IL BOSCO – PARTE III – VI segue

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Rifiutò il passaggio di Enrico per tornare a casa. Aveva bisogno di camminare, non sapeva neanche se voleva tornare subito a casa. Probabilmente no.
Si ritrovò fuori in balia di un clima che non pareva intenzionato ad aiutarla. Aveva scelto proprio una giornata bella fredda per la sua passeggiata. La strada che sembrava sferzata dalla tramontana e il cielo grigio e un rigurgito di inverno niente affatto allegro. Elisa, che testardamente metteva via gli abiti pesanti alla prima giornata un po’ più tiepida di marzo, rabbrividì e si strinse nella sua inutile giacchina, allacciando i due ancor più inutili bottoncini dorati. Vagabondò lo stesso per un po’, come senza meta, poi si decise a prendere un autobus, apparentemente incurante del numero e della direzione.
Dopo un po’ il mezzo passò la galleria del Portello e solo allora lei capì dove stava andando. Scese alla fermata successiva e prese la funicolare della Zecca, ritrovando per un momento vecchie emozioni tra l’odore ferroso della stazione e il trenino che in venti minuti la portava verso un posto che era, al tempo stesso, parte della città e un luogo lontanissimo, un remoto angolo del tempo e dello spazio capitato per sbaglio su uno dei colli genovesi.
La salita l’affannò un poco, era fuori allenamento. Passò il primo gruppo di villette, si inerpicò oltre. Com’era che da bambina quella strada le era parsa sempre così breve, che l’aveva fatta sempre senza pensarci per poi dimenticarsi con gli anni di qualunque fatica, se mai ce n’era stata?
Arrivò alla vecchia villa, era stata ridipinta di rosa, lei la ricordava bianca, possibile che si sbagliasse? No, la memoria era nitida. E davanti al cortiletto d’ingresso vide Miagolo. Lo riconobbe a stento, ma non c’era dubbio che fosse lui. Le fece persino un po’ di fusa, strappandole un sorriso, ma era invecchiato, grasso e pesante. Del resto doveva avere più di quindici anni. Era vecchio, e anche lei si sentiva vecchia. A ventisei anni, in quell’umore melodrammatico si vedeva davanti solo lunghi anni vuoti, pieni di silenzio e di piccoli rancori inespressi.
La cosa peggiore fu il vecchio Bosco. Gli alberi erano stati quasi tutti abbattuti da una gelata, qualche anno prima, e altri erano stati tagliati perché erano malati, o semplicemente perché qualcuno non ne aveva capito l’importanza. Le ferite del bosco le sentiva su di sé, i cambiamenti delle strade, la sparizione di cose conosciute era un oltraggio fatto al suo corpo e alla sua memoria, nella non-luce opaca di un’ora che non era né giorno né notte, senza sole e senza pioggia. Un giorno senza.
Elisa, sempre più malinconica, tornò a casa in autobus pensando e ripensando a cosa avrebbe potuto fare, quando una voce la riscosse.
– Accidenti, che faccia nera. Le previsioni davano pioggia per oggi pomeriggio, ma non una tempesta!
Elisa si girò di scatto e si trovò a scontrarsi dritta dritta con Marco.
– Marco! Ma che piacere vederti – disse con calore, alzandosi dal sedile. Come stai?
– Per adesso ancora in piedi, grazie. Però tra qualche anno potrei esserti grato se mi offri il posto.
– Sei sempre uguale – disse Elisa, ridendo. – Accidenti, è un secolo che non vedo più nessuno dei vecchi amici.
– Beh, per avere più di un secolo, direi che te li porti niente male. Però non è che a me faccia proprio tanto piacere sentirmi definire “vecchio”. E’ vero che magari fidanzarsi può dare quell’aria più matura, più vissuta, diciamo…
– Davvero, ti sei fidanzato?
– Ebbene sì, anche uno scapolone impenitente come me può cadere nella rete… se trova qualcuna abbastanza coraggiosa da volerlo irretire. Tra parentesi, mi sposo tra un paio di mesi, credo.
– Come sarebbe a dire “credo”? Non sai quando ti sposi o non sai se ti sposi?
– No, a dire la verità sono sicuro di sposarmi e sono anche ben contento, però sai com’è, preferisco non tenere il conto. E… – si inchinò con gesto teatrale – Perché non ci fai l’onore di venire al nostro matrimonio?
– Non so… – disse Elisa, dubbiosa. Non era sicura che fosse una buona idea. Però sapeva, adesso, di aver fatto male a trascurare gli amici. La risata da monello di Marco aveva un effetto refrigerante.
– E dai, su… Non può non farti piacere rivedere tutti… Andrea non ci sarà naturalmente, è in Inghilterra, e nemmeno Monica che è addirittura in America, ma gli altri verranno. Tra l’altro, indovina un po’: lo sai che Marisa ha sposato Filippo?
Accidenti, non sapeva neanche questo. Era stata davvero una pessima amica.
