Pensieri sulla vita (un po’ tristi ma…)

Ho messo insieme un po’ di pensieri e non so quanto nesso logico ci sia tra uno e l’altro. Diciamo che si sono presentati un po’ alla rinfusa, e alla  rinfusa ve li racconto.

Ieri mattina sono stata a un funerale. Un uomo giovane, padre di un bimbo piccolissimo. Una malattia che non perdona. Quelle cose che sappiamo che accadono e ogni volta vorremmo urlare che non dovrebbero succedere, che non è giusto, e ci ribelliamo, ma poi la vita non è giusta. Ci diciamo anche che questo dovrebbero spingerci a inseguire i sogni, a non avere paura, a non preoccuparci delle piccolezze, a ricordare le cose importanti. E già sappiamo che non lo faremo, o lo faremo in parte, perché non è vero che non curiamo le cose importanti, ma quest’uomo che è stato ricordato per il sorriso, per le mangiate con gli amici, per gli scherzi e la serietà sul lavoro, penso avesse capito che anche le piccolezze sono importanti. Vivere, va fatto col cuore, e col cuore ci arrabbiamo per i brutti voti a scuola, per la prima cotta non ricambiata, con il cuore soffriamo e siamo felici anche, a volte, per cose che poi non avrebbero tanta importanza, ma ce l’hanno perché sono nostre e finché siamo vivi anche le cose piccole ci toccano. La lavatrice che si guasta continuerà a renderci isterici anche se sappiamo che i problemi sono altri, una passeggiata in montagna o un’alba sul mare ci renderà felici anche se (o perché)  la vita finisce, ed è questo che rende importante viverla, davvero, questo può renderla non “giusta”, probabilmente, ma comunque “viva” in tutti i suoi piccoli istanti preziosi.

E mi chiedevo, allora… quando qualcuno muore, tutti noi cerchiamo, dopo il primo momento di lutto, di relegarlo in qualche angolo del cuore e della mente, ricordandolo tutto sommato sempre meno, solo occasionalmente, quando qualcosa, un odore, un sapore, un luogo, una frase ce lo riportano alla mente perché sono strettamente legati a quella persona. E’ questione di sopravvivenza in fondo, eppure mi chiedevo se nonostante le apparenze, non possa essere più di aiuto la memoria, invece. Scriverne, parlarne, insieme a mille altre cose, certo, perché non c’è dubbio che la vita debba andare avanti. Ma “avanti” è solo una direzione, quella direzione va riempita, di piante da coltivare, piatti da cucinare, bambini da portare e andare a riprendere all’asilo e poi a scuola e poi da accompagnare lungo la strada che prenderanno, amori di cui prendersi cura, lavori da fare, sogni da sognare. E memorie.

E qui vengo a un altro pensiero, chiedo scusa a chi pensa che l’accostamento sia inopportuno, o che le due cose siano troppo distanti per poterle accostare. Per me non lo sono. Perché semplicemente, gran parte di quello che ho imparato sulla vita, poco o tanto che sia, lo devo a lui.

Leggevo, sempre in questi giorni, che la figlia di Robin Williams non riesce ancora a rivedere i film del padre. Anche persone che non lo hanno conosciuto, ma che lo ammiravano, hanno la stessa difficoltà. Pensavo a come i suoi figli, tutti e tre, hanno vissuto la sua morte, il contrasto tra l’intensità fortissima del dolore che si legge nei loro gesti, nelle loro parole e nei loro silenzi, e la compostezza, mi viene da dire la consapevolezza che mostrano. Zelda ha la stessa dolcezza e la stessa luce negli occhi di suo padre e anche se non conosco né lei né i suoi fratelli, per quello che posso vedere del loro comportamento, che è sempre un aspetto limitato, certo, me ne rendo conto, però pensavo che per quello che traspare, la conferma migliore di tutto quello che continuo a credere della morte e soprattutto della vita di Robin Williams sono loro.

