UN LEONE A COLAZIONE 21. – Storie intorno all’adozione

pc5rrebni

Dopo tanto meditare e rimuginare e domandarmi se, e come, e cosa, sono arrivata a una (possibile e temporanea) conclusione, ossia che non possiamo chiedere a noi stessi di essere quello che non siamo e che, soprattutto, non vogliamo essere. Che si può cambiare su alcune cose, crescere, smussare angoli, cercare strade diverse, ma non andare contro qualcosa che è profondamente radicato nel centro di noi. Per esempio, se io credo nella leggerezza, posso cercare di avvicinarmici, sia pure a piccoli passi, non sempre riuscendoci, ma posso comunque pensare di de-zavorrarmi in qualche cosa, anche per somigliare di più al tipo di madre (di persona) che fa parte del mio ideale, non del tutto irraggiungibile. Al contrario, se non credo nell’autorità e quelle rare volte che impongo (a farcela, poi!) e punisco, le vivo con un malessere pesante, significa che qualcosa non va. Qualcosa di importante. Vuol dire che sto andando contro una parte di me a cui non posso rinunciare senza perdere pezzi di identità.

E’ vero, bisogna essere consapevoli che i limiti sono necessari, perché la libertà in cui si sbanda senza meta e senza argini e punti fermi non è vera libertà. Ma alla fine, anche gli argini e i punti fermi dobbiamo crearceli, faticosamente, ognuno per conto suo. Io posso dare l’idea che ti servono, che anche volare richiede il rispetto di alcune leggi essenziali, senza le quali si cade o si sbatte contro un muro. Posso anche cercare di insegnarle, come so. Posso mettere a disposizione la mia esperienza, lasciando che i figli (ed eventualmente altri) ne facciano l’uso che pensano migliore per loro. Ma il castigo, la punizione, l’imposizione stessa, è qualcosa che va contro la mia natura più intima. Questo non rende le cose più facili, tutt’altro. Bisogna pure che in qualche modo passi il messaggio che libertà non è fare tutto quello che si vuole, che esistono la responsabilità e l’impegno, che non sono brutte parole, ma strumenti probabilmente insostituibili per ottenere qualcosa di importante per la propria persona, per la propria vita. Bisogna pure che si capisca che il rispetto di sé e degli altri è – per usare un altro termine che sopporto poco, ma forse in questo caso ci vuole – un valore non negoziabile. Bisogna che si impari a sentirsi dire dei no, per imparare poi a dire dei no, quando sono necessari e “giusti”. Bisogna comprendere che ci sono regole che vanno rispettate sempre, limiti che non si possono violare senza mettere in discussione l’intero castello della propria personalità e del proprio esserci, con sé e con gli altri. E ci sono regole invece, che per lo stesso motivo non si possono osservare, perché si andrebbe contro di sé e contro la miglior parte della propria umanità.

Tutto questo lo si può trasmettere con le punizioni, con le imposizioni? Forse ci sono persone così profondamente carismatiche, nel senso migliore del termine, da essere in grado di far sentire, insieme alla propria autorità, una coerenza, una qualità empatica e una capacità davvero di trasmettere quello in cui profondamente credono, da poter essere  sia temuti che amati, sia autoritari che rispettosi, sia fonti indiscusse di regole ferree che educatori  capaci di insegnare la libertà. Nella mia esperienza queste cose non sono mai andate insieme, in nessuno degli adulti che ho conosciuto durante tutta la vita. O erano l’uno, o erano l’altro. E quelli che mi hanno cambiato la vita in maniera profonda e positiva, non sono mai stati quelli autoritari.

Io stessa penso di non avere tutte queste doti insieme. E forse è arrivato il momento che faccia la mia scelta in modo più consapevole e definitivo, senza troppo tentennare o chiedermi se starò sbagliando. Forse sì, ma è giusto anche dirsi che quello che si è fatto e si fa, è frutto di una decisione che per come siamo noi, in questo momento, non avrebbe potuto – né dovuto – essere diversa.

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17 Pensieri su &Idquo;UN LEONE A COLAZIONE 21. – Storie intorno all’adozione

  1. L’educazione autoritaria causa spesso disastri peggiori di quella più morbida.
    Se la tua natura è leggera e dolce non vuol dire che tu non sappia essere presente, autorevole e carismatica. I tuoi ragazzi sentono l’amore che hai per loro e la cura che metti nel costruire giorno per giorno il vostro rapporto.

    • Sai, sento spesso dire che i nostri padri/nonni erano capaci di farsi rispettare, mentre noi abbiamo perso questa caratteristica. Parole spesso accompagnata da uno sguardo malinconico rivolto a un passato dove presumibilmente i valori erano valori, c’era più rispetto e così via. Ogni tanto mi sono fatta anche condizionare. Poi ho pensato al mondo che i nostri nonni e padri hanno lasciato, al tipo di famiglia che costruivano e in cui credevano, al tipo di rapporto che avevano con i bambini. Insomma, parliamone. Penso che forse, se noi stiamo cercando strade diverse dalle loro, ci sono anche delle valide ragioni 🙂
      Grazie, naturalmente, un abbraccio

  2. Carissima in tutto serve equilibrio.Penso che i no siano a volte necessari, utili alla formazione di un individuo. E’ importante che si capisca che nella vita le regole servono, che non tutto può essere concesso. I sì non debbono portare al permissivismo che inevitabilmente aiuta a diventare irresponsabili. Insieme si e no nel giusto equilibrio è l’unico modo sensato di educare, almeno per me. Un grande abbraccio. isabella

    • Sono d’accordo con te, i no e le regole servono, ma le punizioni e la severità non sono nelle mie corde e non me la senso più di forzarmi (come ho provato a fare in passato). Ci sono pur sempre diversi modi di trasmettere i limiti e il senso di responsabilità. Tra i vari consigli, molto diversi tra loro, che mi sono stati dati sul modo di risolvere certe cose, c’erano i castighi e la severità, appunto. Questo mi ha fatto riflettere, ma alla fine ho pensato che è necessario essere, secondo me, molto convinti e coerenti in questo esercizio di imposizione, altrimenti meglio evitare. Io non ho mai sentito, personalmente, che l’autorità e i castighi mi abbiano dato qualcosa che valesse la pena tenere. Non ci credo fino in fondo e probabilmente per questo non sono “credibile” quando ci provo. Penso che alla fine sia l’esempio.quello che resta più impresso. Richiede più tempo ma credo che abbia effetti più duraturi, almeno spero 🙂

  3. La comunicazione, bisogna tenere sempre aperti i canali della comunicazione, a scapito della rigidità eccessiva. E non è raccomandabile allontanarsi (troppo) da come siamo veramente: crea disagio, ambiguità del messaggio e i figli lo percepiscono. Infine, per quanto ci impegniamo, commettiamo sempre molti sbagli. Perdoniamoceli e andiamo avanti!

    • Ecco, sì, la cosa in cui più vorrei migliorare è l’ascolto, tutti vogliono essere ascoltati in fondo, forse è una delle cose più importanti per ogni persona, e saper ascoltare significa anche sapersi far ascoltare.
      Quando ci allontaniamo da noi stessi perdiamo in franchezza, è vero, e forse questa è una delle ragioni per cui perdiamo “autorevolezza”, nel senso di capacità di sentire e far sentire il valore della nostra esperienza.
      E’ giusto anche accettare e perdonare i propri errori perché accettarsi con i propri limiti è una delle conquiste più grandi, in questo modo anche i bambini imparano che si può sbagliare e non per questo “essere sbagliati”

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