UN LEONE A COLAZIONE 11 – Storie intorno all’adozione

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In questi giorni ovviamente ho letto diversi commenti e pareri sulla stepchild adoption (adozione del figlio del compagno). Perché ne parlo qui? Perché molte delle opinioni che ho letto venivano da genitori adottivi o persone che comunque hanno contatti da vicino con adozione, affido e quell’esperienza che viene definita “crescere figli altrui”, in questo articolo che tenta di ragionare in maniera non eccessivamente emotiva (che non è affatto facile). Fortunatamente, devo dire, pochissime tra le mie conoscenze anche di Facebook hanno condannato o giudicato senza appello e non ho visto insulti. Scelgo le mie conoscenze con una certa cura evidentemente 🙂 .

Esiste già in Italia una “adozione di minore in casi particolari”, che viene utilizzata per esempio quando uno dei genitori è stato dichiarato decaduto dalla potestà e l’altro, avendo già presso di sé il figlio ed essendosi risposato, intende far sì che il rapporto del figlio con questo nuovo coniuge sia legalmente riconosciuto. Direi che è stato utilizzato in qualche caso anche quando il genitore affidatario e il nuovo compagno non erano sposati (ma sempre se sono di sesso diverso, almeno finora).

Quindi il problema della cd. stepchild adoption si pone solo perché si vuole rendere l’istituto applicabile al caso in cui la nuova unione sia tra persone dello stesso sesso. La cosa, a quanto ho potuto capire, è legata a quello che viene definito impropriamente “utero in affitto” in questo senso: sostanzialmente si potrebbe avere il caso di una donna che accetta di portare avanti una gravidanza ottenuta ricorrendo a una fecondazione “eterologa” con spermatozoi di uno che non solo non è il suo compagno, ma che nella fattispecie fa parte di una coppia omosessuale (ovviamente il problema riguarda praticamente solo gli uomini, i più discriminati da questo punto di vista, e temo non sia un caso: l’omofobia colpisce prevalentemente l’omosessualità maschile). Il “donatore” sarebbe allora il padre del bambino, che a quel punto non avrebbe una madre e quindi potrebbe essere adottato dal compagno del padre. Cosa che evidentemente suscita riflessioni e anche emozioni in molti di noi.

A quanto ho letto, non si potrebbe parlare di “affitto” perché la donna che accetta la gravidanza non potrebbe comunque farlo a pagamento. Potrebbe per esempio – penso possa essere un caso abbastanza comune, tutto sommato – essere un’amica del “donatore”, anche se immagino che  il divieto sia magari aggirato in alcuni casi (ma non ho elementi per dire quanti). In questo senso, mi convince poco sia la critica che riguarda lo “sfruttamento” della donna (che è libera comunque di decidere) sia, ancora meno, anche l’argomento della “mercificazione” dell’utero e/o del bambino. Potrebbe essere vero che anche in caso di un’accettazione disinteressata, l’utero non sia equiparabile alla donazione di un rene, poniamo, o di midollo osseo. Eppure… Certo, qui il nodo è quello del bambino. Che possa essere talvolta difficile rispondere al proprio figlio, “ai suoi perché, al suo considerarsi diverso dagli altri nella scuola (e i genitori adottivi e affidatari ne sanno qualcosa”, come si dice nell’articolo, è certamente vero. Ci si sente diversi dagli altri per mille ragioni, ma le domande (per esempio sulla propria identità, sulle somiglianze e differenze genetiche, su quello che “si è preso” dall’uno o dall’altro genitore) sono spesso più profonde e incalzanti quando la famiglia è “insolita” per motivi che saltano agli occhi più di altri. Mi pongo il problema che questo sia dovuto a noi adulti e alla nostra difficoltà di rapportarci con le cose a cui non siamo abituati, ma certo, questo è un aspetto che non va sottovalutato. Però… qualche giorno fa ho visto circolare l’immagine della prima bambina nera che ha frequentato a New Orleans una scuola fino a quel momento riservata ai bianchi. Scortata dalla polizia, tra minacce ai suoi genitori, insulti e discriminazioni. Ma se qualcuno non avesse superato i propri dubbi, forse oggi i bambini neri andrebbero ancora in scuole separate…