Se la nostalgia, il senso di mancanza e di perdita che quest’uomo ha lasciato sono così grandi in me e in milioni di altre persone che non lo conoscevano, cosa dovranno provare loro? Vorrei abbracciarla, abbracciarli tutti, stretti stretti, e per quanto sia difficilissimo e forse sbagliato entrare nel dolore degli altri, vorrei dire a lei, a loro, provate, provate a riguardarle, tutte le sue cose, l’inizio sarà duro, questo è certo, forse persino quasi insopportabile in alcuni momenti. Ma poi vedrete, sarà lui stesso a darvi conforto, perché è la cosa che lo ha reso così speciale, far stare bene gli altri. E’ come se tutto il suo lavoro fosse stato dedicato a darci un senso. Come esseri umani, intendo. Accipicchia se la sua vita è stata straordinaria e spettacolare, ma era la sua convinzione, la convinzione profonda, non solo a parole nella scena di un film, che tutti potessimo renderla tale, che ha cambiato la vita a così tante persone. E’ un pensiero un po’ confuso e il pensiero di una persona la cui vita si è intrecciata con la sua solo da molto, molto lontano. Però non so se sia vero solo per me, questo fatto magari un po’ paradossale, cioè che l’unico balsamo, l’unica cura possibile all’assenza sia viverla così a fondo da farla diventare presenza. Costante e incancellabile.

Ecco, se c’è un nesso è questo, questo amore che dura, perché davvero è la vita di una persona che dovrebbe restare nel nostro cuore, permetterci di non distaccarci, anzi, di entrare corpo e anima nel nostro dolore per poter poi superarlo non pensandoci di meno, ma pensandoci “meglio”, facendo sì che sia la costanza dell’amore e non l’affievolirsi del ricordo, a salvarci. Siamo tutti così abituati a pensare che dobbiamo “farcene una ragione”. Ma forse non è quello che davvero vogliamo, non è quello che ci fa stare bene. Può sembrare. Ma davvero poi è così? O il dolore non resta poi, silenzioso, a impregnare le nostre giornate senza che ne accorgiamo, proprio perché abbiamo tentato di scacciarlo?

Oh, io lo so che il mio è un amore ideale, quasi “letterario”, certo scriverne lo ha cambiato, e lo ha cambiato scriverne “in pubblico”. Immagino sia un po’ come quando uno deve fare leva sui propri sentimenti personali per rappresentare un’emozione di fronte a una telecamera o su un palcoscenico.

Quindi, si potrebbe dire, non è la stessa cosa.

Chi mi conosce e mi vuole bene però suggeriva, all’inizio, di pensarci meno, di non guardarli, i suoi film e i suoi spettacoli, le sue interviste, din non leggere gli articoli che lo riguardavano, perché sembrava che mi facessero stare più male. E io avevo dei dubbi, ma testardamente ho continuato, perché in quel male volevo immergermici, non per masochismo, anzi, perché in qualche modo sentivo dentro di me che era la cosa più “viva” che avessi. Perché la mia paura più grande era proprio che certe cose sbiadissero. E per questo, in gran parte scrivo e ho scoperto che sono molto più felice, oggi. Come dicevo qualche giorno fa, felicità significa per me prendere tutto quello che abbiamo avuto, che abbiamo, che siamo, tutto il nostro tempo, nel bene e nel male, e farne consapevolezza, capacità di essere noi stessi in ogni momento. Inutile dire che questo è stato uno degli insegnamenti più preziosi che abbia preso da lui.

E allora mi chiedo se dal momento che il dolore più grande lo proviamo per chi abbiamo amato di più, non sia proprio tenere ostinatamente quell’amore molto, molto presente in ogni aspetto della nostra vita, la cosa che può, alla fine, restituirci il senso.

[ho tolto il video perché non era quello giusto, non trovo quello di Mork in Wonderland, purtroppo, da cui è tratta questa scena]

Orson: Mork, I know this may be painful, but tell me exactly how you felt when Mandy passed on. (Mork, so che può essere doloroso, ma dimmi esattamente cosa hai provato quando Mandy   è morta)  [Nota: nella puntata Mork rimpiccioliva fino a trovarsi in una specie di mondo parallelo lillipuziano in cui ritrovava personaggi molto simili a coloro che conosceva, “miniaturizzati” e con nomi leggermente diversi]

Mork: Hm. Well I felt anger at first and anguish and a sense of deep loneliness. (Mmh, ecco, ho provato rabbia all’inizio, poi angoscia, e un profondo senso di solitudine).

Orson: I can’t even fully comprehend one emotion. All those emotions at once. It must cause insanity. [Non riesco a comprendere appieno neppure un’emozione alla volta. Tutte queste emozioni insieme, dev’essere una cosa da impazzire).

