IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo III – II (continua)

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Percorsero a piedi i vicoli dietro la Maddalena, dove abitava Gianna. Far entrare una macchina lì era fuori questione. “Ma vivi lì? Che coraggio”. Era una reazione normale, quando i suoi conoscenti scoprivano dove si trovava casa sua. Per molti “i vicoli” erano ancora un luogo off limits, zona di scippi, di risse, dove ci si trovava in mezzo a drogati, alcolizzati, prostitute, e di recente ai temutissimi “stranieri”. Un ragazzo nordafricano si avvicinò, persino a quell’ora della notte sperava di vendere qualcosa. Andrea le prese un piccolo braccialetto, non solo per compassione. Era grazioso. Glielo infilò al polso, pensando che era una delle poche cose che un vecchio amico potesse permettersi di regalarle senza far pensare a secondi fini. “Diciamo un regalo di benritrovata”, disse. Il sorriso era tornato, in quel momento, quello di sempre. “C’è pieno di quella gente”, disse un signore di mezza età, rivolgendosi a lei e ad Andrea con stizza, forse irritato dall’acquisto, forse soltanto dalla fugace presenza del “forestiero”.
Andrea lo guardò con curiosità.
– Quale gente?
– Quelli lì, gli stranieri, i vu cumpra’. Non si può più girare la sera per queste strade, e anche di giorno, ti ritrovi sempre in mezzo a quelli dei loro. Io non sono razzista, ma quelli non li sopporto.
– No, certo, ha perfettamente ragione. Quanto a me, incendierei tutte le case dove abitano, camminerei sulle macerie fumanti, e organizzerei un bel pogrom per i sopravvissuti. No, non è razzismo, questo, dobbiamo difenderci dagli invasori, no? E non parliamo di questi rifugiati politici che sono i peggiori di tutti. Rompiscatole che parlano di politica e si oppongono alle dittature. Ma dopotutto delle guerre e delle dittature degli altri che ci frega a noi?
L’uomo lo guardò e sembrava un po’ disorientato. Forse neanche lui sarebbe andato così in là. Guardandolo si accorse della luce beffarda nei suoi occhi e si infuriò.
– Sì, sì, faccia pure lo spiritoso. – Questi vengono qui, spacciano, picchiano le mogli, e chissà quante ne hanno perché ne hanno anche più di una sa? Pretendono di fare il bello e il cattivo tempo ma qui non è il paese di Bengodi e non c’è posto per tutti. Ma se a lei sta bene così se li porti pure tutti a casa sua.
– Spacciano? Picchiano le mogli? Non quelli che conosco io, devo dire. Le sue frequentazioni sono quanto meno dubbie, se posso permettermi – osservò Andrea, alzando un sopracciglio.
L’altro aprì la bocca per dire qualcosa, ma la richiuse, alzò le spalle e si allontanò borbottando.
Elisa aveva già visto Andrea nascondere a volte una passione, una forte indignazione o una collera molto intensa sotto quel velo glaciale, quell’ironia caustica che raschiava via la pelle, che gli permetteva di restare apparentemente imperturbabile, lasciando tutta la rabbia agli altri. Non erano tanto le parole, era la voce, lo sguardo, il modo in cui non solo i suoi occhi, ma tutto il suo corpo cambiava.
Non credeva che avesse scalfito le radicate convinzioni di quell’uomo, ma doveva aver scosso il suo amor proprio. Lei si sarebbe scaldata, infiammata, avrebbe finito per insultarlo, senza riuscire a dirgli neanche metà delle cose che avrebbe voluto. Era stato Fabrizio ad insegnarle il valore dell’indignazione, l’avversione contro qualunque forma di indifferenza, qualunquismo e ipocrisia, ma doveva aver sbagliato le dosi. Lei in quelle situazioni diventava come un toro nell’arena, un vulcano in eruzione. Non aveva un carattere conciliante, Elisa, e lo sapeva. Fabrizio le diceva, quando le tue convinzioni sono troppo forti, è molto facile pensare di avere la verità in mano, e dal credere di avere la verità in mano al fare una guerra di religione non ci passa poi tanta strada.
La sua umanità gli dava una pazienza praticamente illimitata, pazienza che lei invece non aveva quasi per niente. Era Cristina quella paziente, ma a lei cambiare il mondo non era mai interessato.
Chissà come ci riusciva Fabrizio, ad essere così fiero, e libero, e fermo nelle sue idee, ad accalorarsi senza mai bruciare nessuno, a smontare argomenti pezzo per pezzo senza mai ferire? Forse lei avrebbe imparato con l’età, ma da quando lo conosceva, Fabrizio era sempre stato così. Non gli aveva mai visto neanche usare quell’ironia implacabile e spietata, neanche quella sarebbe stata nel suo carattere. Andrea aveva mantenuto con quell’uomo una calma gelida, e senza parere gli aveva lanciato dei siluri, di cui forse quello si sarebbe accorto tra qualche ora, a mente fredda. Sperava che non avrebbe mai usato quel tono e quella freddezza contro di lei, perché sapeva che avrebbe potuto ferirla in profondità. Era impressionante, proprio perché di solito lui era così gentile, e la sua ironia appena un po’ pungente ma piacevole. Ma in quei momenti, glielo aveva già detto una volta, diventava un’arma impropria.

