Qualcosa di me (Dal libro? Forse…)

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Io sono nata la prima volta in un ospedale genovese, verso le dieci del mattino del 2 giugno 1967.
Non saprei dire il giorno né l’ora in cui sono nata per la seconda volta.
Il luogo era pur sempre Genova, ma in un certo senso c’entrava anche l’America e più precisamente il Colorado.
Immaginatevi una ragazzina sui dodici, tredici anni, che viveva di parole (soprattutto scritte) da quando ne aveva quattro. Che aveva imparato a leggere prima che a parlare e che usava i libri per quello che potevano servire a una quasi-adolescente di quell’età: perdersi e ritrovarsi, costruirsi l’idea che al di là di una realtà faticosissima potesse esisterne un’altra, non necessariamente più facile, ma più intimamente “sua”, forse anche più “vera”, voluta e testardamente edificata pezzettino per pezzettino.

C’erano sere di paura, pretese assurde e botte, nella mia realtà di allora. Ho una foto di classe delle medie con occhialoni spessi, ciocche di capelli spioventi, tutte di lunghezza diversa (tagliate così perché anche quello era un mezzo per reprimere la femminilità); forse, a guardar bene, una piccola lucina, ma quasi invisibile, dietro un volto apparentemente spento. Fu allora che uno scombinato alieno entrò come un uragano nella mia vita già confusamente popolata di cowboy e indiani, principi e principesse, navi e pirati, ladri gentiluomini e case nella prateria. Non era verde, l’alieno, e certo non era mostruoso. Neanche bello però (beh, insomma…), né alto. Ma era atterrato a Boulder, in Colorado appunto, dopo aver viaggiato in un uovo, si sedeva a testa in giù, parlava con la sua tuta spaziale, mangiava fiori (questo lo avevo fatto anch’io, a suo tempo…), faceva amicizia con i bruchi, i robot e i vicini di casa scorbutici e indossava maglioni improbabili e bretelle ancora più improbabili. Con tutto ciò, si comportava più umanamente di molti terrestri, era dolce, faceva tenerezza, rifiutava ogni forma di violenza ma sapeva difendersi splendidamente quando era il caso.
Più di tutto, però, faceva ridere. E, cosa di cui mi resi conto molto più tardi, ma che era già importantissima e preziosa allora, non si rideva di lui, ma con lui.

I bambini sanno sempre trovare occasioni per ridere, anche quando sembra impossibile. Basta poco. Avevo i miei fratelli, i film anni ’50, i giochi con mia sorella. Capitava di ridere, qualche volta. Raramente, ma capitava. Mai così, però. C’erano talmente tante cose, in quelle risate, risate di cuore e di tutto il resto, talmente tante cose che non posso dirle tutte adesso. Forse verranno fuori, a poco a poco. Ma una almeno è molto chiara. C’era prima di tutto il sollievo di sapere che non avevo davvero bisogno di un principe o un pirata, e in realtà neanche di un alieno. Mork era uomo, maschio e gentile e divertente. Non erano cose incompatibili.

No, non me ne innamorai. Cioè, non tanto, non del tutto, non subito. Ma… Non sarebbe giusto dire che tutto cominciò allora. Però certo molte cose ricominciarono, allora. In un certo senso, sono rinata più di una volta nel corso della mia vita. Quella è stata la seconda, la più bella, la più importante, la più indimenticabile. Anche se non mi ricordo il giorno e l’ora.

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34 Pensieri su &Idquo;Qualcosa di me (Dal libro? Forse…)

  1. Ciao! Bello il tuo blog. Senti volevo farti una domanda: ma che ti piace Roberto Guglielmo come attore? 😀 Hhahaha sei adorabile! Scusa se rovino un post intimo e a tratti struggente ma ormai lo sai, sono in loop e quando ti sento parlare di RW devo fare il pagliaccio 😀

  2. Io non ho avuto questo tipo di rapporto con lui. Mi ricordo di Morrk certo. L’argomento rinascita è molto interessante e da quello che ho letto qui abbiamo esperienze simili. Ho un rapporto più forte con la lettura che con la televisione. Poi per me il teatro, soprattutto pensare e realizzare scenografie è stato fondamentale.
    Sarebbe bello riuscissi a scriverne in maniera leggera, ironica, vedremo magari.
    Grazie per la bella lettura, a presto.

    • Pochi l’hanno avuto credo 😀specialmente qui in Italia anche se è stato molto amato. Per me è stata, potrei dire,una cotta a prima vista che è diventata scelta consapevole nel tempo. Non sono sicura di aver bene interpretato la parte sull’ironia, cioè se avresti voluto maggiore leggerezza nel mio scritto o se vorresti tu riuscire a parlare di certi argomenti con più leggerezza. In entrambi i casi posso dirti che non è per niente facile e forse per questo ha tanta importanza per me quest’uomo capace di trattare il dolore con ironia e leggerezza ma profonda comprensione ed empatia, mai superficialità… Grazie!

  3. Ora capisco la tua passione per Robin. Posso dire che mi hai commosso? Mi hai commosso! Nessuna bambina di dodici anni dovrebbe essere triste.
    Ricordo anch’io quei telefilm (non avevano ancora inventato la cacofonia “fiction”) e mi piaceva molto Mindy (si capisce no?). Mork l’ho apprezzato tanti anni dopo, quando ho visto la leggenda del re pescatore e mi son detto: questo è un grande attore.
    Ti saluto con un affettuoso nano-nano!

    • Grazie Andrea. Nessun bambino dovrebbe essere triste ma in realtà capita a moltissimi. La mia in fondo è una storia a lieto fine. Mi sono costruita una grande forza e una notevole serenità. E mi sono portata dietro questa bellissima storia d’amore “ideale” che ancora oggi è la mia luce. Avrei tanto, tanto voluto potergli dare anche solo una minuscolissima parte di quello che ho avuto. Certo è che tra i tanti che straparlano di quanto sia meraviglioso il loro pubblico, lui era uno per cui davvero dare qualcosa a chi lo guardava e ascoltava era tutto. Gli Americani, che hanno scoperto che grandissimo attore (e comico, e persona, soprattutto) fosse almeno dieci anni prima di noi, avevano due vantaggi: il primo era la sua voce originale, uno strumento in grado di imitare qualunque cosa (qualunque!): voci, suoni rumori… Il secondo era il fatto che gli piaceva tanto comparire, a volte di sorpresa, in locali dove improvvisava dal vivo. Ne ho vista qualcuna su Internet e capisco perché, dopo appena un anno che Mork e Mindy era in programmazione, lui fosse già una star amatissima…

  4. medico al primo impiego in uno sperduto ospedaletto per bambini tubercolotici mi sedevo sulla panca in mezzo a loro a ridere di Mork. Giuseppe, sordomuto, mi rubava il fonendo dalla tasca e con le olive nelle orecchie rideva più di noi. L’avesse visto Robin sarebbe stato felice.
    ml

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