IL BOSCO – PARTE IV, Capitolo III – III

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III

Era raro che Stéphanie telefonasse, di solito scriveva. Sentire la sua voce fu una forte emozione per Matteo.
– Mi hanno chiesto un articolo sui giardini genovesi. E’ appena uscito un libro… beh, non importa. Voglio dire, faccio bene a venire secondo te?
– Venire… certo. – Matteo si appoggoiò allo schienale della sedia, cercò di riprendere fiato.
– Avrai voglia di farmi da Cicerone?
– Mia cara, se tu dovessi scrivere un articolo sulla dislocazione delle discariche abusive, accompagnarti sarebbe un piacere immenso lo stesso, lo sai, no?
Stéphanie rise. Un suono celestiale.
– Anche se non fossi felice di rivederti, questo viaggio è qualcosa che non vorrei perdermi per niente al mondo, però…
Si interruppe, e Matteo restò in attesa, il fiato sospeso.
– Sei sicuro di volermi rivedere, con tutto quello che significa? Se ci vediamo…
– Non voglio pensarci adesso, Stéphanie. E’ vero, ho passato mesi a tormentarmi, ma adesso ho bisogno di pace. I sensi di colpa torneranno, ma per te li terrò a bada… almeno per un po’. Certo che voglio vederti. Questa è una domanda che non avrai mai bisogno di farmi.
– Bene. Alla settimana prossima allora.
Per Matteo quella diventò una giornata speciale. Tutto gli riusciva bene. Riuscì a piazzare un ordine molto incerto, con un cliente particolarmente difficile. Mise tanta passione, oltre alla consueta competenza, che il capo in persona gli fece i complimenti.
– Nessuno ha mai visto Aldini andare via con l’aria così soddisfatta. Oggi dovevi essere particolarmente ispirato.
– Sì, sono in buona giornata – confermò Matteo con un sorriso, senza sbilanciarsi per evitare domande. Lui stesso in quel momento non voleva porsene.

Era stata una settimana di pioggia ininterrotta, ma in quel momento un sole pallidissimo e timido spuntava incerto tra le nuvole.
– Porto la pioggia o porto il sole?
Chiese Stéphanie ridendo.
Si corsero incontro, si baciarono, come due fidanzatini senza pensieri.
Camminarono per i vicoli, fecero shopping in via Luccoli e in via Roma (lei fece shopping, mentre lui la guardava provarsi un abito dopo l’altro senza stancarsi, almeno non troppo). Camminarono per le colline dell’entroterra, mangiando nelle trattorie di campagna e riscoprendo i ritmi lenti e dolci dei contadini. Fecero il bagno allo Scoglio dei Mille. Fecero l’amore.
Ogni giorno lei riempiva pagine e pagine dei suoi blocchi con la sua scrittura grande e disordinata, stenografando incomprensibili geroglifici.
– Non è rassicurante non riuscire a capire cosa scrivi – disse una volta Matteo, scherzando, mentre cercava di sbirciare nei suoi appunti, senza venire a capo di niente.
– Ti farò leggere l’articolo – rispose lei – anche se allora sarà troppo tardi per cancellare tutte le orribili cose che ho scritto sul tuo conto.
Ma era vero che rileggendo quegli appunti, in buona parte presi mentre girava da sola, perché Matteo non era riuscito ad ottenere molti giorni di ferie, le pareva che la sua presenza riempisse ogni pagina, che anche chi non sapeva nulla potesse intuire quello che c’era dietro gli scritti più divertenti e appassionati.