Per il resto… la natura. Certo, la natura pone dei limiti alla procreazione. Ne porrebbe anche molti altri, che non abbiamo mai voluto rispettare. A volte purtroppo, altre volte per fortuna. Oggi credo siano in pochi a pensare che debba valere per gli esseri umani la legge del più forte, che pure è per molti aspetti “naturale” anche per la nostra specie (c’è persino chi direbbe: soprattutto). Sono in pochi a non affidarsi a cure anche estremamente invasive per superare il limite “naturale” della vita. Non dovremmo volare, né andare sott’acqua, né viaggiare nello spazio, ma lo facciamo. Senza dire che fino a non molto tempo fa in Paesi che oggi consideriamo notevolmente avanzati, l’unione di un bianco e di un nero era considerata “innaturale” (per qualcuno forse lo è ancora). Quindi sul tema “natura” ho qualche perplessità.

Sul tema “egoismo” anche, sebbene per un’altra ragione, ossia che secondo me c’è sempre un forte aspetto egoistico nel volere un figlio, accanto a una fiducia di poter dare amore. Una forma di eternità, di “continuità di sé” insieme all’altruismo di voler rendere felice un essere umano al quale si tiene come e più che a sé stessi. Nessuno di noi, forse, può sapere neppure per sé stesso quanto ciascuno di questi aspetti sia presente, magari la proporzione cambia nel tempo. Figuriamoci se possiamo pensare di giudicare l’altruismo o l’egoismo altrui. L’idea che in qualche modo la nostra vita (terrena) prosegua in in altro penso sia umanamente comprensibilissima e non dipende (ovviamente) dalla nostra sessualità.

Il problema del fatto che “solo i ricchi possano permettersi certe soluzioni” potrebbe dopotutto essere una delle ragioni che rende opportuna una legge a tutela di chi non ha questa possibilità.

Detto questo, credo non sia facile sfuggire a un senso di lacerazione, un conflitto etico, o comunque a dubbi, domande cui cerchiamo risposte. Io non ne ho. Sono favorevole all’adozione delle coppie omosessuali. Sul resto continuo a riflettere. Diciamo ad alta voce. Questo post prendetelo un po’ così, come dei pensieri ad alta voce. Magari ditemi la vostra, se volete.

AGGIORNAMENTO: è chiaro che quando parlo delle regole che valgono per la “surrogazione di maternità” o “gestazione d’appoggio” (definizioni che preferisco a quella di “utero in affitto”), per esempio per quanto riguarda la gratuità, mi riferisco ai Paesi dove questo è consentito. Non è il caso dell’Italia e non conoscendo tutte le legislazioni potrei sbagliarmi. Ma ecco, per esempio credo che l’obbligo di non prevedere un compenso economico per la donna potrebbe essere una buona regola.

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18 Pensieri su &Idquo;UN LEONE A COLAZIONE 11 – Storie intorno all’adozione

  1. Ti meriti un applauso per aver scritto un articolo sensato riguardo a questi temi, ero un po’ stufa di leggere e ascoltare persone giudicarne altre sulla base di non si è capito cosa. La penso come te, soprattutto quando parli di libera scelta, la donna (che “presta” l’utero) è libera di scegliere, eppure tutti a gridare alla sua mercificazione.

    • Tra l’altro ti dirò: questa espressione “utero in affitto” mi pare davvero brutta perché avvilente, proprio nei confronti della donna (che non presta “un utero”) e del bambino. La donna decide (e se lo fa gratuitamente è chiaro che non lo decide perché sfruttata e mercificata, ma per altre ragioni) di consentire ad altri una genitorialità altrimenti impossibile. E’ giusto, non è giusto? Non lo so. Poniamo per esempio che la donna concluda un “accordo” (ma sarebbe legalmente vincolante?) in cui si impegna a rinunciare al bambino e poi, portandolo dentro di sé, si renda conto che non se la sente più, che vorrebbe tenerlo con sé. E i rapporti tra la donna e i due padri? Lei potrebbe continuare a essere presente nella vita del bambino , per esempio come madrina o “zia”, oppure proprio come madre biologica? Quali conseguenze avrebbe tutto questo? Credo che queste siano domande importanti, ma non credo che si possano liquidare, come ho visto fare, dicendo “la natura pone limiti alla procreazione, due uomini non possono avere figli, quindi non devono poterne avere”.

