37. What Dreams May Come (Al di là dei sogni)

vlcsnap-2014-09-29-14h58m18s193

Questo film significa moltissimo per me e spero di trovare le parole giuste per parlarne. Per quanto ce ne siano alcuni che forse trovo più belli, non ce n’è un altro a cui tengo di più che a questo.
E’ una storia di sofferenza indicibile e di speranza, una storia di fede profonda nell’amore, nella memoria e nella capacità di desiderare e immaginare.
I colori vi prenderanno e vi porteranno via con sé, lasciate che vi facciano strada, lasciatevi immergere senza pensare a null’altro che non siano questi riflessi di luce. Lasciate che gli sguardi vi scavino nel cuore e nella mente facendosi messaggeri di tutto quello che c’è da dire.
Se ognuno potesse avere la sua personale visione di cosa è un capolavoro, forse io direi che è ciò che ti fa sentire le emozioni con la stessa, identica forza e intensità con cui le vivi nella vita “reale”. Allora, e soltanto allora, potrei dire che questo, per me, è un capolavoro.
Il film inizia con molte risate, non nel senso che sia divertente, ma nel senso proprio che noi vediamo ridere Annie (Annabella Sciorra), quando incontra Chris (Robin Williams), vediamo ridere entrambi, il giorno del loro matrimonio, vediamo tutta la famiglia ridere sotto il getto dell’acqua. Le risate sono parte della loro felicità e parte della tragedia. Perché Annie e Chris perdono entrambi i figli in un incidente d’auto, e quattro anni dopo, anche Chris muore, nel tentativo di soccorrere un altro automobilista in uno di quegli spaventosi tamponamenti a catena.
Chris si ritrova in un paradiso che è il suo mondo, il mondo fatto dai quadri che Annie dipingeva, ma con ciò che la sua stessa immaginazione aggiunge. E chi è con lui può a sua volta partecipare a costruire quell’universo che esiste in quanto viene creato, disegnato, pensato e desiderato e ricordato. C’è molta storia della pittura, dentro.
Là Chris incontra Albert (Cuba Gooding Jr.), il suo antico mentore (in vita Chris era un pediatra) e a poco a poco scende a patti con l’idea di essere morto e tuttavia di non essere scomparso, di “esistere”, comunque, sia pure in forma diversa. Rivede il suo cane, i suoi figli, avrebbe tutto per essere felice, tuttavia il pensiero di Annie non lo abbandona.
Nel frattempo, in casa sua sulla terra, per Annie il silenzio si sostituisce alle risate, e noi sappiamo bene come il senso di colpa si appropri della mente di chi resta, per aver preso una certa decisione di cui era del tutto impossibile prevedere le conseguenze, per non essere stato lì, per il solo fatto, forse, di essere ancora in vita.
E’ quello che accade a Annie, che, presa dalla disperazione, si uccide. E finisce in una sorta di inferno che è anch’esso un luogo dell’immaginazione, il luogo di chi non ricorda, di chi non sa di essere morto, di chi non riesce a uscire dal proprio stato di rifiuto di qualunque cosa che non sia la propria angoscia. Sarebbe comunque un “luogo senza ritorno”, niente giudizi o condanne, ma nessuna possibilità di redenzione. Se non fosse che Chris è Chris. Ha la determinazione di un qualunque guerriero solitario contro il mondo, solo che non combatte, se non contro il dolore e la solitudine, propri e degli altri.
E’ uno dei primissimi film, forse il primo, che ho visto dopo la morte di Robin Williams, ed è stata una scelta dell’istinto contro la ragione. Avrebbe potuto farmi stare malissimo, invece è una delle cose che mi hanno aiutata ad uscire dalle sabbie mobili in cui mi dibattevo in quel periodo. Persino adesso, che l’ho appena rivisto, ho voglia di rivederlo un’altra volta.

Nelle interviste rilasciate in occasione di questo film, Robin ha parlato della sua meravigliosa idea di paradiso, che mi piacerebbe immensamente si fosse avverata, e però diceva anche quanto fosse felice della vita che aveva, di quanto gli fosse difficile immaginare l’aldilà perché tutto sommato “questa vita è così straordinaria. Ci sto proprio bene. Questo per me è davvero qualcosa di molto vicino al Paradiso” [da un’intervista originariamente pubblicata dalla CNN, scritta da Dennis Michael). Ha raccontato del suo amore profondo per la moglie Marsha. Ha anche detto che comunque capiva bene la scelta del suicidio in alcuni casi, come una malattia irreversibile, anche perché qui il dolore non riguarda solo chi lo vive in prima persona ma anche “chi gli sta accanto ed è costretto a vederlo soffrire.”

Dirò anche una cosa, ancora più a titolo personale ovviamente. Credo di non aver mai visto Robin Williams bello come in questo film. E sì che mi piace sempre.

Chris Nielsen: [delivering a eulogy for Ian] There’s a man Ian never got to know: the man he was growing up to be. He’s a good looking clear-eyed young fellow, about 25. I can see him. He’s the type of guy that men want to be around, because he has integrity, you know? He has character. You can’t fake that. And he’s a guy women want to be around too, because there’s a tenderness in him. Respect, and loyalty, and courage, and women respond to that. Makes him a terrific husband, this guy. I see him as a father. That’s where he really shines. I see him when he looks into his kid’s eyes. That kid knows that his dad really, really sees him. He sees who he is.

Chris Nielsen: [to Ian] If I was going through fucking HELL, I’d only want one person in the whole goddamn world by my side.

Annunci

11 Pensieri su &Idquo;37. What Dreams May Come (Al di là dei sogni)

  1. Hai ragione su tutto e lo hai descritto molto bene…per quanto mi riguarda però ci sono alcuni momenti del film che per me risultano veramente troppo dolorosi…questo infermo di Anni senza speranza, questa casa abbandonata contenuta nella cupola capovolta della chiesa…questo essere uguali nell’aspetto ma irriconoscibili nei sentimenti…anche adesso che ne scrivo sono letteralmente scosso dai brividi…

    • E’ la sua forza…. Hai ragione, è un momento di grande sofferenza e la si vive dentro profondamente. E’ proprio quello che dicevo parlando di “stessa intensità delle emozioni” rispetto alla vita. Questo dolore ognuno di noi conosce il male che fa e quanto sia difficile uscire dalle proprie chiusure, dal proprio isolamento. Però il film ci dice anche che per quanto possa sembrare quasi impossibile, se non ci si arrende se ne esce. E’ come nelle fiabe, quelle originali. Devi passare attraverso gli inferi, uccidere mostri, magari anche morire per poter rinascere. Ogni fiaba che si rispetti racconta la lotta acerrima che dobbiamo condurre per poter fare la nostra vita, ma ci dà qualche strumento per poterla affrontare e per diventare davvero noi stessi. Nel puzzle che mi compone, questo film è una delle tessere importanti.
      Grazie…

  2. Pingback: L’elenco promesso – II parte | intempestivoviandante's Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...