IL BOSCO – PARTE IV (1987-90, più o meno)

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I

Il lavoro aveva sempre occupato una parte importante della vita di Matteo, e ormai era l’unica cosa che sentisse veramente sua, solo lì sentiva di essere pienamente se stesso. Con i clienti mostrava una sicurezza, una capacità di trovare rapidamente soluzioni creative, che al di fuori del lavoro chiunque avrebbe trovato difficile riconoscergli. D’altra parte, era pur sempre il Matteo preciso in tutto fino alla pignoleria, che prendeva sempre tutto troppo sul serio. Anche il suo collega glielo diceva sempre, che avrebbe dovuto prendere la vita con più leggerezza, ma ognuno era fatto come era fatto.
Un incarico a Marsiglia.
Elisa, lungi dal rimproverarlo, fu contenta per lui, e con grande sollievo di Matteo invece delle critiche che si aspettava trovò un atteggiamento affettuosamente orgoglioso.
– Senti, Matteo, lo so che qualche volta non sono capace di non arrabbiarmi, so di essere qualche volta scorbutica, magari anche un po’ acida, però ti voglio bene, davvero. Io credo che come marito e moglie siamo stati capaci solo di farci del male, però… però saremo sempre amici, vero?
Matteo le fece una carezza. Non aveva frainteso le parole di Elisa, sapeva che da molto tempo tra loro non era più questione di amore, ma lo riempirono comunque di un senso di profonda gratitudine. Le sorrise, con il sorriso caldo che un tempo riservava solo a lei, nei loro momenti di tenerezza.
– Certo, Lily, – rispose. – Sempre.