Mork Well, it does at first, sir. Then after you have time to think, you realize the good side. You realize that love can extend beyond universes and even beyond death. Till next week, sir. Nanu. (Beh, è così in un primo momento, signore, poi, dopo che hai avuto tempo di pensarci, cominci a vedere l’aspetto positivo. Ti rendi conto che l’amore può estendersi oltre gli universi e persino oltre la morte. Alla settimana prossima, signore. Na-nu).

 

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46 Pensieri su &Idquo;Pensieri sulla vita (un po’ tristi ma…)

  1. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO LO SAPEVOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! Ho letto tutto felice… vai un altro bel tuffo nei pensieri del viandante senza QUELLO lì in mezzo ai piedi… e poi l’escusatio non petita… “scusate l’accostamento”…! SEI TERRIBILE!

    • Mi dispiace, ho messo il tag, ma… Nei miei pensieri che riguardano questi aspetti profondi della vita e della morte lui non può non esserci. Posso scrivere poesie, emozioni diciamo “generali” e magari lasciarlo tra le righe, ma in queste circostanze io… non ce la faccio, ecco. E lo sapevo che poteva diciamo creare qualche fastidio, ma in questi momenti per me diventa di un’importanza fondamentale. Come dico, mi serve per ritrovare un senso. So che sembra strano, tanto che non ho condiviso il post su FB perché tanti miei amici conoscevano la persona che è morta e potevano non comprendere, non so. Ma il mio cuore è fatto così, cercare sempre di vedere le cose attraverso i suoi occhi è il mio modo di cercare significato e conforto. Perdonami, ma sentivo di doverla pubblicare, questa cosa, magari sbaglio, di qui le scuse (forse chiedo scusa troppo spesso, ma è perché sono consapevole di avere dei nessi tutti miei). Altrimenti lo avrei magari tenuto per me, senza scriverne neanche qui, ma quando ho un dolore dentro, così come quando sono felice (e pensa che sono così contorta che a volte ho dentro entrambe le cose nello stesso momento) ci sono momenti in cui proprio so che “parlarne” qui è giusto per me. E pensa che avevo ideato il titolo in modo da metterti in allerta senza mettere un avviso vero e proprio come quello di cui parlavano giorni fa 🙂
      Beh, grazie di esserti fermato a commentare comunque :*

      • Speravo di strapparti un sorriso non di indurti a una spiegazione di cui non c’è bisogno! Un poco ti conosco ormai! Ho capito ben prima del tuo “avviso”, e come sai non leggo mai i tag, di talchè le mie continue figuracce .-D E’ un post straziante, e ogni volta che ti leggo parlare di lui, però, mi chiedo… come fai a esser sicura di aver penetrato, anche solo due cm sotto la superficie, la vita di chi per mestiere simula? Lo sai meglio di me che il termine attore i greci lo rendevano yupokrites, ipocrita.. e in origine i due termini coincidevano. PErchè di questo si tratta… un attore è una persona che simula di essere un’altra. E tanto più bravo lui, tanto più bravo nel simulare doveva essere… per questo mi chiedo come diavolo fai a metterci questa passione, questo intreccio con la tua vita. Proprio non so… ma non giudico, cara, osservo e basta. E mi incanto sempre nel leggerti, sia chiaro!

      • Lui non era solo un attore. E non sono d’accordo che l’attore per mestiere “simuli”, necessariamente. Non de tutto. Qualcuno di più, forse. Ma proprio i Greci più di tutti lo sapevano, che il teatro è vita, che i veri grandi attori nel teatro ci mettono sé stessi, i loro sentimenti. Magari una piccola parte, ma ci sono, dentro le cose che recitano.
        Tutti quelli che hanno conosciuto Robin Williams da vicino concordano nel dire che in lui questo aspetto era più presente della stessa abilità recitativa. Lui “c’era”. Sempre. C’era negli spettacoli dal vivo, quando passava tra la gente e raccoglieva piccoli oggetti per creare magie improvvisate. C’era sulle strade di San Francisco in bicicletta, quando girava senza problemi e regalava un sorriso e un saluto a chiunque lo fermasse. C’era con Christopher Reeve, quando dopo la caduta che lo aveva reso tetraplegico, lui pensava di non voler più vivere, e Robin Williams lo andò a trovare in ospedale e lo fece ridere e gli fece tornare la voglia di combattere. Facendo poi da secondo padre ai suoi figli quando lui è morto. C’era nell’empatia con cui viveva le gioie e i dolori degli altri, la vita. C’era con i bambini con cui recitava, che a distanza di anni ancora ricordavano di come lui trovasse mille modi diversi per farli sentire a loro agio. C’era con i senzatetto, con gli emarginati, per i quali non ha fatto semplicemente “beneficenza” ma ha recitato con loro, pianto e riso con loro, vissuto con loro.
        Potrei andare avanti, ma non lo farò. Sai che a parte i film, io ho guardato e guardo tutto. Leggo tutto. E sento le cose dentro con… sì, con questa passione che non è spiegabile razionalmente immagino. Forse sì, per quello che ho detto. Ma solo in parte. Ma quando cerco di guardare il mondo coi suoi occhi, quando lo sento più vicino, mi sento migliore…
        Grazie, di cuore. Con te non so mai… a volte sembra che scherzi e invece sei serio, altre volte… forse siamo tutti un po’ così… : ma davvero, davvero grazie

