When I give, I give myself

Ancora una volta, ho così tante parole affollate dal petto in su, verso l’esofago, sembrano accalcarsi come la ressa che si forma all’uscita di scuola quando piove, e non riesci più a distinguere un volto dall’altro e non sai se potrai cogliere il momento giusto, la classe giusta, il bambino giusto. Le parole giuste. Tante parole che premono sullo sterno in cerca di un’uscita ed è così difficile scriverle.
Il libro va avanti. Sì, ma non è facile, sai, scrivere di te. Non lo è mai stato. Rimarrei incantata a guardarti e ascoltarti, non fosse che la parola incantarsi ha sì in sé il lasciarsi affascinare, ammaliare, accogliere la magia, ma anche l’immobilità, l’interrompere un’azione e restarsene lì, fermi con lo sguardo fisso. Mentre io voglio fare. Oh, il libro va avanti, sì. Non avere dubbi su questo, troverò il tempo e le parole. Ma vedi come è già tutto un’associazione di idee, un aggrovigliarsi di cose da dire e di sentimenti e di quello che forse andrebbe tenuto per sé, o magari no. E c’è bisogno di tempo. Il tempo che a volte si dilata e sembra ce ne sia tanto da contare tutte le stelle, altre volte sfugge. Ma questo si sa.
Si scrive sempre di ciò che si ama, sì, l’ho detto e credo che sia vero, persino chi scrive di ciò che odia o teme lo fa per dare voce a quelle altre cose che ama. Nella rabbia c’è dolore, nel dolore c’è l’allegria ricevuta, il mondo che è stato nelle tue mani e che senza saperlo hai passato a me. L’amore, quindi. Solo perché sono stata così fortunata da passare nel momento e nel luogo giusto e raccoglierlo.
Ma quando sei così tanto dentro a ciò che scrivi, tutto sembra importante e al tempo stesso tutto sembra così poco. E l’amore confonde a volte, sai. Tutte quelle parole non sono solo parole, sono colori, luci, silenzi, immagini, passi percorsi così lontano e sguardi che arrivano diritti al cuore, impronte sulla sabbia e nella neve e nella terra ma anche nel cemento indurito dal tempo, perché ci sono passi che il mondo lo cambiano davvero, e non solo per il tempo della bassa marea, non ci se ne accorge subito, forse, ma poi ripercorrendo la strada la si trova diversa. Ecco, di tutte queste parole, dicevo, va sbrogliato il vero da quello che ho sognato o che vorrei, la poesia dai fatti, l’immaginazione e la creatività dalla tua vita – no, questo no perché in buona parte sono una cosa sola, ma forse non del tutto. I tuoi occhi e il tuo cuore magnifico non ci apparterranno mai completamente, e i tuoi pensieri… i tuoi pensieri però vorrei che ci appartenessero, lo so, anche quelli sempre fino a un certo punto, però… vorrei saperli districare da chi se ne appropria per spiegare, interpretare, delucidare, illustrare i tuoi torti avendo così tanta paura che tu possa aver avuto ragione su tutta la linea, quando hai guardato il mondo, quando lo hai indossato per meglio capirne la forma e restituircelo un poco più comprensibile e un poco, forse, anche migliore, quando hai amato tanto chi lo abitava, quando hai vissuto così tanto qualunque cosa, fine compresa. Ho letto queste parole di Pessoa stamattina, sul blog Interno poesia:

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento il tuo passo
esistere come io esisto.

Mi hanno colpito, certo, però capisco che è venuto il momento che io legga tutto Whitman. e forse persino Bukowski, sì, per te lo farei, lo sai. Per te potrei anche imparare la Leggenda di Zelda, per decifrare le cose che cerco tra i pensieri degli altri e dar loro la mia voce, mantenendo intatta la tua. Saprei farlo, potrei farlo? Questo mi chiedo. Ascolto musica come se fosse una delle strade possibili verso la tua anima, come quando guardo le nuvole, cercando di leggerci dentro qualcosa di te che non posso vedere nemmeno nelle cose che hai fatto e detto perché sento che c’è qualcosa che va oltre e non so cosa sia, e neppure se ci sia davvero, come tutte quelle storie contro cui la mia ragione combatte, di sogni delicati e pieni di dolcezza, e di pettirossi e stelle cadenti.
Io le continuo a cercare quelle parole, e sono certa che anche con la pioggia più fitta e una foresta di ombrelli riuscirò a trovarle. Non so se saranno poi le mie, le tue, forse non è importante, ci sarà un po’ della mia voce nel mio raccontarti e un po’ della tua voce nel mio raccontarmi e forse andrà bene così, senza confini definiti a limitare un orizzonte che va conservato infinito.

