se si riesce a vederla così (che non è sempre facile). E’ una magia quando vedi qualcuno che è parte di te prendere la sua strada, in parte molto diversa, pur se costruita a partire dai materiali che tu gli hai dato. Ed è una magia vedere qualcuno che “diventa” parte di te, che partendo da materiali diversi costruisce una strada che da qualche parte si incontra con la tua. E’ una magia scoprire in un’espressione, un gesto comune, desideri simili. E’ una magia qualunque modo in cui ci si senta diversi sì, ma diversi “insieme”.

Annunci

25 Pensieri su &Idquo;UN LEONE A COLAZIONE 9 – Storie intorno all’adozione

  1. Per me essere padre è stata ed è la più grande gioia e soddisfazione della mia vita. In questi ultimi sedici anni ho vissuto tutte le emozioni che hai descritto: da correre spensierati mano nella mano dietro a un acquilone, fino a vedere mio figlio lasciare quella mano e cercare la sua strada. Lui è cambiato tanto e siamo cambiati tanto anche noi. Lui ha imparato da noi e noi da lui. Sono convinto che non ci sia nessuna differenza tra un figlio biologico e uno adottato: ciò che ci unisce non è il sangue ma ciò che costruiamo assieme.
    E vado oltre: non esistono famiglie modello e famiglie strane, famiglie giuste e famiglie sbagliate. Esistono invece famiglie felici e famiglie tristi, famiglie che si amano e famiglie che si odiano, famiglie piene di amore e famiglie piene di violenza.

  2. Concordo con quanto dici. Personalmente ritengo che sia naturale sperare di avere delle affinità con i propri figli e lavorar per crearle o scoprirle. Tuttavia bisogna farlo con la consapevolezza che potrebbe germogliare uuna pianta diversa ed unica e che bisogna curarla e annaffiarla lo stesso, forse ancora di più.

    • Sì, precisamente. Curare con lo stesso affetto e la stessa attenzione sia nelle parti con cui si sente affinità che in quelle diverse, perché l’unicità è fatta di somiglianze e differenze e si impara da entrambe e entrambe vanno rispettate per creare un vero amore solido e non “egocentrico”. Grazie!

  3. Io non sono genitore. Ma sono figlia. Sono figlia che ha vissuto tutte le fasi di una figlia. Dall’ammirazione smodata per i genitori (soprattutto il padre) al momento in cui vorresti fare tutto il contrario di quello che i genitori ti dicono (soprattutto tuo padre). Ora sono figlia adulta. E capisco. E trovo e vedo e apprezzo e amo quelle cose che mi fanno sentite parte dei miei genitori in quanto simili, tanto quanto quelle che mi rendono diversa da loro in quanto opposte. Ha saputo guidarmi, senza però forzarmi…hanno camminato accanto a me, non dirtro spingendomi o davanti tirandomi. E lo fanno ancora. E non serve specificare se si è figli adottati o meno. Un figlio è un figlio. Un genitore è un genitore. È quello che c’è dentro che fa il legame.

    • Bellissima questa tua esperienza di figlia. E devo dire, non è una fortuna da poco, quella di avere dei genitori che hanno saputo rispettarti così profondamente. Cosa che tu hai saputo ricambiare, ma del resto il rispetto si insegna col rispetto 🙂
      Sullo specificare… sono d’accordo in parte. Ho deciso di parlare della mia esperienza perché anch’io sono partita da questo “non c’è nessuna differenza”. E resta vero, ovviamente, per quanto riguarda i legami, l’amore (che attenzione, può essere egocentrico nei genitori adottivi tanto quanto in quelli naturali). Però le esperienze sono necessariamente diverse, e non solo perché sono comunque diverse da qualunque famiglia a qualunque altra famiglia. Sono diverse perché ci sono alcune ferite che i bambini adottati conoscono e gli altri no (anche se hanno magari altre ferite). Sono diverse perché bisogna ricostruire un’autostima cancellata all’origine, perché bisogna fare attenzione alla storia che ogni bambino ha e che è la sua e che chiede rispetto nei modo e nei tempi in cui raccontarla. Sono diverse perché è diversa la lingua che si parla e spesso il colore della pelle. Che è qualcosa che fa parte dell’identità e non è importante “in sé” ma per quello che implica.
      Poi è anche vero che a volte si pensa che essere genitori biologici sia una cosa di naturale che non richiede nessuna particolare capacità, mentre per l’adozione ci vogliano chissà quali superpoteri. Non è così, l’empatia, il rispetto, l’ascolto, la capacità di accogliere ponendo però dei limiti e tutto il resto sono gli stessi. Noi siamo stati molto più aiutati, e qualche volta credo che il sostegno che noi abbiamo avuto e continuiamo ad avere servirebbe tanto anche a molti genitori “biologici”.
      Bisogna però secondo me fare attenzione, d’altra parte, a non sottovalutare il fatto che la storia di ognuno è parte della sua identità e della sua vita. Come il legame con il Paese di origine e la sua lingua (anche il rifiuto è un legame), ad esempio.
      Io credo che parlare di adozione sia importante perché ci sono aspetti che se poco conosciuti possono portare da una parte a dire “sono tutti uguali” e a non riconoscere aspetti che invece per un bambino adottato sono importanti (penso ad esempio a quei libri che ho imparato a odiare, in cui per raccontare la storia si comincia da “quanto pesavi alla nascita” e simili). E dall’altra a “mitizzare” e spaventarsi di fronte a cose che in realtà possono capitare benissimo con un figlio. Qualunque figlio. e di fronte alle quali un genitore deve attrezzarsi a fornire risposte che non sempre sono quelle che “l’istinto” o il “buon senso” (qualunque cosa questo sia) suggerirebbero.
      Scusa la risposta fiume… Grazie del tuo intervento che mi ha spinta a riflettere ancora 🙂

