Always

Se mai tu potessi sentirmi, forse ricorderesti di quando dicevo che se dovessi attraversare una qualche forma di inferno, con te – e per te – sentirei di potercela fare. Cose che si dicono in momenti di forte emozione. E vedi tu, conosco quasi a memoria tanto di ciò che ti riguarda eppure, come già altre volte, mi capita di citare qualcosa che ti appartiene anche quando non me ne accorgo. Non credere, appartiene anche a me, nel profondo, l’ho pensato e detto e scritto con tutto il cuore.
Ma forse non ci si aspetta di essere davvero chiamati a rendere conto di questi pensieri, per trasformarli in azioni. Forse, ecco, in un piccolo angolo di me, pensavo, magari, semmai, chissà, un giorno o l’altro, al di là dei sogni…
Sono sempre stata piuttosto lontana da qualsiasi visione finalistica dell’esistenza. Non solo, mi sono chiesta a volte se il forsennato bisogno di trovare un senso non sia una delle possibili cause della nostra difficoltà a vivere sul serio e ad accorgerci della bellezza del fatto, semplicemente, di esserci, casuale o no che sia, resa se possibile ancora più intensa, e non di meno, dal suo essere, presumibilmente, temporanea.
Se invece fosse vero che ogni nostra esperienza serve a condurci verso un qualche scopo predefinito, magari lo scopo stesso della nostra vita, potrei pensare che le mie esperienze, dalle più antiche a quelle che vivo in questo momento, mi stiano portando a questo: dimostrare che quell’amore di cui idealmente mi credevo capace quando lo immaginavo nei miei sogni romantici, io lo so dare anche quando diventa concreto, quotidiano, fatto di piccole e grandi sconfitte (ma anche di piccole e grandi vittorie), di gioie infinite e di sofferenze altrettanto profonde. Quando si tratta, insomma, di essere in tutto e per tutto “insieme” a qualcuno, di “vederlo”, soprattutto, con tutto ciò che questo significa. Anche quando sembra precisamente di trovarsi in una forma – forse attenuata, sì, ma neanche troppo – di inferno. Momentaneo, è vero, questo sì. Ma tu sai che è dura in certi momenti, davvero molto dura.
E sai cosa ti dico? Che ho imparato che l’amore vero fa stare bene e questo è vero, ma non è tutto qui. Certo, l’idea che più soffri per una persona, più significa che la ami, è una emerita stronzata e so che tu, più di chiunque altro, mi perdoneresti il francesismo. Anche se forse, su questo, non saresti del tutto d’accordo. Però aspetta, ascolta. Quello che voglio dire è che c’è un confine, e non tanto sottile, tra un assurdo, eccessivo spirito di sacrificio, sconfinante nel masochismo, per qualcosa che non è affatto amore ma soddisfacimento di un bisogno di farsi del male, e un amore per qualcuno che ti rende realmente molto più felice di come staresti senza di lui (o lei), per cui riesci anche ad affrontare una enorme sofferenza, che resta pur sempre meno dura di quanto sarebbe perderlo.
E tu sai che in questo caso non sto parlando di te.
Ma sai anche che sei davvero qui ad accompagnarmi. Che non ce la farei senza la forza del sangue che mi scorre nelle vene a un ritmo accelerato a causa tua, e ti vedo come se io fossi un albero e tu la pioggia che mi porta conforto, e ti sento come se la tua fosse la musica del mare, che sovrasta ogni possibile frastuono di pericoli e battaglie e fatiche.
E insomma, in certi momenti mi sembra proprio di essere messa alla prova dei fatti sui miei pensieri, così come li avevo centellinati ripetutamente nelle notti in cui fantasticavo e mi sentivo in grado di muovere i cieli e la terra e tutti i mondi dell’universo, per amore. Vorrei ricordarmelo questo, sempre. Perché è da qui, sempre da qui, che passa la strada. E al diavolo la razionalità. Se tu mi sentissi… I’m thinking of you. I will keep thinking of you. I always will.

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33 Pensieri su &Idquo;Always

  1. Emozione.
    Questo tuo scritto – di rara bellezza – è uno di quegli scritti che parlano d’amore dalla pancia, dal di dentro. Intenso e analitico al tempo stesso. Ritrovarcisi e essere d’accordo fa venire i brividi, brividi dati da parole che rendono perfettamente un sentimento, uno stato d’animo, il senso e come dovrebbe essere. L’impegno, la magia, la poesia, mantenuti, riaccesi. Il sentimento travolgente e vitale che dovrebbe vincere ogni battaglia, perché nessuno si salva da solo…
    Mi hai fatto tornare in mente questo stralcio di “Nessuno si salva da solo” della Mazzantini:
    “E la sera dei miracoli fai attenzione qualcuno nei vicoli di Roma con la bocca fa a pezzi una canzone.
    E non potrebbe importartene di meno: che la distruggesse pure quella canzone. E tutte quelle che vuole. E’ vita nulla di più ecco cos’è. Sfacciata sfasciata spolpata isterica violenta erotica. Che cambia. Vita vissuta perché tutti ce lo siamo chiesti come sarebbe andata se invece di girare i tacchi se invece di andare se invece di scappare se invece di non tornare avessimo avuto le palle di resistere. Restare. Aspettare che non c’è nulla di male ad aspettare, talvolta. E’ vita mangiata arsa consumata stanca perché la vita ti stanca euforica che ti perde e che si perde brandelli di se stessa e ti ritrovi seduto a un tavolo a guardarti negli occhi a chiederti ma tu te la ricordi, quella stessa vita. Te la ricordi ancora? E’ così bello dimenticare. No: io voglio ricordarla, tutta questa vita anche quella da cui sono andata via per poi scoprire – una sera tanto nera da sporcare le lenzuola – che a volte è vita anche quella. Si e non scappare e forse tornare. E pregare, provare a farlo almeno che non è vero che non ne siamo capaci: tutti sanno pregare. E’ vita nulla di più. Il momento perfetto in cui hai creduto che tutto fosse possibile per voi, quando hai creduto che non avresti potuto volere altro perché avevi tutto, quando hai frantumato quel piatto e le speranze che vi erano servite, quando hai urlato disprezzando l’altrui miseria senza accorgerti di quanto fosse squallida la tua. Quando ci siamo persi? Quando è cambiato tutto e quando siamo cambiati noi?
    E’ vita nulla di più.
    Nessuno si salva da solo.
    Nessuno.
    E avremmo dovuto resistere tutti, almeno una volta. Almeno un’ora in più.”

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