Il bruco (wherever you are)

It’s hard when you read an article saying bad things about you. It is as if someone is sticking a knife on your heart. But I am the harshest critic of my work. It’s like having this interior voice which disapproves me all the time. But sometimes it is that voice which admits that I did something right.

Certe mattine nascono difficili. Sono quelle in cui devi essere più presente a te stesso, mettere l’imbottitura nella giacca per far sembrare le spalle più forti e crederci anche tu, che hai fatto e stai facendo tutto quello che si poteva fare e l’hai fatto bene. E’ allora, proprio quando mi serve di più, che la mia bocca comincia a tremare per il bisogno di parole. E le parole arrivano. A volte fanno malissimo, non perché siano dure, ma perché le emozioni sono di un’intensità tale da stordire. E’ come avere un intero cespuglio di rose che cresce direttamente nello stomaco, e i fiori li vedi, ci sono, ma sono inscindibili dalle spine, non puoi avere l’uno senza l’altro. Tutto il mio corpo comincia a protendersi, a sporgersi, a snodarsi come ci fosse qualcosa all’interno, che si contorce e si divincola, si tende e poi si contrae, forse un bruco che si dibatte, ancora non sapendo quello che gli capiterà, se diventerà farfalla oppure no. E’ doloroso e bellissimo, come assistere a una metamorfosi e viverla al tempo stesso, uno spasmo che ti ferisce e ti guarisce insieme. Se le parole non sono quelle giuste, o comunque ne servono altre, l’irrequietezza non passa. Si attenua forse, poi torna poco dopo.

Ma quella voce, per quanti anni mi è stata dentro, criticando e disapprovando, capacissima di trovare quello che non andava bene, molto meno di valorizzare le cose buone. Fino a quando… fino a quando ho sostituito quello stridio gutturale e roco con qualcosa che mi servisse di più. E lo avresti mai detto, proprio tu che eri il critico più duro con te stesso… ma mica potevi non saperlo, che quella tua fonte inesauribile di incanto prestava e presta agli altri il suono con cui cullavano e cullano il loro dolore, si accudiscono da sé, acquietano la loro agitazione con la musica del tuo affettuoso raccontare. Come oggi faccio io, prendendo a prestito quel timbro tenero e profondo per parlare con me stessa. Qualche volta riesco persino a tradurlo sulla carta, o magari sulla tastiera, quel suono luminoso, e così spesso denso di allegria, che fosse nascosta o più esplicita.

E pensare che dicevi, del paradiso e dell’inferno, I don’t think I would be an example in either places. Mi viene quasi da ridere. O da piangere. O entrambe le cose. Ma forse avevi ragione dopotutto, come quasi sempre, del resto. Non sul fatto che non saresti un modello di riferimento né in un luogo, né nell’altro. Ma è che lo sei sempre stato per tantissimi, soprattutto qui, per il semplice motivo che non hai mai pensato di esserlo. E immagino che se ci fosse una qualche forma di afterlife, questo varrebbe anche lì…

Wherever you are, it’s where I want to be.

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15 Pensieri su &Idquo;Il bruco (wherever you are)

  1. Wow… stupenderrimo! L’immagine del cespuglio di rose è originalissima (come tutto quello che scrivi, del resto, non sei mai banale) e toccante, oltre che appropriata in ogni sfumatura la si voglia cogliere, come una rosa! Ti adoro quando esci fuori così, come un pupazzo a molla, dai tuoi scritti, e fai saltare chi ti legge dalla sedia! Stupenda anche la citazione… odio doverlo dire, ma man mano che conosco Lui (ormai possiamo evitare di dire il nome, no?) attraverso te, quasi (ho detto QUASI non cominciare a gongolare!) quasi cambio idea… QUASI… 😉

  2. Penso tu le abbia trovate oggi, grazie alla voce interna che tiene il bandolo dei tuoi pensieri e ne fa ricami così delicati, ma soprattutto grazie al tuo essere una persona di tale sensibilità da rendere le tue parole immense.

    • Sei un tesoro come sempre… la cosa più buffa è questa sensazione sulle labbra, così particolare. Davvero, sai, quando la sento so che devo cominciare a scrivere, e scrivere di emozioni (perché non mi succede quando posto le rubriche, per dire) 😀
      Quando le labbra fremono, poi subito dopo comincia tutta quella agitazione che mi prende dentro, ma parte da lì, proprio come un desiderio di parole, parole per esprimere un certo tipo di pensieri, diciamo. :*

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