      • Sì, concordo. Aggiungo che non mi piace neppure leggere frasi come “ci sono tanti bambini bisognosi da adottare”, manco si stesse parlando di animali da compagnia. L’ho letta spesso questa frase pronunciata da chi è contrario alle madri surrogate…Però condivido i tuoi dubbi, bisognerebbe informarsi riguardo all’accordo tra la madre e i genitori.

  2. Anche io non sono contraria. Quello che più mi preoccupa è l’atteggiamento delle persone “conservatrici” che potrebbero attuare atteggiamenti discriminatori e crudeli nei confronti di questi bambini (e delle loro famiglie) facendoli così soffrire. Ma, come dici tu, se non ci fosse nessuno disposto al primo, coraggioso passo, non ci sarebbe mai il cambiamento.

    • Certo che oggi che ci rendiamo più conto che sono i bambini quelli da tutelare prima di tutto, in quanto non possono proteggersi da soli (hanno poi molte risorse in più di quello che crediamo, ma non è bene approfittarne), potremmo avere davvero difficoltà a pensare di mandare un bambino “allo sbaraglio” in una situazione così delicata. Mi sembra che non sia del tutto giusto parlare di un “diritto alla genitorialità a tutti i costi”, perché davvero si rischia di non tenere conto di quello a cui il bambino andrà in conto e che potrebbe non “reggere”. Annche se questo, è vero, rischia di perpetuare l’intolleranza, il conformismo a ogni costo, l’idea che è tutto sommato “legittimo” o comunque “normale” additare e prendere in giro chi ha una famiglia diversa dai canoni che noi consideriamo “giusti”… insomma, un bell’inghippo…

  3. da una lettura rapida tu mi sembri avere ben pochi dubbi, se ritieni che la donna sia libera di scegliere se portare avanti gravidanze conto terzi e se ritieni che andare sott’acqua o affittare uteri o donare reni sono sullo stesso piano… non capisco su cosa tu hai dubbi?

    • Che la donna sia libera di decidere se portare avanti la gravidanza o meno è un fatto (in quei Paesi dove è consentito ovviamente). Intendo dire che non credo sia costretta. Non ne stavo dichiarando un suo “diritto assoluto”. Né ho detto che “ritengo” che “affittare” uteri e donare reni siano sullo stesso piano. Ma neanche sono così sicura che siano diversi. Ho letto molto spesso: “l’utero non è un organo come un rene”. In effetti non lo si “dona”, semmai lo si “presta”. Ma non potrebbe esserci generosità anche in questo? Non lo so, me lo chiedo. Non credo che io lo farei. Credo che il legame che si crea tra la madre e la creatura che porta in grembo sia solitamente molto intenso e forte (anche se non è sempre così, altrimenti l’adozione non avrebbe comunque ragione d’essere). Come ho detto, sto riflettendo. Potrebbero esserci ragioni, a cui non ho pensato, in un senso e nell’altro. Istinto, cuore, ragione, non dicono sempre la stessa cosa e alcune volte si potrebbe persino non essere certi di quello che dicono. Cerco di ascoltare me stessa, oltre che gli altri 🙂

  4. Credo che sia necessario il rispetto.
    Sbaglierò (io non ho figli) ma la maternità è un dono e un dovere, non un diritto. E dicendo questo beninteso io non intendo giudicare nessuno.
    Molto spesso quella giudicata sono stata io e altre donne come me, senza figli per scelta o sterilità, donne che la società giudica diverse e incomplete.
    Chi non ha figli, un po’ per scelta, un po’ per natura, un po’ per destino, dovrebbe essere rispettato e non fatto sentire una persona diversa o egoista.
    È solo una testimonianza, la mia, senza implicazioni polemiche.
    Un gentile saluto e ringrazio per la libertà di questo spazio.

    • Certo, sono d’accordo con te. Il rispetto è alla base. E’ proprio questo che dicevo, non credo sia giusto giudicare una scelta senza conoscere tutte le circostanze, o decidere che qualcuno è più egoista o meno. La maternità non è un diritto ma certo può diventare per qualcuno un desiderio molto forte. Una donna può decidere di mettere al mondo un figlio anche se non ha un compagno e ha molti modi per farlo. Un uomo no, ma credo che possa avere lo stesso desiderio. Non dico che sia giusto fare qualunque cosa per avere un figlio, ma non credo neanche sia giusto bollare il desiderio come puro egoismo.
      Grazie di aver condiviso un’emozione così personale ❤

  5. Conosco sia persone che hanno adottato a seguito di tanti anni sacrifici illusioni e sofferenze e sia ragazze madri che al bivio dell’aborto hanno scelto di condurre a termine gravidanze indesiderate, rendendo così il neonato immediatamente adottabile, scelte difficili e sofferte dettate dall’amore.