      • Intempestivo, hai ragione, lui non era solo un attore. Ma quel che dico io, è come fai a esser sicura di aver conosciuto altro, al di fuori dell’attore. Le interviste allo star system che parla dello star system, in tutta onestà, a me lasciano più di un dubbio. Ma non mi permetto di giudicare, è un mondo semplicemente che conosco poco, se non per quel che passa sullo schermo, mi fermo alle emozioni epidermiche che mi regalano gli attori… e vedo che nel tuo caso siamo agli esatti antipodi, sei andata molto al di là. Non dico che non sia il grande uomo che tu dici che sia, dico solo che le fonti delle tue informazioni sono vaste e ampie, e tuttavia non ci hai trascorso un solo minuto insieme, mi chiedo se davvero tu possa dire di conoscerlo… io manco conosco me stesso e ci vivo da quando son nato! Bacilli vari!

      • Ma io capisco cosa vuoi dire, infatti dico che queste cose possono spiegare solo in parte… è chiaro che non è del tutto razionale (ma un amore lo è mai?) Ma in fondo è come se stessi studiando un autore vissuto due secoli fa, con cui mi sento in sintonia profonda (beh, non del tutto, d’accordo, ma in un certo senso). Non l’ho mai visto, certo, ma questo non significa che non cerchi di scoprire più cose possibile su di lui. Cosa posso dirti, è proprio un modello ideale per me, e capisco bene che può non rispondere del tutto alla realtà. Al tempo stesso credo che uno si scelga un ideale perché ci si riconosce, a pelle, con l’intuito, dagli occhi, mettila come vuoi. E sono convinta che la gran parte delle cose che so di lui siano vere.
        Tra l’altro le sue interviste non erano quasi mai scritte, tieni conto. La maggior parte erano in video e lui era talmente trasparente… Molte cose poi sono state dette sia durante la vita, sia dopo la morte, da persone che avevano lavorato con lui ma anche da semplici conoscenti o amici al di fuori dell’ambiente. Poi l’ho visto una volta insieme alla figlia prima di uno spettacolo… e come ne parlava, dei suoi figli… e della moglie (la seconda, dico). Certe cose non si possono fingere e tu credo che lo sappia, come sai che vedersi non è sempre tutto. Io non dico di conoscerlo, certe cose però trasparivano e infatti questo amore immenso di cui è stato circondato in vita e dopo la morte (che non so cosa sia più raro), da parte dei colleghi, del suo pubblico, è proprio palpabile, e non ha uguali. Per tantissimi c’è stata questa sensazione fortissima di aver perduto un amico, una persona cara e vicina. Queste cose non sono comuni, neanche in un ambiente dove a volte i fan sentono molto la morte dei loro beniamini. Ma qui parliamo di signori di età, persone che con molta dolcezza raccontavano di questo dolore che aveva colto di sorpresa anche loro. Ho letto un commento su un blog sconosciuto, per dire, di uno il cui fratello lo aveva conosciuto alla Juilliard… visto per caso, non diffuso da alcun media. Ed era molto rappresentativo dei sentimenti profondi che ho letto in giro. Anche di odio, intendiamoci. E ti dirò, se è vero il detto che un uomo lo conosci dai suoi nemici… le lobby delle armi, tanto per dire… Poi sul fatto che non conosciamo noi stessi ti do ragione, anch’io mi conosco fino a un certo punto, forse un po’ di più ogni giorno. Però quella del proprio punto di riferimento, del proprio spirito guida se vuoi (hai letto il mio post sul dàimon?) è una scelta. Come dire, Dante aveva Beatrice… io ho per Robin un’ammirazione infinita da quando ero ragazzina e andavo a istinto. Ad ogni idea che esprimeva nei suoi spettacoli (e parlo sempre di spettacoli dal vivo, o delle cose che comunque creava lui e venivano inserite nelle sceneggiature ma erano “sue”, nel vero senso della parola), ad ogni suo pensiero io sentivo la vicinanza farsi più stretta. I suoi principi sono i miei principi, come dicevo a un’altra persona tempo fa, se scoprissi che su una cosa lui aveva un punto di vista diverso dal mio (mi sorprenderebbe moltissimo ma) andrei prontamente a cercarmi le ragioni, partendo dal presupposto che lui abbia ragione, e io torto. Per la sua intelligenza fuori dal comune, certo, ma di più per la sua umanità e sensibilità. Quando qualcosa di me non mi piace, poniamo per esempio nel mio modo di essere con mio marito e i figli, penso a cosa “credo” che farebbe lui. In base a quello che so, è chiaro. Ma è il mio modo per cercare di smussare gli spigoli, di migliorare senza farmi male con autocritiche spietate, perché anche quando mi rimprovero, lo faccio con la sua voce, con il suo sguardo, che illuminano persino gli errori. Semplicemente questo sentimento mi permette di conoscermi meglio e di rendere la mia vita più bella. E dato che lui, senza mai saperlo (purtroppo) ha reso la mia vita immensamente più bella per quasi quarant’anni, io continuo ad avere per lui un affetto enorme, comunque… e a credere in lui…
        Grazie ancora eh!
        e bacilli a te 😀