– Non lo sapevo, e me ne vergogno anche molto, però mi fa piacere, credo che fossero proprio fatti uno per l’altra. Come stanno?
– Benissimo, direi. Lei è sempre più saggia, sai, con l’età, e lui è sempre un’enciclopedia vivente, però è l’unica enciclopedia simpatica che io conosca.
Elisa sorrise ancora. Si sentiva già molto meglio. A proposito e tu cosa mi racconti? Ti sei fidanzata?
Elisa ebbe un attimo di sorpresa.
– Ho sposato Matteo, non lo sapevi? Ma già, non si siamo più visti né sentiti con nessuno, non potevi sapere niente. Abbiamo anche un bambino! E’ proprio assurdo, perdersi così un’amicizia.
– Beh, a questo c’è rimedio. Certo non pensavo che alla fine avresti sposato Matteo. Cosa fa lui adesso?
– Lavora nel ramo commerciale di un’azienda nel settore dei computer.
A questa domanda, si rese conto con un po’ di disagio, rispondeva sempre con le stesse parole dettate dall’abitudine, ma davvero ne sapeva molto poco. Sapeva – glielo aveva detto lui – che si occupava di rivedere i progetti altrui in modo da ottenere il massimo possibile riducendo al minimo le risorse, ma non è che avesse le idee molto chiare. Rapporto costi/benefici, ottimizzazione, efficienza, efficacia, le parole le ballavano nella testa come segni familiari ma indecifrabili, come una lingua con lo stesso alfabeto della sua, ma non per questo meno difficile da capire.
– Senti, io tra poco scendo, però prima mi devi promettere che vi farete vedere. – Disse Marco.
– D’accordo, ti prometto che faremo il possibile. – Rispose lei, e per il resto della giornata si sentì così allegra che si sorprese a canticchiare “Singing in the Rain” a piena voce sotto la doccia.
Quella sera anche Matteo percepì il suo cambiamento. Lei credeva che non notasse più niente, ma si sbagliava. Solo che lui non aveva mai saputo bene cosa dire e come comportarsi. Era consapevole che quella distanza che c’era tra loro era anche colpa sua, ma lei gli sembrava sempre così lontana, quasi irraggiungibile.
Eppure adesso aveva gli occhi luminosi, e lui si sorprese ad esserne preoccupato.
– Cosa hai fatto oggi? – le chiese. Era un po’ che non glielo domandava, o se lo faceva, aveva un tono tanto indifferente che sembrava non aspettarsi neppure una risposta. Ma questa volta era diverso.
– Sono stata alla mia vecchia casa, sai, dove stavo quando ero bambina, a rivedere il mio Bosco, però non è affatto come me lo ricordavo. Mi ha fatto tristezza vederlo così spoglio e tutto secco. Però poi al ritorno ho incontrato Marco e mi ha tirato un po’ su.
– Marco chi? – Chiese Matteo, e il suo tono le fece battere il cuore più forte. Possibile che fosse geloso?
– Non mi dire che non te lo ricordi. Era uno dei nostri amici della compagnia, il folletto del gruppo.
– Ah, certo che me lo ricordo – fece Matteo, visibilmente rilassato, anche se non proprio del tutto tranquillo.
– Ci ha invitati al suo matrimonio.
– Ah, si sposa – il tono di Matteo stava tornando piatto. Forse lui aveva volutamente rotto tutti i ponti. Rivedere tutti… gli sembrava che appartenessero al passato, e poi lui non era mai stato molto socievole. Aveva Elisa e gli bastava. Lei però interpretò quel tono in modo diverso.
– Senti, Matteo, io non posso continuare a tormentarmi, non voglio neanche drammatizzare o fare le cose più grandi di quello che sono, però da qualche tempo io mi sto chiedendo se mi ami ancora. Sei sempre così lontano, così freddo…
– Io? – Matteo si lasciò sfuggire un sorriso. – Credevo fossi tu quella lontana. Ma certo che ti amo ancora. Lo so che non sempre riesco a fartelo capire, ma in questi ultimi tempi anch’io mi sono chiesto spesso se tu mi amavi ancora.
– Sì, io… sì. – Disse Elisa. Stava pensando che si era sempre aspettata tanto da lui, un appoggio costante, il suo conforto e la sua tenerezza, e forse non era stata sempre capace di contraccambiarlo.
Forse era il momento giusto per ripensare concretamente a quel vago progetto di un altro figlio, voluto e troppo a lungo rimandato.
Provò a parlarne con Matteo, e il suo entusiasmo le allargò definitivamente il cuore. Lui cominciò a fare progetti, sogni, come se all’improvviso avesse aperto un tappo e stesse dando sfogo a tutta la gioia che era rimasta chiusa dentro per tanto tempo.

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3 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE III – VI segue

  1. Nostalgico ma non melanconico. Elisa è alla ricerca di stimoli per il futuro e rivedere la parte più remota della sua esistenza gli fa capire che è meglio guardare avanti. Pensare positivo e fabbricare un nuovo pargolo.
    Procede bene la storia.

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