  6. E conosco anche storie di bambini in affido e poi rimandati indietro perché non erano come quei genitori se li aspettavano, e so storie di madri diversamente abili a cui vengono sottratti figli dai giudici perché ritenute incapaci pur avendo tanto amore da dare…

    • Guarda, di bambini che vengano sottratti senza ragione possono essercene ma davvero credo siano casi quasi unici. Spesso invece vedo trascinarsi situazioni in cui nessuno ha il coraggio di togliere definitivamente un bambino a genitori palesemente inadeguati. Perché non è mai una scelta facile. Anch’io so di qualche affido e persino adozione finita come dici tu, a dimostrazione che l’egoismo e l’altruismo albergano ovunque. Ma alla fine, l’ideale penso sarebbe proibire il meno possibile e valutare caso per caso…

  7. Fai conto che ti abbia abbracciato, ma forte sai? Un abbraccio di quelli da far male! Perché hai scritto delle cose bellissime.
    Viviamo in un mondo dove odio, violenza, invidia, razzismo, discriminazione sono talmente abbondanti che non vale assolutamente la pena di “frenare” quando si parla di amore, perché è di questo che stiamo parlando. Chi adotta un figlio lo fa per amore, eppure mi tocca sentire certi soloni che affermano che è una forma di egoismo…
    Dici bene quando parli della prima bambina di colore che andava in una scuola di bianchi. E come non pensare alla condizione della donna nella storia? Tutte queste mamme benpensanti che inorridiscono all’idea che due gay possano crescere un figlio con lo stesso amore di cui è capace una madre è possibile che non pensino a quando le donne non avevano un’anima ed erano considerate degli esseri inferiori? Condannate e sottomesse dalla religione e dalla storia, avete impiegato migliaia di anni per avere finalmente qualche straccio di diritto… Perché applicare lo stesso trattamento ad altri?
    Per fortuna ogni tanto qualcosa cambia a questo mondo. Io dico sempre si all’amore: tra due uomini, tra due donne, tra un vecchio e una giovane, tra un giovane e una vecchia… Purché sia amore. E un bambino può crescere sano e felice anche in una famiglia diversa da quella tradizionale.
    A proposito del sentirsi diversi da parte dei bambini: i ragazzini, quando crescono, si sentono SEMPRE diversi e inadatti, anche i più normali e inseriti nella società. Quindi anche questa scusa non regge.

    • Ti ringrazio davvero moltissimo. Scagliarsi per partito preso contro l’adozione delle coppie omosessuali non lo capisco, ovvio che ci voglia una valutazione caso per caso ma questo vale sempre. Devo dire che su questo non ho letto poi tanti giudizi inappellabili e nessuna offesa gratuita (ma potrei peccare di ottimismo per il fatto che come dicevo, anche su FB esercito una certa selezione sui “contatti”). Capisco un po’ di più le perplessità sulla “gestazione d’appoggio” ed era su questo che “riflettevo ad alta voce”, diciamo. Considerarlo un servizio come un altro, come fanno per esempio in America (prevedendo anche un compenso, mi dicono. anche se la donna non deve essere “instato di bisogno”, proprio per evitare sfruttamenti) non so quanto sia “giusto”. Nel senso che poi si pongono quei problemi a cui si accennava nei commenti: la possibilità che la donna cambi idea, il fatto di tagliare un legame che presumo in molti casi si possa creare tra la gestante e il bambino che si forma, tutto sommato, pur sempre nel suo corpo, il rapporto tra la donna e la coppia di quelli che diventano poi gli effettivi genitori (ho letto un bell’articolo su questo su Internazionale), insomma, su questo non ho ancora una posizione del tutto definita, in generale per mia formazione sono contro i divieti assoluti, ma penso che bisognerebbe considerare con molta attenzione tutti gli aspetti.

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