      • Eh insomma il tuo è un idolo, ed è inutile discuterne! Anche io ho i miei, anche “peggiori” dei tuoi, perché mi son fatto un’idea senza neppure leggermi interviste e quant’altro (parlo di autori e artisti, a loro modo simulatori di realtà tanto quanto un attore). Dove non arriva la conoscenza, arriva il cuore 😉 Non proverò mai più comunque a metterlo in discussione, ho paura che mi vieni a prendere sotto casa con un bazooka 😀 Bacili sinceri e grazie a te per le sempre splendide chiacchiere!

      • ecco, idolo non mi piace tanto, ho sempre preferito parlare appunto di modello, faro, guiding star, punto di riferimento, il mio capitano, il mio maestro, molte definizioni sono possibili. Idolo… anche no. Però sono molto d’accordo, ecco, quando dici “dove non arriva la conoscenza arriva il cuore”. E comunque le persone miti non usano il bazooka. come diceva lui, “If women ran the world we wouldn’t have wars, just intense negotiations every 28 days” 😛 😀

      • AHahhaah fantastica la citazione! Io cito wikipedia (lo so, non è il massimo!): “Un “idolo” nel linguaggio corrente designa anche una persona, personaggio, che viene rivestito della carica di modello da determinati individui, oppure da parte di quella che viene definita e si autodefinisce popolazione, o da elementi d’una, così definita, “generazione”. 😀

      • HAhaha ahahahahhaha okay okay sono stato disonesto, lo ammetto, ho usato il termine nell’accezione religiosa, che immagino sia quella che più ti disturba. E sai perchè ti disturba? PERCHE’ E’ VERA 😀 (oggi sono proprio monello!)

      • Allora ok, ti dico il pensiero che prima ho tolto dal commento, ho pensato che l’accostamento potesse essere considerato ancora più irrispettoso di quello del post… ma io a volte ci penso sai? Che è come per le persone che credono in Gesù e magari non necessariamente come figlio di Dio, ma come modello, appunto. O in altre figure comunque che indicano la strada, diciamo. Quelle a cui vuoi somigliare. Non a caso raccontavo qualche giorno fa che l’ho visto a volte anche come il mio angelo. E’ vero, io non amo i leader carismatici, i guru, i capi, neanche quelli religiosi (sacerdoti ecc.). Ma capisco perfettamente l’esigenza di trovare qualcuno, al tempo stesso dentro e fuori di noi, che in un certo senso ci aiuti a trovare quella strada. La nostra personalissima strada, che nessun altro può costruire. Ma possiamo sentire che qualcuno ci aiuta, ecco. Sai, quella storia del pettirosso che era entrato in casa, ecco, io a volte mi chiedo… ma basta, non vado avanti, che poi altro che scintilla di follia, qui qualcuno comincerà a pensare che sono matta proprio 🙂

      • Tesoro beddo, “cominciare a pensare” presuppone un precedente non pensare, ma qui sappiamo tutti che sei completamente andata! Quindi, essendo a casa tua, esprimiti pure! Non puoi lasciarmi coi puntini sospensivi sul più bello!