When I give, I give myself (Walt Whitman)

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27 Pensieri su &Idquo;When I give, I give myself

      • Un’attenzione particolare anche ai miei sentimenti, è vero, ma anche a non confondere troppo i piani, a non vedere lui con lenti deformate… perché è chiaro che sarà un lavoro “emotivo” però vorrei parlare prevalentemente di “lui” 🙂
        Grazie come sempre e bacio ricambiatissimo 🙂

  1. Ultimamente ho detto a una persona per me molto importante che quello che ho scritto è mio ma è anche suo perché è da lui che ho attinto. Credo che questo sia un legame che va al di là dell’avere accanto qualcuno. È lo spirito che incontra un altro spirito. Il bacio delle anime. E forse è l’unica cosa che conta dove tutto è effimero. Grazie per questi tuoi pezzi carichi di emozione. Un abbraccio

    • Grazie a te, sì, credo che sia proprio così, è un equilibrio delicato ma anche per me quello che scrivo è mio ma anche molto “suo”, è un legame a cui io tengo immensamente e spero di essere capace di conservarlo sempre. Ricambio l’abbraccio 🙂

  2. quello che dici è meraviglioso sia perché apre una finestra interessantissima sul ‘dialogo’ tra ‘viventi’ quando si scrive su qualcuno, anche se non c’è più in un certo senso…, che poi è esserci in altro modo, se vogliamo.
    E’ una cosa particolare, anche difficile, talvolta viaggiare in questo dialogo specialissimo; è come dover riattivare passo passo una sintonia che va per elementi concreti, ma anche per sfumature, e…
    Qui mi fermo
    Ma il tuo approccio è interessante ed è una modalità che io sostengo
    Spero di aver colto che parlavi del tuo lavoro su Robin Williams, giusto?
    Buona serata
    son di volata..
    bell’articolo!

    • Sì, hai colto con molto intuito tanti aspetti. Il dialogo e la sua difficoltà, il dialogo come ricerca di una “presenza”, questa sintonia che c’è ma che va anche coltivata, ricercata a volte quasi con ostinazione, e non solo nelle cose concrete…
      Il lavoro è quello sì 🙂
      Grazie di essere passata… di volata e anche a te buona serata 😀

  3. Argh… avevo cominciato questo post tutto contento finalmente di leggere qualcosa di te dopo tanto parlare di recensioni e libri e film E POI TE NE ESCI con un monologo col tuo amore. Questo è un post in cui il lettore è tenuto fuori sallo! Impeccabile stile e bravura solida… eh. Quello sì. Però delusoooo voglio un post tuo che non parli di lui… quindi eheheh che non parli quasi di te 😉

    • Sai, non credo che sua così come dici, non è mia intenzione tenere fuori il lettore e mi pare che questo dagli altri commenti sia stato capito. Il mio “dialogo” è un modo per sentire vicino la persona per cui scrivo, ma non scrivo per lui. Non solo, cioè. E non scrivo solo per me.
      Qui ho esposto i miei sentimenti, la fatica di scrivere, né più né meno di quanto potrebbe farlo chi scriva un romanzo, magari con delle parti che lo riguardano da vicino. Quanto mettiamo di noi? Quanto è autobiografico? Quanto è giusto attribuire ai nostri personaggi idee, sentimenti, pezzi di vita che sono nostri?
      E’ chiaro che se parli di qualcuno che non solo è realmente esistito, ma ha avuto un impatto non da poco su milioni di persone, queste domande forse sono ancora più pressanti. Ma questo libro è la cosa più mia che io abbia mai fatto. Davvero. Parlo di me come non sempre riesco a fare al di fuori di qui. Se leggi tra le righe mi trovi sempre. Anche quando parlo di libri e (ancor più) di film, intendiamoci. Ma qui, come nelle poesie questo vale al cubo. Poi puoi sempre provare con i racconti… lì ci sono, ma non parlo di lui e quindi quasi neanche di me (ma un po’ sì) 😀 😛

      • Ma lo so Intempestivo lo so. Ho visto gli altri commenti e non è bello additarmeli come a dire l’unico pirla sei tu! Loro han capito. Io parlavo della mia sensazione nel leggere il post, mica parlo per gli altri. Ho trovato questo post intimo come una discussione tra innamorati. Tutto qui.

      • Oddio mo’ viene fuori l’avvopemmaloso. Non volevo dire che sei l’unico pirla, così, mi hai fatto venire un po’ il dubbio e allora poi ho pensato però no, dai, almeno non tutti si sono sentiti tagliati fuori… Ma hai ragione, è intimo, però vedi, io credo che le cose più belle, tra quelle che leggo, siano quelle più intime (e questo vale anche per le tue, sallo) 🙂
        Oh poi se vogliamo fare i pemmmalosi neanche dire che sei rimasto deluso è stato carino sa’… ora ti mando il cactus di Alessia (che non c’azzecca niente ma mi è venuto così) 😛
        la prossima volta ci scrivo nel titolo ATTENZIONE AVVO QUESTO POST PARLA ANCHE DI ROBIN WILLIAMS
        (no ripensandoci, anche no) 😀