      • Bellissima la tua risposta fiume. Concordo con tutto…proprio tutto…quello che hai scritto. Infatti il mio pensiero sul fatto che non è necessario specificare è riferito solo all’amore che un genitore da ed un figlio riceve: adottato o no un figlio è un figlio, ed un genitore un genitore. Su tutto il resto, solo chi vive certe esperienze può sapere veramente quali ne siano le problematiche, le sfide, le difficoltà, le gioie,

      • P.S: i tuoi pensieri sull’adozione ed i tuoi articoli in merito sono illuminanti….per chi come noi ha pensato (e continua a pensare) a questa eventualità…quindi…GRAZIE

  4. Questo ” leone a colazione” lo leggo sempre con grande interesse, spesso non commento perchè ritengo che quando non si conosca un argomento è meglio scegliere di ascoltare ( e leggere è una forma d’ascolto per me) piuttosto che dire cose che potrebbero risultare inopportune, fuori luogo o addirittura invadenti. Sono mamma, lo sai, e condivido con te tantissime tue paure, gioie,ansie . Tu scrivi che un figlio è un figlio e sai che condivido in pieno, ma è altrettanto importante dire che una mamma e un papà sono una mamma e un papà senza alcuna etichetta. I legami che si creano sono la parte più intima e preziosa che esista. Poi invece ci sono bambini che non hanno mai avuto la fortuna di essere figli, di essere orfani a vita, ma questo è un altro discorso.

    • A me fa piacere anche sentire il punto di vista di chi non conosce direttamente questo argomento, perché magari può avere dubbi, curiosità, pensieri e domande che a me non vengono in mente. E mi è capitato anche, più di una volta, di fronte a certi comportamenti, di pensare che fossero in qualche modo legati , all’adozione, per scoprire poi che erano molto comuni ovunque. A volte serve proprio di sapere che condividiamo paure, gioie e ansie. E non credo proprio che tu potresti essere invadente. Ci tengo a che mi diciate se c’è qualcosa che vorreste sapere, o qualcosa su cui magari avete un’idea diversa. Proprio perché i figli sono figli e i papà e le mamme sono papà e mamme senza etichette.
      I legami sono una cosa intima e preziosa e spesso delicata, ci sono bambini che non hanno avuto la fortuna di essere figli, è vero (e tanti, purtroppo). Ma ci sono anche bambini per i quali è stata una sfortuna proprio essere figli. Come diceva AlidiFarfalla, bisognerebbe essere capaci di “camminare accanto” senza spingere o tirare. Che già non è facile. Ma nei casi limite si arriva a spezzare quel legame o addirittura a non riuscire neanche a costruirlo, ed è davvero una tragedia.

  5. Io vivo tutto questo dal punto di vista della figlia e leggere questo tuo “partire dalle differenze” mi piace molto, con mia madre ora ne parliamo raramente perché onestamente non ci pensiamo, ma quando ero più piccola la bombardavo di domande, lei scioglieva tutti i miei dubbi, mi dava rassicurazioni e io ero assetata di storie sul mio passato, che poi era un passato brevissimo, perciò leggerti mi fa davvero piacere 🙂

    • Sentire il punto di vista dei figli poi è doppiamente importante per me, perché in ogni cosa mi rendo conto che tendiamo sempre a pensare “da adulti”. Bisogna fare uno sforzo, per mettersi dal punto di vista dei bambini, dei figli, comunque, e capire che vivono le cose in modo a volte diverso dal nostro. E’ vero, man mano che passa il tempo se ne parla sempre meno, questo l’ho notato anch’io, però sì, anche i miei figli, uno in particolare, hanno ancora dentro tante domande. Alcune molto dure, anche. E alcune che ti spiazzano…

      • L’importante è rispondere con sincerità. Da piccola sentivo il costante bisogno di avere anche io la mia storia, ti dirò, il fatto che fosse diversa da quella degli altri mi rendeva orgogliosa 🙂 Poi quando cresci diventa così naturale che neppure ci pensi più. Le domande immagino siano spiazzanti sì, sono le tipiche dei bambini, credo di aver messo in crisi mia madre più di una volta 😀

  6. Leggo da “ignorante” in materia come sai, ma il tuo modo di raccontare la vostra esperienza è illuminante anche per chi non è direttamente coinvolto nell’essere o nel voler diventare genitore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...