      • ma grazieee!!! Beh, lo immaginavo in effetti… 😛
        Non dirmi che non hai intuito. Voglio dire che in certi momenti, quando parlo di “sentirlo vicino” non intendo solo il fatto che sento di somigliargli, ecco. Il pettirosso (robin) che mi era entrato nella stanza il giorno in cui mio figlio ha cominciato a stare meglio, la stella cadente che ho visto per la prima volta in vita mia quando era importante per me, e il fatto che la cosa sua che forse amavo di più mi è arrivata a casa il giorno in cui è morto, e io ancora neanche lo sapevo, e ho riso tanto, quella sera, e poi il giorno dopo l’ho saputo e da quel momento già ho cominciato a intuire che ridere era il modo migliore di rispettarlo. Ridere e piangere senza ritegno, come e quando ne avevo voglia. Insomma, non dico proprio che credo nell’angelo custode, ma… ecco… io in qualche modo che ci sia un legame… qualche volta vorrei tanto pensarlo, ecco…

      • EH volevo sentirlo dire, non mi va di intuire certe cose! Vedi vedi vedi che ci ho visto eccome giusto! Avevo ben più che intuito. Per questo mi diverto spesso a punzecchiarti, sbagliandone il nome o lamentandomi del tuo parlare di iddu, perché so di suscitarti reazioni immediate 😀 Sono proprio monello 😀 Ma ti voglio bene e penso che ormai questo tu lo sai! Rispetto in pieno quello che sei, tanto più che la nostra è una conoscenza diaframmata dal web, e insomma è più facile accostarsi a chi la pensi in modo differente, no? O forse è uguale, chissà, in ogni caso, massimo rispetto per il tuo sentire. E hai ragione, non è affatto diverso da chi prende a modello Madre Teresa, o Gesù, o Bud Spencer (per me lo è stato per un lungo pezzo!). Insomma, il cielo stellato sopra di noi, il modello morale dentro di noi 😉

  2. Da ragazzina lessi questa frase tratta da un libro fantasy, uno di quelli da cui solitamente non si prendono le frasi da appuntare sul diario. Eppure ci ho ripensato in tante circostanze della mia vita…
    “E i ricordi, lo sapeva, non erano tesori di vetro da tenere conservati dentro una cassa. Erano nastri colorati da appendere al vento.”

  3. Un pensiero molto “Alex” che mi trova in perfetta sintonia. Anche io tendo a non relegare in un angolino del cuore, preferisco immergermi, girare il dito nella piaga, sentire fino in fondo, succhiare il midollo. So che ne verrà fuori qualcosa di positivo sempre. Ho passato le ore successive il funerale di mio padre a preparare panini al prosciutto, a ricordare le barzellette ridicole che amava raccontare, a imitare il suo accento inconfondibile, ridendo e piangendo senza sapere cosa stavo facendo ma felice di farlo. Sono passati tanti anni, ma io la dolcezza e la spossatezza di quel pomeriggio non la dimentico. Un bacio ❤

    • Sì, certo, terrorizzano e a volte ci creano angoscia anche solo al pensiero. Poi credo ci siano certe cose che non si superano mai. Al tempo stesso penso… forse mi illudo, ma che questo lasciarsi avvolgere dal dolore come dalla gioia permetta alla fine una maggiore serenità, un’accettazione, un’intensità nel vivere tutto che può fare anche molto male, è vero, ma che porta anche dentro qualcosa di molto bello, un’intensità viva, non so spiegarmi meglio di così ma… grazie di aver condiviso…

  4. La morte e’ parte integrante della vita, un prosieguo del viaggio che cominciamo su questa Terra, eccetera eccetera. E’ tutto molto bello e poetico e delicato, e ha anche un senso, fino a che non arriva il giorno in cui ti ritrovi a sbatterci il muso personalmente. Ti barcameni tra mille sensazioni ed emozioni diverse, mentre cerchi in ogni modo di riaggiustare la tua vita in funzione del vuoto lasciato dalla persona che se ne e’ appena andata. E, mentre siamo avvolti da un turbine di sentimenti violenti, maturiamo un po’ di piu’ senza nemmeno accorgercene.

