IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo IV – II

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Questa “puntata” in realtà andava letta prima di quella che avevo postato venerdì scorso, ho invertito l’ordine, su un blog forse non è gravissimo, ma se voleste riprendere il filo, la parte immediatamente precedente era questa

– Ma insomma, che hai? – chiese Elisa.
– Niente – rispose Matteo, scrollando le spalle.
Già, che cosa aveva? Niente che potesse spiegarle. Aveva che la patina di civiltà dell’uomo colto e sempre presente a se stesso aveva ceduto, lasciando il posto a un animale che lottava per il suo territorio e la sua compagna. Solo che, piccolo dettaglio, la sua compagna non era più tale, se non formalmente, da molti anni. E per questo lui aveva rinnegato l’amicizia di una vita.
Lealtà. Andrea non aveva avuto paura di incontrarlo, non aveva indossato maschere, nemico da sempre di ogni ipocrisia, comprese le più diffuse e le più necessarie per la pace quotidiana. Ed era anche evidente che Elisa non sapeva nulla dei suoi sentimenti, altrimenti non lo avrebbe certo invitato a cena. E quindi cosa mai poteva avere, lui, da rimproverargli? In realtà l’unico ad avere qualcosa da perdere era Andrea, e si era esposto completamente, come aveva sempre fatto. Gli era passato qualche volta per la testa che con quella partenza improvvisa per l’Inghilterra, che a lui era sempre parsa un po’ come una fuga, Andrea volesse allontanarsi da Elisa e che questo c’entrasse con il fatto che lui era il suo migliore amico. Adesso si rendeva conto che era un’idea sballata. Andrea era sempre rimasto una specie di mito, per lui, aveva continuato sempre a vedere in lui quello che avrebbe voluto vedere in sé. Ma anche senza quel velo eroico, gli sembrava che Andrea non fosse una persona comune, ed era questo che non riusciva a perdonargli, lui che invece si sentiva così “normale”. Così come non riusciva a perdonargli il fatto di non averlo mai realmente conosciuto, non riusciva a perdonarlo perché ora che cominciava a vederlo per come era realmente gli piaceva di più, e non di meno. Quando è che si tradisce un amico? No, Andrea non lo aveva tradito, era stato piuttosto il contrario. Non riusciva a perdonarlo proprio perché dopo averlo fatto scendere dal piedistallo su cui lo aveva collocato, continuava a sentirlo migliore di se stesso.
Credeva che Elisa non avesse diritto di innamorarsi di un altro uomo, perché avrebbe potuto fare del male ai bambini.
Qualche giorno prima, quando era tornato a casa, Roby gli aveva raccontato di essere stato dal dentista.
– Io non ho avuto per niente paura. Non mi ha fatto niente. Guarda. – Gli aveva fatto vedere il suo nuovo apparecchio, orgoglioso del suo coraggio.
– Io ho avuto paura, e mi sono messo a piangere, però solo un pochino – aveva detto Luca. – E poi la mamma ci ha comprato un gelato e allora ero contento. – Si era messo a ridere, e aveva riso anche lui.
Forse che lui non avrebbe potuto far del male ai bambini? Aveva pensato che loro potessero crescere benissimo senza di lui, padre distratto e svagato come era sempre stato. Ma allora quale idea aveva della famiglia, dell’onore, della lealtà?

