IL BOSCO PARTE III – V

immagine_bosco

Roberto nacque nel febbraio successivo, proprio quando Elisa, superati anche gli orali del concorso, aveva iniziato a lavorare in Tribunale come uditrice. Durante quel periodo, un paio d’anni, sarebbe rimasta a Genova, dopo però chissà dove l’avrebbero trasferita. Viviana e Fabrizio avevano dato la loro piena disponibilità a fare i nonni baby-sitter, anche se Elisa si era sentita un po’ in difficoltà ad approfittare troppo di loro. Ma loro avevano tanto insistito che ne sarebbero stati più che felici, che alla fine aveva capito che probabilmente era proprio vero. Sembrava che, adesso che Raf stava crescendo, sua madre sentisse la mancanza di un bambino.
– E pensare che solo ieri eri tu una bambina, con quel tuo musetto testardo… – commentò Fabrizio nel vedere il fagottino tra le sue braccia. Per un attimo lei risentì una fitta di dolore per la nostalgia di suo padre. Avrebbe voluto che potesse vedere il suo nipotino.
Poi era cominciato il gioco delle somiglianze: ha gli occhi di Matteo, sì, ma ha la bocca di Elisa, il naso è quello della nonna, e le orecchie…
Elisa non aveva mai capito come qualcuno riuscisse a vedere delle somiglianze in un esserino così minuscolo.
– Secondo me somiglia a un pulcino – osservò infine Raf, con quel suo modo stranamente solenne di scherzare.
– Hai proprio ragione – disse Elisa con un sorriso. Sembra un pulcino appena uscito dall’uovo, proprio come sembravi tu, non poi tanti anni fa.
Tutti risero e questo pose fine alla ridda delle comparazioni.
Quanto a Raf, più cresceva e più somigliava a Fabrizio. Gli stessi occhi scuri, gli stessi capelli nerissimi e ricciuti, il naso “forte”, le labbra appena troppo carnose, persino la stessa linea del mento. Sembrava un suo fratello gemello nato con qualche anno di ritardo. Ma aveva anche la stessa capacità di leggere nel cuore degli altri, la stessa profonda umanità e capacità di comprendere, nonostante fosse ancora così giovane, e anche la stessa presunzione. Da Viviana aveva preso il sorriso, qualche gesto, e un’impulsività che si manifestava solo a sprazzi, ma che lo rendeva capace di gesti stranamente irruenti, del tutto in contrasto con la sua natura fondamentalmente seria e riflessiva.

Matteo li riportò a casa sulla sua amatissima Cinquecento, ribattezzata “il Macinino”, tutta piena di adesivi, la maggior parte di personaggi dei cartoni animati, più due o tre di Parigi e un altro che si era aggiunto adesso, con la scritta “Attenzione, baby a bordo” e il disegno di un pupo roseo con un ciuffo biondo sulla testa. Di recente l’aveva ridipinta di un bel colore rosso fiamma, ormai le mancava solo il cavallino per sembrare una Ferrari, diceva.
Appena arrivato a casa, Roby, che aveva appena aperto gli occhi, si rivelò subito curioso di tutto e di tutti. Sembrava non stancarsi mai di guardarsi intorno, come se volesse avere un quadro completo di tutto ciò, cose e persone, di cui sicuramente, se glielo avessero consentito, avrebbe inteso diventare il Signore Assoluto. Non piangeva mai, anzi, fin da quando ancora non sorrideva nemmeno, Elisa era già certa che possedesse una sua innata allegria.
A quattro mesi imparò a ridere e parve che non volesse più smettere. Rideva senza motivo, solo per il gusto che gli dava, per il piacere di vedere gli altri rispondere alla sua risata.
Amava la musica. Elisa cantava preparandogli la pappa, cantava facendo i lavori di casa, cantava prima di uscire a far la spesa e cantava di nuovo appena tornata. Oppure metteva un disco, o la radio. In quei momenti lui guardava lei, o il giradischi, o la radio, con lo stesso incanto immobile, stupito. E dopo un po’ cominciava a ridere.
Amava la luce. La mattina Elisa lo svegliava e poi accendeva per un momento tutte le luci della casa, per poi spegnerle subito e lui, ancora una volta, rideva. Poi lei apriva tutte le persiane e lui, in braccio, si protendeva verso la finestra facendo piccoli buffi suoni. Non sapeva cosa avesse in testa ma era sicuramente qualcosa di bello.
Non aveva paura del buio. A luci spente Elisa gli raccontava storie e lo cullava con vecchie ninne nanne e lui si strofinava appena il faccino sbadigliando, poi lasciava che i suoi occhi si chiudessero e in un istante piombava nel sonno dei giusti, contento di poter dormire tanto quanto era contento di star sveglio, con tutte quelle novità strane e fantastiche che c’erano da vedere nel mondo, tutti quei meravigliosi pericoli in cui potersi infilare con la felice temerarietà di chi non ha bisogno di avere paura.

Annunci

12 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO PARTE III – V

  1. un nuovo arrivo. Un nuovo personaggio che anima la scena.
    Dunque tutto procede spedito – sbaglio o hai accelerato nelle pubblicazioni? – verso la carriera di magistrato di Elisa. Nel mentre si gode il pupo con amore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...