Quando Elisa tornò a casa era molto tardi, e fu sorpresa di vedere la luce nella loro camera ancora accesa. Andò in cucina, avrebbe voluto restare ancora un momento da sola, ripensare a quella serata così particolare e alle cose che aveva detto ad Andrea, quasi senza volerlo, sul suo matrimonio e su Matteo. Ma Matteo la raggiunse dopo pochi minuti, i capelli arruffati, la vestaglia semiaperta, gli occhi di chi ha cercato a lungo di prendere sonno, senza riuscirci.
– Come mai non dormi? – Gli chiese con dolcezza.
– Non lo so. Stavo lì e mi rigiravo e continuavo a pensare a mille cose, a noi, al lavoro… Tu ti sei divertita?
– Molto – disse lei. Da tempo aveva imparato che sentirsi in colpa per le cose buone non serviva a sollevare la malinconia degli altri. – Sai chi ho incontrato? Non indovineresti mai. Andrea! – Gli occhi di Matteo presero una strana espressione, e Elisa si interruppe, confusa. Gli aveva raccontato dell’incontro senza nessuna malizia, quell’incontro non aveva riacceso nessuna antica fiamma di passione e comunque Matteo non poteva certo essere geloso. In realtà era stata certa che gli avrebbe fatto piacere avere l’occasione di rivedere il suo migliore amico.
Ma una ruga di tensione gli si era disegnata sulla fronte, sembrava profondamente, oscuramente preoccupato.
Matteo non era geloso. Pensava a Stéphanie, e sognava di fuggire dalla Famiglia, dall’Onore, dalle Convenzioni, dal se stesso serio e compunto che non gli piaceva più. Era certo che Elisa gli avesse parlato di Andrea in tutta innocenza, gli faceva quasi rabbia, Elisa così stupidamente fedele, così chiusa nella sua vita sempre uguale… ma aveva passato troppi anni a immaginare di perderla, a chiedersi che cosa c’era stato tra lei e Andrea, e che cosa realmente provava per lui, troppi per smettere adesso. Ed era sicuro che se Elisa si fosse un giorno innamorata di un altro, non avrebbe avuto le sue stesse esitazioni, sarebbe volata via come un canarino dalla finestra, lasciandolo inchiodato a quel suo senso di colpa che lo tiranneggiava spietatamente.
Un tempo avrebbe voluto chiederle come ci riusciva, come riusciva a far sentire goffi e inadeguati tutti quelli che le stavano vicino, ma aveva capito che non era lei, era lui che continuava a sentirsi goffo e inadeguato, il ragazzino timido che non riusciva mai a usare le parole giuste, che si incantava a guardarla e gli si ingarbugliavano i pensieri. Ma lei in qualche modo riusciva a mettere gli altri di fronte alle cose che non avrebbero voluto sapere di se stessi. La sincerità va bene finché non ci riguarda troppo da vicino. Ecco, era la sua sincerità che lo spaventava, la pacata franchezza con cui trattava ogni cosa, comprese le emozioni. E se lei lo avesse messo di fronte alla fine del loro amore, senza più possibilità di appello, lui per non esserne stato capace avrebbe sentito, ancora una volta, la propria goffa inadeguatezza, e non avrebbe mai imparato a volare.

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2 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo III – II (continua)

  1. Un capitolo intermedio, dove si dice e non si dice nulla. Andrea è sempre il solito, come scopre Elisa. Matteo pensa a Stephanie senza trovare il coraggio di tagliare col passato, mentre Elisa è sempre se stessa. Razionale e metodica, sincera e fedele.
    Aspettiamo le prossime puntate e i relativi fuochi d’artificio.

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