LA LETTRICE DELLA DOMENICA 10 – Huckleberry Finn

 

Huckleberry Finn

Che meraviglia i libri di Mark Twain! Avevo letto Tom Sawyer all’età giusta, per così dire, e debitamente sognato una vita sul fiume tra briganti e caverne. Ma Huck Finn! L’uomo che ha scritto questo libro doveva essere un genio, però anche simpatico, che non è una cosa così comune.
L’ideale sarebbe leggerlo in inglese, perché lui passa con la massima disinvoltura dalle dotte citazioni (magari con qualche strafalcione) delle signore per bene al linguaggio di un ragazzino di una decina, forse una dozzina d’anni con qualche (svogliato) studio alle spalle, al dialetto di uno schiavo nero del sud, del tutto illetterato ma intelligente e di grande umanità.
Comunque azzardo qui un pezzetto, tanto per gradire, preso dall’inizio, quando Huck è appena tornato, di malavoglia, dalla vedova Douglas che vorrebbe “adottarlo” e farne un ragazzino come si deve.

Dopo la cena lei ha tirato fuori il suo libro e ha cominciato a dirmi di Mosè e delle Paludi e io ci tenevo un sacco a scoprire tutto di lui; solo che poi poco a poco si è lasciata scappare che questo Mosè era morto da un bel pezzetto; e così non me ne è fregato più niente perché a me dei morti non mi interessa proprio.
Dopo un po’ mi è venuta voglia di fumare e ho chiesto alla vedova se mi lasciava. Lei però non ha voluto. Ha detto che era una cattiva abitudine e che dovevo cercare di smettere. E’ sempre così con certa gente, criticano le cose senza che saper niente. Cioè, questa prima era tutta agitata per questo Mosè che non era suo parente e non serviva a nessuno, visto che era stecchito, capite, e poi mi fa una capa tanta perché ho fatto una cosa che mi piaceva. Che poi lei ha aspirato del tabacco, anche; questo naturalmente andava benissimo, visto che era lei a farlo.
Sua sorella, la signorina Watson, un’anziana zitella magra magra e con gli occhiali è appena venuta a vivere con lei e mi ha preso di mira con un libro di ortografia[…]
La signorina Watson continuava a dire “Non mettere i piedi là sopra, Huckleberry”; e “Non stravaccarti così, Huckleberry – stai seduto diritto”; e subito dopo: “Non sbadigliare e non stirarti in quel modo, Huckleberry – ma non riesci proprio a comportarti come si deve?” Poi mi ha raccontato tutto su un certo brutto posto e io ho detto che avrei voluto andarci. Allora è diventata matta, ma non è che io volevo dire niente di male. Tutto quello che volevo era andare da qualche parte, cambiare aria, non sono schizzinoso. Lei disse che ero cattivo ad aver detto così, che lei non l’avrebbe detto per tutto l’oro del mondo; che “lei” intendeva vivere in modo tale da poter andare nel posto bello. A dir la verità non vedevo il vantaggio di andare dove andava lei e così ho deciso che non mi sarei sforzato per questo. Però non l’ho detto, per non avere guai e comunque tanto non serviva a niente.

Qui il testo originale:

“After supper she got out her book and learned me about Moses and the Bulrushers, and I was in a sweat to find out all about him; but by and by she let it out that Moses had been dead a considerable long time; so then I didn’t care no more about him, because I don’t take no stock in dead people.

Pretty soon I wanted to smoke, and asked the widow to let me. But she wouldn’t. She said it was a mean practice and wasn’t clean, and I must try not to do it any more. This is just the way with some people. They det down on a thing when they don’t know  nothing about it. Here she was a-bothering about Moses, which was no kin to her, and no use to anybody, being gone, you see, yet finding a power of fault with me for doing a thing that had some good in it. Ans she took snuff, too; of course that was all right, because she done it herself.

Her sister, Miss Watson, a tolerable slim old maid, with goggles on, had just come to live with her, and took a set at me now with a spelling-book. […] Miss Watson would say “Don’t put your feet up there, Huckleberry”; and “Don’t scrunch up like that, Huckleberry – set up straight”; and pretty soon she would say, “don’t gap and stretch like that, Huckleberry – why don’t you try to behave?” Then she told me all about the bad place, and I said I wished I was there. She got mad then, but I didn’t mean no harm. All I wanted was to go somewheres; all I wanted was a change, I warn’t particular. She said it was wicked to say what I said; said she wouldn’t say it for the whole world; she was going to live so as to go to the good place. Well, I couldn’t see no advantage in going where she was going, so I made up my mind I wouldn’t try for it. But I never said so, because it would only make trouble, and wouldn’t do no good“.

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19 Pensieri su &Idquo;LA LETTRICE DELLA DOMENICA 10 – Huckleberry Finn

    • Ho detto che è un libro per ragazzi? L’ho detto? 😀 (si torna alla Spada nella roccia, qui, la battuta era “Ho detto niente draghi viola? L’ho detto?”).
      Comunque ho detto che l’ho letto all’età giusta… tu lo sai qual è l’età giusta per sognare una vita sul fiume tra briganti e caverne? 😛
      Certo, adesso che sono “più grande” (e bada che non ho detto di quanto) preferisco comunque Huck 😀

  1. Un autore che mi è sempre piaciuto molto. Alcuni suoi aforismi sono folgoranti 🙂
    Huck Finn è davvero un libro di formazione ma difficile cogliere le sue sfumature se si è molto giovani. Rileggendolo in età più adulta ho apprezzato molto di più più i cambi di tono, l’io narrante, la figura di Jim ed effettivamente una lettura in lingua originale sarebbe stupenda! Alcuni critici sostengono che Tom è il ragazzino che fu effettivamente Twain, Huck quello che avrebbe voluto essere e forse è davvero così. Ricordo una serie tv bellissima degli anni ’80, Huckleberry Finn e i suoi amici, che adoravo guardare 🙂

  2. Forse adesso ho l’età giusta 🙂 per gustarlo nel pieno del suo sapore. Da piccola mi ha dato il sogno ad occhi aperti, la speranza di avventura. La mia era una lettura affamati e quindi, in un certo senso, distratta e penalizzata dalle mie infantili limitazioni nella comprensione dei registri della narrazione, ma anche di certi vocaboli che “saltavo” incalzata dalla voglia di sapere “come andava a finire!”

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