E così, Marsiglia. Era stato contento che non fosse Parigi. Parigi doveva restare la città della sua luna di miele, non voleva aggiungere nient’altro a quei dolci ricordi.
Il signor Jouvin era un uomo piccolo e grasso, che somigliava in tutto e per tutto – fisicamente, s’intende – all’omino di burro di Collodi, quello che portava Pinocchio e Lucignolo nel paese dei balocchi e poi veniva a riprenderli una volta trasformati in asini per farli ammazzare di lavoro. In realtà si rivelò un tipo cordiale e piuttosto competente in materia informatica, e un gran chiacchierone, ma piacevole.
Stéphanie Lambras, che in un certo senso faceva da segretaria, prendendo appunti, assicurandosi che tutto fosse organizzato come doveva, prendendosi cura di lui in modo che non gli mancasse niente, era in realtà anche lei una rappresentante della ditta, e partecipò attivamente alle trattative. Matteo si accorse che gli altri tenevano molto in conto quello che lei diceva. Era bionda, molto bella, e aveva un’intelligenza brillante e un forte senso dell’umorismo.
Dopo i primi tre giorni di lavoro praticamente ininterrotto, Stéphanie sembrò decidere che potevano anche prendersi una mezza giornata di riposo, e gli propose di fargli vedere qualcosa della Provenza.
Matteo rimase per un attimo disorientato, non era abituato a quell’intraprendenza, ma Stéphanie era spontanea, e gli piaceva. Comunque non sembrava avere nessun secondo fine, forse anche quell’invito faceva parte delle sue doti di “padrona di casa”, per metterlo a suo agio e concludere meglio gli affari. In ogni caso, si prospettava un pomeriggio piacevole, e così fu.
Stéphanie guidava molto bene, l’auto sembrava scivolare sulla strada senza alcuno sforzo, veloce ma fluida, senza scatti.
– Sei mai stato in Francia? – gli chiese.
– Una volta, a Parigi, in viaggio di nozze.
– Ah, allora sei sposato. – A Matteo parve di cogliere una leggera nota di delusione nel modo in cui Stéphanie aveva detto quelle parole, ma poteva anche esserselo immaginato.
– Tu non sei sposata?
– No – disse lei, laconica. Quello era un tasto delicato, lui lo comprese subito.
– Qui ci sono sempre tantissime cose da fare – proseguì Stéphanie, in quello che parve un brusco cambio di argomento. – Voglio dire, a parte guardare il paesaggio. La sera tutti questi paesi si animano, c’è sempre qualche festa, non si rimane mai a casa.
– Senti, non mi dirai che credi anche tu che un uomo sposato in viaggio di lavoro deva per forza pensare a divertirsi. Scusami, Stéphanie, ma io non esco mai molto la sera, e non sono mai stato quello che si dice un tipo mondano.
Lei lo guardò. No, in effetti non aveva proprio l’aria di uno in cerca di distrazioni. Beh, fortunata sua moglie, allora.
Ma nei quasi trenta giorni in cui rimase a Marsiglia, Matteo ebbe ancora diverse occasioni per rimanere da solo con Stéphanie. Presto si accorse che cercava quelle occasioni, che con lei stava bene, molto bene. Solo quando sorprendeva i suoi occhi verdi intenti a fissarlo si sentiva a disagio. Erano sguardi molto intensi, e lei aveva occhi bellissimi. In quei momenti sentiva qualcosa agitarsi nel suo stomaco, sensazioni che aveva quasi dimenticato.
All’inizio aveva pensato che si trattasse soltanto di attrazione fisica. Che Stéphanie fosse attraente era fuor di dubbio. Non l’aveva mai toccata, evitava quasi anche solo di sfiorarla, perché ogni contatto anche puramente casuale gli dava la sensazione di una scossa elettrica. E ogni volta la scossa diventava più forte, fino a che raggiunse un voltaggio insostenibile, e lo stordimento nel cervello di Matteo cominciò a diventare preoccupante.
E lui cominciò a fare strani pensieri. Per la prima volta capiva quello che Elisa intendeva quando gli diceva che la idealizzava troppo. Sì, era così, l’aveva sempre messa su un piedistallo, aveva sempre preteso che fosse perfetta, non le aveva perdonato il suo voler essere se stessa, una donna vera e viva, con la sua personalità. Non le aveva perdonato il fatto di essere una persona umana, e non una dea.
Aveva capito, adesso, che non si può cambiare la persona che si ama. Si era innamorato dell’indipendenza, dell’impulsività, della voglia di vivere di Elisa, ma l’aveva anche idealizzata, aveva avuto paura di toccarla, di sciupare quella che gli sembrava una cosa bellissima e fragile, quell’amore conquistato con tanta fatica e perduto con tanto dolore. Ma con Elisa aveva imparato, adesso sapeva che bisogna tutti i giorni lottare per riconquistare quello che si crede di avere già in mano.
Stéphanie era anche più forte, più indipendente e più istintiva di Elisa. Da alcuni accenni aveva intuito che si era creata una sua morale personale, fatta di pochissimi principi da cui non si discostava mai. Per il resto, aveva lasciato rimpianti e sensi di colpa fuori dalla sua vita, aveva imparato a non curarsi nemmeno un po’ delle convenzioni, e non aveva mai paura di niente. Era così diversa da lui, così vivace ed estroversa, e sensuale. Contrariamente a lui, lei non sembrava avere alcuna difficoltà nel contatto fisico, al contrario, aveva notato che spesso, quando parlava con qualcuno – non solo con lui, questo va detto, e non solo con uomini – tendeva a posare una mano sul braccio dell’altro, un gesto dolce e stranamente intimo, che quando usava con lui lo rendeva consapevole in maniera dolorosa della propria goffaggine. Avrebbe voluto accarezzargliela, quella mano, baciargliela, baciarle e morderle quelle dita morbide… a questo pensiero cercava di fermarsi.
Ma avrebbe voluto almeno non essere così rigido, non indurla a togliere la mano dopo pochi istanti, come quasi sempre faceva. E allo stesso tempo un’altra parte di lui avrebbe voluto scappare, impedirle anche quel semplice gesto, scacciarla con rabbia, una rabbia che, adesso cominciava a capirlo, non era in fondo che l’altra faccia della paura, perché se si interrogava a fondo, quello che provava era molto lontano dalla rabbia, e anche dalla voglia di fuggire.
Infatti, ogni volta si riprometteva di evitare ogni tentazione, di rifiutare di vederla da sola, di trovare qualche scusa… ma trovava sempre qualche scusa, invece, per dire di sì.

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3 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV (1987-90, più o meno)

  1. scorrevole, lettura piacevole. Matteo ha catturato dalle prime righe l’attenzione e ne hai fatto un personaggio completo. Descrivi bene il rapporto con entrambe, che sia Elisa o Stéphanie..

  2. WP mi ha giocato un brutto scherzo. Non mi ha avvertito delle due puntate di Bosco. Cerco di rimediare ora.
    Gatta ci cova. Matteo secondo me ci prova con Stephanie, complice la distanza sempre più ampia tra lui e Elisa.
    Passo a leggere la prossima parte.
    Finora mi è piaciuto questa storia. Scritta bene e con analisi acute..

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