IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo III – II (continua)

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Gianna aveva una bella casa, luminosa e disordinatissima, ma di quel disordine voluto, molto bohemien: manifesti di film e mostre di pittura alle pareti, cartoline, libri sparsi dappertutto, tappeti colorati, ricordi di viaggio. Elisa l’amava molto, ci si sentiva a suo agio.
Dalla ragazzina timida e sottomessa che era, Gianna era diventata una donna allegra, vivace ed energica. Non si era scelta il suo lavoro, ma aveva preso la situazione da persona pratica, cercando di vederne i lati positivi senza fare un dramma per quello che avrebbe voluto fare e non aveva avuto il coraggio di fare a suo tempo. La sua vita era altrove. Era la sua casa, erano i suoi viaggi, le serate con gli amici, gli uomini, quando c’erano.
I denti troppo distanziati erano l’unica nota stonata nel suo bel viso. Elisa le aveva chiesto una volta, da ragazzine, perché non se li faceva aggiustare, ma Gianna aveva respinto l’idea con veemenza. Non avrebbe mai messo un apparecchio allora, e meno ancora adesso. Si piaceva così com’era, e questo piaceva agli uomini, attratti anche dalla sua simpatia, dal suo calore, dalla sua energia instancabile, dalla sua prorompente fisicità. Era forse quell’aria di chi vive senza troppe preoccupazioni e troppe ansie, che faceva pensare che in fondo le importasse solo di divertirsi.
– E intendiamoci, non è che io non mi voglia divertire – diceva lei. – E’ solo che mi piacerebbe che per una volta un tizio che mi piace particolarmente si accorgesse di non poter fare a meno di me, così che possiamo continuare a divertirci un po’ più a lungo, e non solo per qualche giorno o al massimo qualche mese.
In realtà, benché ci scherzasse sopra, Gianna avrebbe voluto una famiglia. Elisa aveva pensato più di una volta, e glielo aveva anche detto, che forse quel suo desiderio traspariva sempre un po’ troppo e un po’ troppo presto. Sono rari gli uomini che accettano di pensare più in là delle successive ventiquattr’ore, e ancora più rari quelli che riescono a pensarci prima che la relazione sia andata avanti per almeno tre o quattro mesi.
Dato il suo carattere positivo, Gianna faceva buon viso a cattivo gioco e si godeva la sua libertà, però forse era per quel vuoto che sentiva nella sua vita, che non riusciva a capire che cosa mancasse a Elisa. Matteo le era sempre sembrato un uomo molto tenero e molto buono, una di quelle persone che si innamorano poche volte nella vita e tendono ad essere fedeli. Quello che lei faceva così fatica ad ottenere. Avrebbe volentieri accettato un po’ di routine, un calo della passione, un normale assestamento nelle abitudini, pur di avere qualcuno da cui tornare a casa la sera. Delle due era lei, quella apparentemente più libera e spensierata, ad essere in realtà forse più pronta ad accettare compromessi pur di avere una vita di coppia.
Quel ritornello “dopo un po’ l’amore diminuisce e la passione si spegne, è normale” Elisa se lo era sentito ripetere tante di quelle volte da tante persone diverse, che aveva finito per chiedersi se non stava cercando la luna nel pozzo. Ma una parte dentro di lei continuava a protestare. Forse non è vero che esiste il Principe Azzurro, diceva quella voce, ma è ancora vero che i sogni si avverano solo per chi ha il coraggio di arrivare alla fine dell’arcobaleno. Che, insomma, la felicità bisogna non solo andarsela a cercare, ma sapersela costruire.
Quella sera, per andare alla festa di Gianna si era messa un vestito rosso, molto semplice, ma che una volta avrebbe acceso scintille negli occhi di Matteo. Lasciarsi andare alla nostalgia faceva male, ma era un dolore stranamente dolce, una tentazione a cui non sempre riusciva a resistere, perché quando il tempo sembrava un treno in corsa, avrebbe voluto che si fermasse, magari un giorno solo. Un giorno solo tornare ad avere vent’anni, e tutto ancora da decidere, tutto ancora da cominciare. Un giorno solo, perché in fondo Elisa sapeva benissimo che non era stata tanto felice a vent’anni, e che si preferiva così, con i segni delle cose che aveva avuto e delle persone che aveva amato sul viso e nel cuore.
