IL BOSCO – PARTE IV Capitolo I – I (continua)

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E un giorno trovò il coraggio di chiederle una cosa che da un po’ gli ronzava nella testa.
– Posso farti una domanda personale?
Stéphanie sorrise. Le piaceva molto Matteo, era così corretto, così discreto, così tenero.
– Certo – rispose.
– Mi è sembrato di capire che non ci sia nessuno nella tua vita. Come mai non ti sei mai sposata?
Lui vide un’ombra di tristezza nei suoi occhi, e si pentì immediatamente.
– Scusami, forse ho risvegliato qualche ricordo doloroso. Mi dispiace, non devi rispondermi se non vuoi.
Lei fu toccata, e non era la prima volta, dalla dolcezza della sua voce e delle sue parole, da quell’attenzione che aveva sempre, per non urtare i sentimenti degli altri. Provò il desiderio di confidarsi. Lui era sempre così rigido, forse se gli avesse parlato della sua storia banale e in fondo così brutta, non avrebbe capito. Ma era anche così dolce, e forse, per la prima volta lei avrebbe potuto trovare conforto in qualcuno.
– Ho avuto una sola storia veramente importante, è stato un po’ di anni fa, ma quando ha saputo che ero incinta se n’è andato.
Aveva parlato in tono quasi leggero, ma i suoi occhi la smentivano.
– Hai un figlio?
Stéphanie scosse la testa. Ora veniva la parte più difficile e più dolorosa. Quella che, tra l’altro, avrebbe anche potuto farle perdere la stima dell’uomo che aveva davanti e a cui aveva imparato a volere pericolosamente troppo bene, se ne rese conto improvvisamente con un tuffo al cuore.
– Io non sono di Marsiglia, vengo da un piccolo paese di campagna, dove le tradizioni sono sempre le stesse da secoli, e sono intoccabili. Quando mio padre ha saputo che ero incinta, mi ha cacciato di casa. Mia madre forse mi avrebbe perdonato, ma la delusione che le avevo dato era molto grande, e aveva paura di mio padre. Così io… non giudicarmi male, Matteo. Ero giovane, non sapevo cosa fare, dove andare. Non avevo più nessuno. Ho dovuto abortire.
Matteo vide le sue lacrime, e tutto quello che riuscì a pensare fu che l’aveva addolorata, che era lui la causa di quelle lacrime, avendola costretta a ricordare qualcosa di tanto penoso.
Lui stesso fu sorpreso dalla propria reazione. Fino a non molto tempo prima non sarebbe stato in grado di accettare una cosa simile. Ma aveva imparato che la verità può essere sfumata, che non tutto è bianco o nero, e in quel momento la sofferenza di Stéphanie gli sembrava più importante di tutti i principi morali di questo mondo.
Così fece tutto quello che aveva pensato di non fare mai, la abbracciò, e quando lei si abbandonò contro il suo petto, ancora piangendo, cominciò a baciarle i capelli, e poi il viso, e la bocca, e capì che non avrebbe voluto più fermarsi, capì che il suo desiderio stava diventando troppo intenso, capì che non poteva più mentire a se stesso. Si stava innamorando di lei.
Ma ancora nonostante tutto pensava di poter tenere sotto controllo quella strana cosa pericolosa. Dopotutto, pensava, se uno veramente non vuole può anche decidere di non innamorarsi, quando un amore farebbe male a troppe persone. No, appena fosse stato lontano da lei l’avrebbe dimenticata. Non poteva lasciare che lei diventasse più importante di tutto quello in cui aveva sempre creduto, della sua famiglia, dei suoi bambini.
Quando Matteo ripartì per tornare a casa, fu Stéphanie ad accompagnarlo. In quegli ultimi giorni gli era sembrata più lontana, e aveva pensato che forse quell’attimo di smarrimento era dovuto solo al dolore, e che in seguito lei se ne doveva essere pentita e doveva aver deciso di non dargli false speranze.
Aveva cercato di scacciare quel doloroso senso di nostalgia che questo gli dava, molto più che delusione. Si era ripetuto che probabilmente era meglio così, e che era quello che lui stesso voleva, che restasse una parentesi, un bel ricordo da portare con sé e da rispolverare di tanto in tanto con un sorriso.
Si era imposto di pensare al sostanzioso ordine che era riuscito a piazzare. Aveva fatto un ottimo lavoro, e lo sapeva. Non poteva dire che questo non gli desse soddisfazione, certo che ne era soddisfatto però… però quando era partito fare un buon lavoro era tutto ciò che era importante per lui, e adesso non era più così.
– Senti, Matteo, voglio dirti una cosa. – disse Stéphanie, mentre alla stazione aspettava insieme a lui che arrivasse il treno per Genova.
– A parte il mio lavoro in ditta, io per hobby scrivo articoli per una rivista, ed è un po’ di tempo che mi chiedono se non avrei voglia di fare una serie sugli aspetti meno conosciuti delle bellezze italiane. Io non sono mai stata in Italia, e sarei molto felice di vederla… specialmente adesso. Se a te facesse piacere, io sarei molto contenta di avere quest’occasione per non perderci di vista, diciamo.
Matteo rimase un momento senza parole. Dopo quei giorni in cui era stata quasi fredda, adesso Stéphanie se ne usciva con quella proposta che… beh, anche volendo essere cauti, non poteva essersi sbagliato così tanto. Stéphanie provava per lui qualcosa di simile a quello che lui sentiva per lei.
– Non so cosa dire, Stéphanie. Ormai credo che tu lo abbia capito che mi piaci… molto. Ma sono sposato, ho due figli e vorrei tanto non far soffrire nessuno. Io… credo che potremmo anche innamorarci, e sarebbe terribile.
Le parole adesso gli venivano così, dritte dal cuore, e ad ascoltarsi i capelli gli si drizzavano sulla testa. Ma che cosa stava dicendo? Non era più lui. Stéphanie adesso lo guardava così, e lui non capiva più niente…
– Spero che non cambierai idea. Spero che verrai davvero, Stéphanie. Ma io… – avrebbe voluto dire “io non devo innamorarmi di te, e neanche tu devi innamorarti di me”. Era questo che aveva pensato, ma invece di dirlo, la baciò di nuovo.
– Finirai per perdere il treno. – gli disse lei con un sorriso, riemergendo infine da diversi minuti di una sorta di annegamento nel tempo e nello spazio.
– Sì, certo. Credo che sia quello che voglio – disse lui, ancora in quello stato di stordimento. – E va bene, devo andare, però tu non scrivermi, io devo dimenticarmi di te. Però vieni in Italia, vieni a trovarmi, spero tanto che tu venga.
Stéphanie scoppiò in un’allegra risata, e anche Matteo si mise a ridere, rendendosi conto di quanto si sentiva goffo e timido e confuso, e per la prima volta in vita sua, perdonandosi per questo.

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7 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV Capitolo I – I (continua)

  1. Uhm! avevo visto giusto nella puntata precedente. Matteo ha preso una brutta sbandata. Chissà, ma dubito, se riuscirà a rimettere in carreggiata la sua vita. Mi sa proprio di no.
    Ottime le due puntate fantasma.
    Aspetto gli sviluppi.

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