      • Ahhahahah Ahahahahahahha ahahahahah nooo scusami mi è uscito un commento acido ma voleva essere simpatico. Mo’ te lo dico anche se temo verrò frainteso: ho provato come una punta di gelosia e stizzo. Perché mi mancano quei post tuoi in cui parli a briglia sciolta… ma per qualche motivo che mi sfugge mi stizza quando parli di RW alla sprovvista… cioè senza mettere lo spoiler nel titolo di cui ti sarei immensamente grato 😁

      • Pensa che non volevo mettere neanche il tag e l’ho messo perché l’altra volta me lo avevi rimproverato. Ho pensato beh, qui ci può stare, parlo del libro… anche se in realtà come altre volte volevo che ci si potesse identificare senza stare tanto a pensare a chi e perché… Cioè, in pratica l’ho messo per te, il tag, mo’ vuoi pute il titolo-spoiler non esagerare… 😛

    • Grazie di cuore, sono felice che lo pensi. Vedi, chi frequenta questo posto da più tempo sa. Benché il blog sia nato prima, avevo scritto credo due o tre post in un anno. Dopo la morte di Robin Williams è diventato la mia ancora di salvezza, ho cominciato a scrivere sempre di più per curare la ferita. All’inizio avevo una forma di pudore, quasi di vergogna a parlare in modo così aperto di un sentimento tutto sommato “strano”. Pudore che ho mantenuto per certi aspetti nel non voler essere troppo, troppo esplicita ad esempio nelle poesie o in questi pensieri a ruota libera, non faccio nomi e ognuno può prendere per sé quello che gli serve, riconoscersi in un’emozione che “vale” indipendentemente dalla persona che la fa nascere.
      Col tempo poi ho ricominciato a postare cose che non c’entrassero con lui, racconti, recensioni di libri, brani del romanzo, perché non volevo essere troppo “monotematica”, anche per rispetto a chi mi legge.
      Però man mano che il tempo passa mi apro sempre di più su tante cose e ormai per molti il mio parlare tanto di Robin Williams è così noto che se ne accorgono immediatamente da come scrivo, specialmente poi da quando ho cominciato a dedicarmi a questa idea del libro (che è nata qui, dal blog). Questo da una parte è quello che desideravo, in realtà, perché fa parte sia del mio mettermi in gioco, sia dell’importanza che ha per me cercare di far capire le ragioni di questo rispetto così grande che sento per la persona e che sconfina davvero in una forma di “amore” molto intenso. Anche se, dall’altra parte, rischia poi forse per qualcuno di ostacolare quel rispecchiarsi nelle emozioni che per me è anche importantissimo. Ma non credo sia evitabile del tutto. Nel libro intendo essere molto trasparente su questo. E’ una biografia in un certo senso, è la sua storia, il racconto di tutte le cose che ha fatto e detto, che hanno avuto su tante persone una grande influenza proprio per il suo “esserci dentro” così tanto, come credo nessun altro che io conosca. Insomma, è un po’ come se scrivessi la biografia di un grandissimo artista che ha significato molto nella mia vita e in quella di molti altri. Ma non voglio e non posso nascondere il fatto che i miei sentimenti c’entreranno molto più di quanto solitamente avvenga in una biografia. Un libro intimo, ecco, sì. Spero di essere in grado di scrivere questo, parole intime che siano un dono, come diceva Mela, per lui, per me e soprattutto per chi leggerà. Grazie ancora e scusa la risposta-fiume 🙂

  4. holetto il post e i commenti…
    anche a me sembrava una cosa molto intima tra te e qualche parte di te…
    ma comunque ne è venuta fuori una cosa delicata e da proteggere ugualmente… ne scaturisce una cosa tua che ci regalerai!

    • Erano mie riflessioni sul libro che sto scrivendo e sulla difficoltà di scrivere quando scrivi su qualcuno che ami molto e che in un certo senso sì, senti anche parte di te, diventa quasi difficile districare i “tuoi” pensieri dai “suoi”, capire dove finisce uno e dove comnincia l’altro. In realtà avete ragione tutti, era come se stessi pensando ad alta voce, solo che invece che pensare ad alta voce mi sono rivolta a “lui”, al protagonista del libro, che appunto è Robin Williams, un po’ come se instaurassi un dialogo col mio personaggio, se il libro fosse un romanzo. Non sono riflessioni che inserirò nel libro, non credo, ma è certo che al centro del libro ci sarà quello che lui significa per me, racconterò di me in rapporto a lui. Da tempo scrivo “a lui” quando i miei sentimenti sono un po’ incasinati, le mie idee sono un po’ confuse e lo riguardano da vicino. In fondo lui ha sempre illuminato la mia vita, così per me è un po’ come se continuasse a farlo. In qualche modo, poi, la risposta arriva 🙂
      Grazie…

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