UN LEONE A COLAZIONE 13 – Storie intorno all’adozione

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Ecco, parliamo di scuola. Campo minato quant’altri mai… Perché dicevo nella scorsa puntata della rubrica, che qualche volta (o forse anche spesso) vi sentirete dire che la scuola è “l’ultimo dei problemi” per un bambino adottato, e quindi per i suoi genitori.

Per la nostra esperienza personale, io vi direi che in un senso questo è vero, in un altro invece non lo è per niente.

Partirò dalla nostra storia (anche se è anche abbastanza particolare) ma se poi l’argomento vi interessa, potremo sviscerarlo ancora nelle prossime puntate con articoli e altri spunti.

Dicevo che la nostra storia è un po’ particolare perché come molti di voi sanno, i nostri figli sono arrivati piuttosto grandi, il maggiore aveva all’epoca undici anni e mezzo e il più piccolo stava per compierne sette.

Già prima di andarli a prendere, quindi, avevamo preso contatti con la scuola di quartiere, ma nella nostra inesperienza abbiamo fatto parecchi errori, anche se, per fortuna, nessuno irrimediabile.

In primo luogo, ci siamo limitati a parlare con la dirigente del distretto che comprendeva le scuole più vicine a noi. Il consiglio è di contattare più scuole (non troppo lontane, certo), perché alcune sono più attente di altre. Per dirne una, quando i ragazzi sono effettivamente entrati a scuola, abbiamo scoperto che la dirigente didattica non aveva neanche parlato con le maestre del piccolo, le quali non sapevano nulla del “nuovo ingresso”. E negli anni, si è visto che questo poteva in effetti essere un problemino.

Altro errore, almeno agli occhi di tanti “operatori del settore” (ma personalmente non sono del tutto convinta che sia stato un errore) è stato farli entrare a scuola dopo pochissimo tempo dal nostro arrivo in Italia. All’epoca sembravamo due genitori degeneri: ma come, non li avevamo fatti ambientare prima? Ma la costruzione della famiglia doveva avere la priorità! Ma insomma, poveri bambini… Le maestre ci avevano consigliato di non aspettare troppo e a noi non è sembrata un’idea così sballata. Tutto sommato credo sia andata bene. Il grande avrebbe rischiato altrimenti di trovarsi catapultato direttamente in prima media senza praticamente aver mai neanche saputo cosa era la scuola, se non un luogo di tormenti e incubi, mentre il piccolo, essendo stato inserito in prima, sia pure a diversi mesi dall’inizio dell’anno, ha potuto avere un percorso abbastanza regolare.

In realtà probabilmente avremmo potuto lottare perché soprattutto il maggiore fosse inserito in quarta (invece che in quinta), ma allora non lo sapevamo e tutto è molto nebuloso. Dei nostri amici che avevano adottato un figlio di età praticamente identica al nostro lo avevano inserito addirittura in terza, ma in un’altra città, da noi… mah! Bisogna documentarsi molto bene senza fidarsi neanche di quello che dicono le persone che “dovrebbero saperne”, come i dirigenti scolastici, appunto.

E comunque la situazione era questa: i nostri due pargoli erano abituati a starsene per conto loro praticamente almeno sedici ore al giorno, e quando vedevano gli adulti di solito non era il momento più felice della giornata. A un tratto dovevano starsene ventiquattr’ore su ventiquattro con due che “gli avevano detto” che da quel momento sarebbero stati i loro genitori e loro erano più che contenti, intendiamoci, ma non erano per niente abituati. E i primi tempi non sono stati facili. Poi avevano anche bisogno di stare coi loro coetanei, cominciare a capire cosa significava un normale rapporto di amicizia e “colleganza” scolstica, invitare gli amici a casa a mangiare e studiare e giocare, andare alle feste, giocare. Tutte cose che non vanno prese troppo per scontate.

Alla fine io penso che farsi consigliare sia sempre utile e forse necessario, ascoltare e ascoltare molto, sentire soprattutto i pareri degli esperti (noi siamo stati così fortunati da essere seguiti benissimo, sia dal pubblico che, quando è stato necessario, privatamente). Però alla fine la sensibilità di genitori deve permetterci di prendere le nostre decisioni valutando cosa è meglio per i nostri figli, che non è necessariamente quello che va bene “in assoluto”, anzi. Ma bisogna ascoltare prima di tutto i bambini e a volte “sentire” molto a istinto le loro esigenze.

Per oggi basta ma è un argomento vastissimo, vorrei poi parlare dell'”ansia da prestazione” (nostra di genitori e dei bambini) e di tutte quelle altre cose cui accennavo la volta scorsa, dal rapporto tra scuola e autostima, alla socializzazione, al rapporto voglia di integrarsi/orgoglio della differenza eccetera, eccetera, eccetera… 😀

Suggerimenti e commenti sono sempre più che benvenuti 😀

Alla prossima!

 

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