– Non può essere gelosia, è assurdo – disse Elisa. Erano stati al cinema, con Andrea, e si erano divertiti un mondo con un film che era appena uscito, Roger Rabbit. I cartoni animati piacevano a tutti e due. Ma Elisa non riusciva a dimenticare quello che era successo. Si sentiva responsabile senza sapere bene di che cosa.
– Forse l’allontanamento tra te e Matteo non è reciproco.
– Oh, lo è. Credo che Matteo abbia un’altra donna.
– Un’altra donna! Matteo! Quando eravamo ragazzi… ma non può essere solo una sensazione la tua?
– Sai bene che Matteo è sempre stato trasparente. Non gli ho chiesto niente, e quindi non ha dovuto mentire. Non so se ne sarebbe capace. Ma qualche tempo fa è andato in Francia, ed è tornato con un che di diverso. Lì per lì non ci ho fatto troppo caso, poteva essere stato il cambiamento di atmosfera, il successo del suo incarico. Poi tutto è tornato come prima, ma recentemente c’è stato un mese in cui l’ho visto di nuovo come se fosse un’altra persona. Usciva spesso anche di sera, sembrava ringiovanito, sempre sorridente. E adesso è di nuovo preoccupato, più ansioso del solito, forse. E’ così facile leggergli in viso, non te ne sei mai accorto?
– Sì, certo, non è mai riuscito a nascondere le sue emozioni. Come non sai nasconderle tu. Questa cosa ti ferisce, in qualche modo.
– Non so se parlare di ferita. Non entro più nella sua vita da tanto tempo. Siamo amici, ci vogliamo bene. Se il matrimonio è finito non è certo colpa sua. Forse un po’ colpa di tutti e due, se si può parlare di colpa. E’… non so, orgoglio, temo. L’idea di non essere riuscita a tenermi un amore che sembrava così grande, e che un’altra donna potrebbe renderlo più felice di quanto sia mai riuscita a fare io… e ho un po’ paura per i bambini. – Fece una pausa, poi all’improvviso parve cambiare discorso, come seguendo un filo di pensieri tutto personale.
– Forse da bambina ci ho sofferto un po’ sai, quando mia madre e mio padre si sono lasciati. Eppure… Lei e Fabrizio non hanno mai avuto paura di darsi troppo, di soffrire o di essere delusi. Hanno sempre preso quello che gli veniva dato, e non riesco a pensare che abbiano fatto male. Sono due belle persone.
– Tu non sei troppo diversa. Sei sempre stata innamorata dell’amore, della vita… e sei una delle più belle persone che conosco.
Elisa sorrise, un po’ stupita.
– Grazie, sono felice che lo pensi. Sai, nonostante le apparenze tra me e Matteo ho sempre pensato che fosse lui quello che amava di meno. Non sembrava mai forte abbastanza, sicuro abbastanza di quello che voleva da lottare per ottenerlo con tutte le sue forze. E invece per tutto questo tempo ero io che ho tenuto le mie emozioni ibernate, dopotutto l’avevo sposato proprio perché non mi chiedeva troppo, anche se sembra così brutto adesso a dirlo così. Chissà se lui sarebbe capace di lasciare tutto e andarsene… o se ne sarei capace io, quanto a questo. Forse gli somiglio più di quanto credo.
– Tutti mettiamo le emozioni nel congelatore per un po’. Basta scongelarle al momento giusto. Ma forse non ti conosci così bene, se davvero credi che avresti paura di dare troppo. Quando qualcuno ti farà uscire dal congelatore ci sarà un bell’incendio… – Fingeva di prenderla in giro e lei si mise a ridere. Forse gli credeva, forse no, ma un po’ era arrossita. E lui sapeva di aver detto solo la verità.
La polvere del male di Fitzgerald non sembrava averla toccata, o meglio, sembrava esserle scivolata addosso, sfiorandola appena. Doveva averne visto di male negli anni, col lavoro che faceva, eppure ne sembrava curiosamente immune, non perché perfetta, ma perché imperfetta in un suo modo ingenuo, onesto, che gli ricordava l’onestà che tutti loro avevano avuto a vent’anni, l’onestà non contaminata. La sua consapevolezza del lato oscuro di ciascuno diventava comprensione, immedesimazione, mai complicità. Nihil humanum… Sono realista, diceva lei. Non nego il male nel cuore dell’uomo, compreso il mio. Questo però non mi acceca di fronte al bene. E questa non-cecità di fronte al bene, questo strenuo non arrendersi al cinismo, a costo di dure battaglie con se stessa, la teneva al riparo da quel male. Ne riconosceva, con la pericolosità, anche la pochezza, la sostanziale impotenza, il meschino arrendersi di fronte alla grandezza della vita.

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3 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo IV – II

  1. Onestamente non mi sembra una grande colpo avere invertito le due parti. Per me può starci tranquillamente anche come le hai pubblicate. Il filo del discorso non si interrompe, anzi sono due situazioni che viaggiano in parallelo.
    Elisa si cruccia, cerca delle colpe che oggettivamente non ne ha. Diciamo che a suo tempo ha scambiato l’innamoramento per amore e da lì non è evoluto. Starnno bene insieme, ci sarà affetto, ci sono dei legami – i bambini – ma alla fine non paga. Né per lei, né per Matteo.
    Andrea è più pragmatico e guarda in faccia alla realtà senza voltarsi indietro. Guarda avanti.
    Bene, bene. Cosa succederà? Lo leggeremo nelle prossime puntate.

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