Matteo naturalmente non era venuto, ma questo non le dispiaceva, anzi. Senza marito e senza bambini, sarebbe stata una serata di tutto relax, dedicata a se stessa, a divertirsi, come tornare davvero un po’ indietro nel tempo.
– Mi fa proprio piacere vederti – le disse Gianna quando la vide. – Fino all’ultimo avevo paura che cambiassi di nuovo idea e non ti facessi vedere.
– Ah, però, bella fiducia! Avevo promesso… e poi mi hai incuriosito con quella faccenda della sorpresa. Adesso puoi dirmi di che cosa di tratta?
– Lo vedrai al momento giusto – disse Gianna con aria misteriosa, poi la trascinò in sala per presentarla alle persone che ancora non conosceva.
Aveva messo su un disco di canzoni da discoteca. Elisa non amava molto quel genere, ma almeno ognuno lo poteva ballare come voleva. A lei piaceva ballare ma non era molto brava, e in mezzo a tanta gente che si agitava alla bell’e meglio, poteva vergognarsi un po’ meno.
Qualcuno era già sceso in “pista”. Un certo Giacomo, che aveva conosciuto quella sera, le chiese se voleva ballare. Lei accettò, godendosi per un po’ il fatto di avere di nuovo qualcuno che la corteggiava. L’uomo però si rivelò una delusione. Si vedeva che amava molto parlare dei suoi successi e dei suoi soldi e in generale di se stesso. Inoltre si era fatto l’idea che se lei aveva accettato di ballare, significava che l’aveva praticamente già conquistata. Dapprima lei aveva cercato di respingerlo gentilmente, ma senza successo. Gli aveva anche detto di essere sposata, ma la cosa non sembrava avere in alcun modo scalfito la sua sicurezza. Aveva già deciso che l’avrebbe riaccompagnata lui a casa, e probabilmente aveva anche fatto qualche programma collaterale. Ormai Elisa stava per passare decisamente alla maleducazione, pur di levarselo di torno.
A quel punto, vide entrare in salotto Gianna con un nuovo arrivato. Non aveva potuto vederlo bene in faccia, ma la voce la riconosceva ancora, benché fossero passati un bel po’ di anni, e avesse acquistato un leggero accento inglese. Si alzò, piantando in asso il suo sgradito spasimante senza nessuno scrupolo, e si diresse a salutare l’ospite.
– Andrea! Questa è davvero una bella sorpresa! Quando sei tornato?
– Elisa! E’ una bella sorpresa anche per me. Sono qui da qualche mese, e una decina di giorni fa ho incontrato per caso Gianna. Ci siamo messi a parlare e lei mi ha detto che se volevo venire a casa sua stasera, ci sarebbe stata un po’ di gente e probabilmente anche qualcuno che conoscevo. A dire la verità io ho perso molti contatti e sto facendo una vita un po’ da orso. Ho accettato solo perché non avevo tanta voglia di starmene di nuovo a casa per conto mio, ma adesso sono proprio contento di essere venuto.
Tra le cose piacevoli della casa di Gianna, c’era una bella terrazza, dove lei aveva sistemato diverse sedie e tavolini di vimini e un paio di divanetti. Qualcuno ne aveva già approfittato, e Elisa e Andrea decisero di fare lo stesso. Era una bella serata estiva, dalla terrazza scorreva davanti ai loro occhi il panorama della città e le stelle che si intravedevano nel cielo ancora pallido, ma che andava scurendosi nella sera.
– Gianna mi ha detto che hai sposato Matteo, e so che sei riuscita a realizzare il tuo sogno di fare il giudice. Raccontami un po’, come vanno le cose?
– Bene, direi. Ho due bambini splendidi, e amo molto il mio lavoro, anche se qualche volta mi lascio coinvolgere troppo, Gianna lo sa bene…
Anche Andrea lo sapeva bene. Aveva pensato qualche volta a Elisa, al suo senso di giustizia, al suo entusiasmo, al modo in cui viveva sempre tutto fino in fondo. Qualche volta, anni prima si era spinto a chiedersi come sarebbe stata la sua vita se si fosse reso conto prima che lei gli piaceva più di quanto volesse ammettere. Poi, naturalmente, non ci aveva più pensato, almeno fino a questa sera. Sembrava che lo avesse conservato, quell’entusiasmo di chi vede e ascolta tutto con occhi stupiti, riscoprendo ogni volta la bellezza delle piccole cose, ma con la capacità di indignarsi di chi non è mai venuto a patti con l’ingiustizia del mondo, e si ostina a cercare la verità, la giustizia, e un briciolo di umanità anche dove meno ci si può aspettare di trovarla.