    • Non è la prima volta che muore una persona che conoscevo, alcune mi erano anche molto più vicine. Lo conosco, quel dolore e anche l’esigenza di conviverci, ognuno a modo proprio e magari ogni volta in modo diverso.
      Però negli ultimi tempi mi trovo a pensarci… e sento l’esigenza di far “davvero” in modo che la morte, e le persone che non ci sono più, restino parte comunque della mia vita. Più di quanto non succedesse un tempo, quando in effetti si aspettava che il dolore diventasse meno intenso per poi “riprendere a vivere”, quasi che il dolore “sospendesse” la vita. Certo non voglio dire che il dolore debba mantenere sempre la stessa intensità, altrimenti davvero finiremmo per morirne. Ma ho scoperto un dolore invece vitale, quasi dolce, che non toglie nulla alla felicità, anzi l’arricchisce, e al tempo stesso permette di continuare a sentire la vicinanza, non per modo di dire, ma intensamente.

      • Premetto che come ben avrai capito non sono brava a scrivere come altri qui, però questo post mi è proprio entrato sottopelle. L’argomento in sè sai che purtroppo mi è noto, ma quello che mi ha colpito di più è ciò che scrivi riguardo dei segnali che hai avuto. Io credo molto in queste cose, pur non essendo credente ma sento, avverto ,colgo segnali che altri invece considerano semplici coincidenza.
        Altra cose in cui mi trovi d’accordo è che il dolore, quello dapprima devastante e poi lieve perché si va avanti, diventa dolce. Quando racconto della morte di Marco, mi faccio tenerezza da sola nel descrivermi e nel descrivere quel dolore, ma è una carezza senza la quale non sarei mai diventata quella che sono e ciò che sono.
        Concordo anche con Mela , spesso lo sono, che alcune presenze su WP sono splendide al di là di video, nick e lontananze.
        scusa la lungaggine ( si dice?) del commento.
        Un abbraccio.

      • Comincio dalla fine perché sai, anch’io sono spesso d’accordo con Mela e lo sono anche in questo caso.
        Poi ti capisco bene per quanto riguarda i segnali, perché come ho detto anche altre volte, io sono molto razionale e… non so se proprio dire non credente ma sono molto dubbiosa e ho una forma di spiritualità molto personale, diciamo così. In altri momenti della mia vita sono stata ancora più scettica. E sono sempre combattuta, tra la testa che vuol dire la sua, ragionare, darsi spiegazioni logiche , e quell’altra parte che, insistente, continua a dire sì, però… quello che so di sicuro è che questa presenza nel mio cuore, sia soltanto una mia idea e una mia scelta o sia qualcosa di più e di diverso, è un dono per me e per le persone che mi sono care. Non voglio dire che non sono più irritabile o ipercritica o che non mi lamento più… ovviamente succede. E però più passa il tempo più aumenta questo senso di calma generale, di tranquillità, al di là dei singoli episodi, mi rivolgo ai miei figli in modo diverso. E sapessi quanto, quanto hanno aiutato le risate col mio più piccolo… E io non credevo neanche di essere tanto capace a ridere… voglio dire, a fare le facce, inventare battute (io!), scherzare, ballare, usare anche il corpo per far ridere qualcun altro… Le risate salvano davvero la bellezza della vita sai?
        E quindi questa dolcezza del dolore è qualcosa che in realtà dà una grandissima forza, se si riesce a comprenderla.
        Abbraccio forte forte a te…

  5. Sinceramente ho sempre parlato, anche in famiglia, delle persone che ho perso, dei miei genitori. dei nonni ed altri, parlarne vuol dire sentirli comunque vicini, e fino a quando saranno ricordati e saranno oggetto di discorsi e aneddoti saranno sempre con noi.
    Non so, ma evitare di parlarne a parer mio non allevia il dolore, anzi, ma sembra piuttosto che non siano esistiti!
    Buon pomeriggio 🙂

  6. arrivando ora ho letto tutti i commenti e sono entrata ancor megli nel tuo stato d’animo.,..!
    secondo me è un paragone che calza… come chiunque che muore lascia un vuoto incolmabile in chi ha attorno, anche robin lo ha fatto e anche la persona che conoscevi tu…
    mi piace il fatto di non relegare una perdita da qualche parte ma portarle e ricordarla dentro di se!
    ciao cara!

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