IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo VI – II

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II

Credeva di essere riuscita in qualche modo a tenere sotto controllo le sue emozioni, ma quando Matteo la vide ne fu spaventato. Era così pallida da sembrare malata, profonde occhiaie le solcavano il viso, e benché cercasse di sorridere ai bambini, niente riusciva a dare una scintilla di vita al suo sguardo spento.
Si affrettò a mandare i bambini a cambiarsi in un’altra stanza. Proprio perché sapeva quanto Elisa era legata a suo fratello, aveva cercato di cominciare a spiegare loro qualcosa di quello che era successo, ma il dolore era una forza contro cui si sentiva inerme. Non sapeva neanche se loro avessero capito.
Sentiva il peso della sua impotenza. Avrebbe voluto fare qualcosa, ma non sapeva che cosa. Non aveva mai saputo cosa fare, in momenti come questi. Gli venne in mente Andrea, e decise qualcosa che non aveva pensato di fare più. Telefonargli. Qualunque cosa Elisa provasse per Andrea, in qualche modo lui era certo che la sua presenza le avrebbe fatto bene. Forse solo perché Andrea, al contrario di lui, sapeva affrontare le cose, quasi sempre.
Gli parlò, e Andrea promise di venire subito. Matteo parlò con Elisa.
– Tu stai male, Elisa, non credo che sia in grado di occuparti dei bambini, adesso. Se vuoi li porto da Filippo e Marisa, o da Marco e Giulia – entrambe le coppie avevano figli, quasi dell’età di Roby e Luca, con cui loro giocavano abbastanza spesso. – O forse anche Cristina può tenerli. Ho chiesto ad Andrea se poteva stare un po’ con te, dovrebbe arrivare tra poco.
Elisa cercava di ascoltare, ma ci riusciva appena. In qualche angolo della sua mente ricordava la freddezza con cui Matteo aveva trattato Andrea l’ultima volta che si erano visti, e le parve strano che adesso si fosse rivolto a lui, ma non era in grado di riflettere. Qualunque cosa andava bene.

– Scusami se ti ho chiamato – disse Matteo. So di essere stato molto duro e molto ingiusto con te l’ultima volta che ci siamo visti, e mi dispiace.
– Non devi preoccuparti. – Disse Andrea. – Non è una situazione semplice da gestire, e forse altri sarebbero stati anche più duri di te.
– Forse non avrei dovuto coinvolgerti, probabilmente per te è un peso. Non credo che Elisa sappia quello che provi per lei, ma immagino che lo capirà presto, e credo che tu sia la persona giusta per starle vicino. – Esitò. – Ma la verità – si decise ad ammettere – è che io proprio non so cos’altro fare.
– Non c’è bisogno di tante parole, Matteo, niente di quello che riguarda te o Elisa sarà mai un peso per me, e se c’è anche la più piccola cosa che io possa fare, chiamami quando vuoi.
C’erano tante cose che Matteo avrebbe voluto dirgli, ma non era il momento.
– Sono fortunato ad averti come amico – disse soltanto.
– Sì – rispose Andrea. – Anche io.

Elisa era seduta sul letto, circondata da fotografie e oggetti, probabilmente regali di Raf. Alzò appena la testa, parve, solo per un momento, perdere quell’orribile fissità nello sguardo, ma subito dopo qualunque luce avesse potuto essere comparsa nei suoi occhi si spense, in modo così repentino e assoluto, che lui non poté essere certo che quella scintilla di vita fosse esistita davvero.
Gli si strinse il cuore. Non l’aveva mai vista così fragile, così inavvicinabile. Il dolore sembrava toglierle ogni contatto con la realtà.
Rimase in silenzio. Sapeva che in quel momento qualunque parola sarebbe stata non solo inutile, ma inopportuna. Lui rappresentava quel legame con la realtà e con la vita che Elisa aveva interrotto e non era evidentemente ancora pronta a riannodare. Temeva che la sua stessa presenza lì potesse essere inutile e inopportuna. Elisa pareva non accorgersi neppure di lui, e forse se ne fosse stata pienamente consapevole, non avrebbe gradito quell’intrusione nella sua privata, solitaria disperazione.
Ma lui non poteva permettere che restasse sola, non poteva lasciare che l’angoscia e la disperazione la schiacciassero. Avrebbe trovato un modo.
Passò molto tempo prima che Elisa parlasse, e quando lo fece parve rivolgersi non a lui, ma a se stessa, o forse a un dio in cui non riusciva più a credere.
– Raf ha sempre avuto rispetto per tutti. Nessun dio avrebbe potuto permettere che questo rispetto fosse calpestato, e la sua capacità di amore schiacciata sotto i piedi, messa in ridicolo, disprezzata fino a farlo morire. Perché il mondo dovrebbe essere di quelli che sono incapaci di qualunque umanità, perché qualcuno dovrebbe creare un mondo in cui la paura e l’odio sono più forti di tutto il resto?
Parlava singhiozzando. Non c’era stato un solo istante di tregua dalle lacrime che la diluviavano sul viso. Non le asciugava, non se ne curava, come se non le sentisse neppure. Lui poteva solo sperare che le portassero, prima o poi, un po’ di sollievo, anche se ne dubitava.
Avrebbe potuto dirle che il rispetto di molti è stato calpestato molte volte, che la fiducia viene tradita, che per molti è più facile trovare qualche scusa per l’odio, il disprezzo e la paura, piuttosto che cercare di capire qualcosa che li metterebbe di fronte alla meschinità della loro vita normale, del loro pensiero prefabbricato, del loro astio, dei loro muri.
Avrebbe potuto dirle che qualunque dio potesse esistere, nel cielo o altrove, aveva permesso che il suo bambino morisse prima ancora di nascere. Raf aveva avuto più tempo per dare e prendere qualcosa dalla vita.
Ma queste cose Elisa le sapeva. Chissà quante volte, nel suo lavoro, aveva incontrato ingiustizie, miserie, sofferenze. Probabilmente in certa misura sono tutti vittime, anche gli indifferenti, anche i meschini, gli opportunisti, gli amanti delle certezze incapaci di farsi domande, anche i ladri e gli assassini, tutti uniti dai colpi di una vita che sa essere, qualche volta, crudele al di là di ogni umana comprensione.
Forse quello che dà la forza di uscire da questo ruolo di vittime è proprio la capacità di sottrarsi alla logica perversa che richiede di rendere a qualcuno il male ricevuto da altri. Gettare all’aria ogni armatura, presentarsi in tutta la propria umana vulnerabilità, e accettarne le conseguenze.

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6 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo VI – II

  1. una puntata drammatica piena di riflessioni che dovrebbero fare tutti. Non si può calpestare il rispetto dell’altrui persona, né cedere alla perversa cattiveria di fare del male gratuito a un altro.
    Hai saputo pennellare con grande abilità il dramma di elisa e l’incapacità di Matteo di dare sollievo alla moglie. Ancora una volta fugge dalle sue responsabilità.

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