Jack – Un racconto

Ci ho pensato un po’ se postare questo racconto. E’ nato in una situazione particolare, diciamo. Di getto e in pochi minuti tra l’altro, quindi senza “limature”. Ma è piaciuto, e insomma, ve lo propongo, poi… Più che un racconto si potrebbe forse definire una traccia, ma contiene soprattutto due momenti fondamentali, la nascita e la morte . E tutto il resto in mezzo, nei sì e nei no detti o non detti.

Qualcosa stava cambiando. Se gli avessero chiesto di raccontarlo o anche solo di pensarlo, non avrebbe potuto. Tuttavia, lo percepiva con una chiarezza mai provata prima. Se avesse conosciuto quelle parole, avrebbe potuto dire che era stato fino a quel momento in un luogo morbido, ovattato, ma buio e silenzioso, una specie di limbo, avrebbe potuto chiamarlo così. Senza stare né bene, né male, tutti i suoi bisogni soddisfatti ma nulla che dipendesse da lui.

E adesso, all’improvviso… cosa stava succedendo? Suoni, rumori, una luce accecante… aveva gli occhi chiusi, ma poteva lo stesso accorgersene. Strane figure intorno… Mostri? Sì, forse li avrebbe definiti così, se avesse potuto parlare. Qualcosa lo colpì, gli fece male. Gridò. Poi, un attimo dopo, si trovò nuovamente in un luogo morbido. Non come quello di prima, ma altrettanto piacevole. Di più, forse, perché adesso c’era qualcosa di nuovo. Non aveva mai provato nulla che si avvicinasse a un desiderio, prima. Non aveva mai avuto fame, sete, voglia di guardarsi intorno, di sentire. Tutto gli arrivava senza che si fosse mai neppure sognato di chiederlo. Mentre ora… c’era qualcosa in lui, qualcosa che lo spingeva a voler sapere cosa c’era veramente intorno, da chi venivano quei suoni, se significavano qualcosa oppure no. Aprì gli occhi. Lentamente, molto lentamente, cominciò ad avvertire che quei suoni non erano tutti uguali. Certe voci gli giungevano molto più spesso di altre e lui imparò a distinguerle, ad aspettarle, a desiderarle. Ad associarle ai volti di persone che gli piaceva avere vicino. E si accorse anche che c’era un suono che più degli altri quelle persone usavano. Quando lo guardavano, lo tenevano, gli parlavano. Quel suono era “Jack”. E lui capì che quello era lui. Jack. Era così che lo chiamavano, e imparò ad amare quel nome. Ogni volta che lo chiamavano così, lui rideva e batteva le mani e le altre persone ridevano e battevano le mani con lui. Jack ancora non lo sapeva, ma aveva già detto molti “sì”, in quei primi tempi. Sì alla curiosità, alla voglia di conoscere, ai desideri. Sì ai suoi genitori e al resto della sua famiglia. Sì al suo nome e a tutta la vita che quel nome avrebbe portato con sé.

Passarono gli anni. Vivendo, Jack si rese conto che qualche volta bisogna dire anche no. Forse ne aveva detti più di quanti ricordasse: no, il pesce non mi piace; no, non voglio darti il mio giocattolo; no, non voglio fare i compiti. Ma un giorno si era trovato con un “no” più grande degli altri. Il giorno che i suoi genitori gli avevano detto. “sarai un bravissimo dottore, vedrai”. Perché suo padre era medico, suo nonno era medico, la zia, due cugine. C’era già uno studio pronto ad accoglierlo, quasi senza fatica da parte sua. E lui ricordò quanta fatica aveva fatto per così tante cose, nella sua vita: imparare ad aprire gli occhi e vedere, a parlare e ad ascoltare, a camminare e a studiare. E quanto gli fosse poi piaciuto imparare tutte quelle cose. Si guardò dentro per provare a vedere il sé stesso futuro, medico affermato. E decise che no, non gli sarebbe piaciuto. E lo disse. Un grande no, che costò dolore ai suoi genitori, al nonno e ad altri. Anche un po’ a lui. Ma capì che dire di sì gli avrebbe fatto molto più male.

E poi ci fu Julie. Julie era bella, intelligente, simpatica e il sogno di tutti i suoi compagni di università. Non capì mai fino in fondo perché, quando lei gli fece capire che le piaceva, Jack se la lasciò sfuggire. Forse aveva avuto paura, lei era troppo “tutto”. Forse non era destino. Forse, dopotutto, non gli piaceva abbastanza…

Alla fine i suoi no erano serviti, gli capitava di pensare. Invece di fare medicina aveva fatto lettere. Quando una casa editrice gli aveva proposto di esaminare i libri per loro e valutarli aveva accettato. Pagavano poco ma era un lavoro che amava. Di notte scriveva e a trent’anni ebbe un romanzo pubblicato. Quello era stato un  che non aveva rimpianto. E quando, cinque anni dopo, disse un altro  che gli permise di creare una famiglia con Shirley, sapeva già che non lo avrebbe rimpianto mai. Era morbida e dolce e intelligente e simpatica e gli sembrava più bella ogni giorno che passava.

Tutto questo gli passò per la mente quel pomeriggio, mentre dalla sedia a rotelle guardava dalla finestra tutta quella bellezza e se ne riempiva gli occhi. Il mare, le montagne in distanza, le persone. Ascoltava i suoni e pensava con un sorriso a quando, tanti anni prima, aveva dovuto imparare cosa significa vedere, sentire, desiderare. Aveva detto  alla vita, poteva permettersi di dire sì alla morte. Disimparare i suoni, i colori, le voci, le facce delle persone, la musica, le parole. O forse no. Aveva vissuto, e questo significava che i suoi sì e i suoi no erano quelli giusti. Non era più questione di dire sì o no. Era solo questione di vita. Tutto era vita, anche questo.

Annunci

17 Pensieri su &Idquo;Jack – Un racconto

  1. mi piace il concetto che sta alla base del racconto (negli anni ripetiamo le esperienze dei primissimi tempi di vita. Per dire ricordo lo sguardo di mia figlia, appena aperti gli occhi, uno sguardo famelico più che stupito, come una voglia di conoscere tutto e subito, lo sguardo che ha ancora adesso sul mondo) e il modo di esporlo come un rapido volo che tutto comprende.
    ml

    • Forse il mio concetto non era tanto quello della ripetizione, quanto proprio il desiderio di conoscenza, la curiosità che ci spinge a sperimentare, a imparare e quindi a vivere. C’è anche, sì, una certa idea di ciclicità, ma credo che una delle cose più belle nella vita sia proprio imparare cose nuove e anzi, l’attimo prima, il momento in cui ci viene quella voglia di scoprire e ancora non sappiamo ma abbiamo il desiderio e l’aspettativa. Grazie 🙂
      Ale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...