– E Matteo, come sta? E’ tanto che non lo vedo. –
– Sta bene, non è cambiato molto – sorrise, un sorriso inaspettatamente sbarazzino. Da dentro arrivava un profumo di focacce e torte e lui fu sul punto di proporre “vado a prendere qualcosa da sgranocchiare anche per te?”, e invece istintivamente le chiese:
– Sei felice? – Una domanda indiscreta, e probabilmente stupida.
– Siamo stati molto felici – disse Elisa. Solo un attimo dopo si accorse che questo implicava ammettere che non lo erano più. – Dicono che l’amore non dura… forse è così. – Sorrise. Il tono era leggero, ma una certa amarezza traspariva suo malgrado. D’altra parte, perché non avrebbe dovuto parlare sinceramente, le era sempre stato stranamente facile con Andrea, persino quando credeva di essere innamorata di lui.
Era un po’ cambiato però. Cominciava a perdere i capelli, aveva due solchi piuttosto profondi in corrispondenza del sorriso e benché fosse sempre in forma, non aveva l’elasticità di un tempo. Naturalmente si rendeva conto che era sempre attraente, a modo suo. Ma c’era anche un’altra cosa. Non trovava più quella sfrontatezza, quel modo spavaldo di affrontare il mondo che aveva avuto a diciannove anni e che allora lei aveva trovato irresistibile. “E meno male”, rimbeccò la voce di una parte di lei, quella, per così dire, più borghese e prudente. E sempre la stessa voce continuò acidamente: “Dovevi svegliarti dal sogno, prima o poi. Quel tempo è morto, quell’età è passata, è storia vecchia, di quello che esisteva allora non c’è rimasto più niente”. Lei scacciò quella voce nei reconditi della sua mente con un gesto di fastidio, come fosse stata una mosca importuna.
Si chiese se anche lui avrebbe notato i segni del tempo. se agli occhi di un uomo che non la vedeva da più di quindici anni sarebbe parsa anche lei così diversa. Ma anche quell’accenno di vanità la irritò. Era da tanto che non dava più a nessun altro il potere di decidere se doveva piacersi oppure no. Per non pensarci, riprese a parlare.
– Sai come succede, si chiede tutto all’amore tranne quello che ti può dare. Io credevo che tenerezza e devozione fossero tutto quello di cui avevo bisogno e Matteo… lo sai com’è Matteo, no? – Sorrise ancora. – Lui pensava che sarei stata una buona ragazza tranquilla, una brava mamma per i suoi bambini, dedita a lui e alla casa… una moglie come la tua, insomma.
– La mia! – Andrea ritornò con la mente a quella piccola casa londinese, riempita dalle urla disperate di una donna fragile fino a rasentare la pazzia. Per quanto tempo aveva lasciato che lei lo tenesse legato con il rimorso, il senso di colpa, il dubbio di avere davvero, in qualche modo, impedito con un suo errore che il suo bambino vivesse? Per quanto tempo aveva voluto continuare a credere di esserle indispensabile? Nel fare a Elisa il suo racconto scarno, sdrammatizzato, si rese conto che anche lui aveva cercato qualcosa che non c’era, se non nella sua testa. “Comunque adesso sono a casa”, disse lui, e capì che era vero. Londra se la era infine lasciata definitivamente alle spalle. “Posso riaccompagnarti?” Quella semplice domanda gli fece tornare in mente il giorno che l’aveva conosciuta, il se stesso ragazzo che d’improvviso gli parve di avere in qualche modo sottratto alla morte.

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3 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo III – II (continua)

  1. Andrea e Elisa sono naufraghi in cerca di una scialuppa per tornare a riva.
    Intuisco che come Matteo sta pensando a Stephanie, Elisa faccia un pensiero su Andrea. Funzionerà per entrambi?
    Per il momento godiamoci questa stupenda puntata e la sfera di cristallo la lasciamo da parte.

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