In quel momento Matteo credeva di sapere quello che voleva senza incertezze. Sarebbe andato in Francia con lei senza esitare, lasciando tutto e tutti, se lei glielo avesse chiesto. Però dover scegliere lo spaventava, lo aveva sempre spaventato.
– Magari all’inizio la clandestinità può anche essere eccitante, non dico di no – disse lei. – Ma io credo che tutti e due vogliamo qualcosa di più. Se non ne fossi sicura, non ti chiederei niente. E anche così, non ti chiedo niente, solo di pensarci, di prendere la tua decisione, qualunque sia io l’accetterò.
Lui le accarezzava i capelli, guardandola e meravigliandosi ancora della sua bellezza, della forza e della delicatezza dei propri sentimenti, stupito che si potesse amare in diversi momenti della vita e in modi così diversi, senza che l’amore perdesse un’oncia della sua forza. Sembrava semmai acquistarne di più.
– Non è una scelta tra desideri diversi. Quello che voglio lo so benissimo. E’ solo che devo combattere con un moralista che è dentro di me, e che vuole punirmi per ogni minuto che passo con te, ogni volta che do retta ai miei desideri invece che a quello che mi hanno insegnato a credere giusto. E poi, soprattutto, ci sono i bambini. Non è facile per me.
– Lo so. Prenditi il tuo tempo. Non credo che il tuo moralista ti abbia lasciato molto spazio di scelta finora, e prima di mandarlo a “spigolare” ti ci vorrà un po’. Non preoccuparti di quanto ci metterai. Se sceglierai di stare con me, voglio che tu lo faccia con tutto il cuore, e se sceglierai diversamente, voglio che tu non abbia rimpianti.
Lui sorrise. Lei era così pragmatica, aveva le idee chiare su quasi tutto. Gli faceva bene averla vicino.
Aveva bisogno di tempo, e lei lo aveva capito. Ma per la prima volta, non sentiva più solo la paura. Il fatto di dover prendere una decisione, anche se era una decisione sofferta, lo faceva sentire anche libero, responsabile, e dunque vivo.

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7 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV, Capitolo III – III

  1. Torna in scena Matteo e Stephanie. Però Matteo mostra il suo vero carattere. Deciso sul lavoro ma molle nel privato. Stephanie può sembrare una sfinge ma in realtà ha ben chiaro dentro di sé quello che vuole. Matteo? Forse ma ci credo poco. Nessuna donna è disponibile ad aspettare in eterno che il suo uomo, il suo amante decida il da farsi. Posso sbagliare ma personalmente ritengo che alla fine lo molli senza tanti rimpianti. L’articolo? Una scusa per capire cosa vuole Matteo e di certo non ha fatto una gran figura.

    • Povero Matteo, è solo un uomo perseguitato dal senso del dovere, da una educazione rigidissima e da una morale un po’ di vecchio stampo. che certo, a volte gli rende difficile prendere delle decisioni, ma anche fermarsi considerare tutte le conseguenze, gli effetti sulle persone a cui si vuole bene, può frenare ma è segno anche di sensibilità. Hai ragione sul fatto che Stéphanie sia impaziente, ma vedremo, tempo al tempo 🙂

      • Matteo ti è simpatico 😀 Ammettilo 😀
        Sarà come dici di matteo ma purtroppo per lui ha scelto la persona sbagliata, Elisa, che è di tutt’altra personalità.
        Comunque non so fino a quale punto la famiglia e il contesto sociale possano plasmare un carattere. Secondo me forse al max il 50%

      • Ma io te l’avevo detto che sono molto affezionata a Matteo (e a tutti i miei personaggi in genere. Pensa che se faccio morire qualcuno piango… sono strana, lo so 🙂 ). E’ vero, lui ed Elisa non sono fatti l’uno per l’altra ma a quanti succede? penso che certe impostazioni molto moralistiche anni ’50 siano molto dure da scrollarsi di dosso, ne so qualcosa (indirettamente). persino quando uno crede di comportarsi in modo diametralmente opposto, i condizionamenti fanno capolino. Anche solo coi sensi di colpa. ma spesso bloccano proprio, creano grandi insicurezze. certo che preferisco Andrea (lo dico, tanto è palese), ma Matteo è dolce e delicato e discreto, non sono qualità da poco 🙂

      • I personaggi sono come i figli. Si amano e basta.
        Impostazioni anni 90? Uhm, forse no. forse anni 50 o 60. Negli anni 90, con alle spalle vent’anni di divorzio era già uno scenario prossimo all’attuale.
        Certo Matteo sarà dolce, delicato e discreto ma ho l’impressione che pensi di essere in gabbia. E questo può essere molto pericoloso.

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