E adesso…

E adesso… non è che non sapevo, bastava seguirti, anche solo in maniera incostante, o con quella corazza d’amore, quel velo davanti agli occhi, tutto quello che vuoi, ma era impossibile non sapere. Ma un conto è sapere in modo vago, altro toccare certe righe scritte, certe parole nero su bianco, da cui il dolore esce fuori come sangue da una ferita. L’intransigenza di farti male, di punirti per cosa? Forse solo per essere andato sempre in tutto così a fondo, spingendoti fino agli abissi, senza tuttavia arrivare a toccare quel nucleo di lava che da qualche parte continuava a bruciare e non ti dava pace, forse il tarlo di un dubbio, dare così tanto di te quando prestavi il tuo cuore ai ruoli che interpretavi, da non essere certo di ritrovarti poi sempre, dopo, allo stesso posto. Forse la rabbia di non poterti lasciare alle spalle gli anni della solitudine, per riempire la quale neanche mille voci certo potevano bastare, se poi uscivano tutte sempre dalla tua gola e ti lasciavano con più sete di prima.

Un ideale pensi di doverlo comunque immaginare senza difetti, nitido e luminoso, assoluto e senza ombre, a costo di nascondere quelle che ci sono e fingere che nulla lo abbia mai scalfito. Fino a quando… Ma il mio poi è un ideale complicato, me lo sono ben scelto apposta, via, se lo avessi voluto diverso, avrei ripiegato su qualcosa di meno umano e più celeste. Che io ti abbia scelto anche, in certa misura, come angelo è vero, ma è pur sempre un angelo molto terreno, e posso aspirare almeno ad avvicinarmi ai suoi lati luminosi proprio perché esistono le ombre; i miracoli e gli dei sono troppo lontani per me.

Meglio così, diresti, almeno credo. Che terribile errore essere già perfetti, non darsi il tempo di provare e aver paura, non darsi la pena di arrampicarsi sulla roccia a mani nude, perché la bellezza della cima, così, ti resta dentro e non la puoi più perdere. Difficile immaginare un’eternità senza cercare quello che siamo e quello che possiamo essere, realizzare sogni, imparare cose, che poi del resto, è sicuramente possibile imparare anche per un tempo infinito. Imparare a suonare il sassofono, il violino. Imparare, forse, non solo il perdono, ma anche il ritorno.

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32 Pensieri su &Idquo;E adesso…

  1. Uhm… okay che è il tuo modello o angelo o quello che vuoi però tra le righe leggo una giustificazione alla sua scelta finale che francamente non condivido! Ma come la penso già lo sai 😉

    • No, avvo, non giustifico la sua scelta finale perché per me non è da giustificare. Anche tu sai come la penso (che poi avevi detto di aver ripensato a tante cose, ma la memoria… ah, la memoria…) 🙂 Quella scelta la ammiro e la condivido in tutto e per tutto. Non capisco proprio cosa ci sia di sbagliato nel non volere una morte lenta e tormentosa per sé e per i propri cari, quando comunque sai di essere “condannato” (che poi sull’idea di morte come condanna ci sarebbe da discutere, ma mi fermo).
      No, mi trovo a giustificare qualcosa che per me davvero è molto più difficile da accettare, ed è l’alcolismo, in particolare la ricaduta nell’alcool quando ormai sembrava esserne uscito definitivamente (ma non parlo del periodo precedente la morte, in cui non beveva più, parlo di diversi anni prima, nel 2002). Sapevo tutto, però come ho detto, sto vedendo e leggendo cose che mi ci hanno fatto un po’ sbattere la faccia, per così dire…

      • In realtà me lo hai detto con riferimento a certe cose molto specifiche che si riferivano proprio a quello, frasi, pensieri, citazioni. Io continuo a pensare, visto che non ho la certezza di come siano andate le cose, però alla fine le possibilità sono soltanto due: la prima è che abbia ragione chi pensa che la depressione abbia agito per lui e abbia annullato la sua volontà. Come avrai capito non lo credo, ma se fosse così, ovviamente non ci sarebbe nulla da giustificare, sarebbe stata una forza contro cui non poteva nulla. L’altra possibilità è che abbia scelto in piena coscienza. Non credo ce ne siano altre. Visto che sarebbe morto entro pochi anni e in quegli anni i suoi figli (adulti e vaccinati) sarebbero stati costretti a vivere la sua distruzione, accudirlo, imboccarlo, fare le cose al suo posto fino a che si fosse spento infine come si suol dire “smettendo di soffrire” (e anche smettendo di far soffrire gli altri, a quel punto, è crudo da dire ma è così). Perché è questo, sai, che succede, con il Parkinson e il Lewy. Perdi la ragione, diventi paranoico, non autosufficiente, non hai più controllo su niente. Io non vorrei che i miei figli vivessero questo.

      • Ahahahaha ahahahah e ti riconfermo xhe cambio idea… non ricordavo che fosse così malato 😂😂😂 forse dovrei farla finita io con me… sono irrecuperabile 😂😂😂

      • Ma certo 😀
        No, non ha lasciato lettere, ne sono quasi sicura. Chi doveva capire, sicuramente avrebbe capito comunque. Il libro… sono contenta, perché forse ho trovato la linea giusta, sembra che anche chi sai tu approvi. certo, ogni tanto ho dei momenti in cui, a parte che sto vivendo tre settimane di lavoro matto e disperatissimo, mi areno anche per altre ragioni. Mi conforta sapere che comunque le recensioni ne fanno parte, come ne faranno parte, credo, pezzi come questo. Quindi in un certo senso vado comunque avanti. So con certezza che troverò il filo giusto per cucire le cose, direi che in parte è già lì. 🙂
        Mi fa un sacco piacere che tu sia tornato a commentare, sallo 😀

      • E tu invece col tuo libro? Perdonami, non mi sono dimenticata di rileggerlo e voglio farlo ma sono incasinata forte… diciamo dopo il 23 maggio, quando consegno il mega-lavoro (di traduzione) 😀

  2. Ci sono gli angeli puri, i cherubini che si beano solo di pura luce e poi ci sono gli angeli stanchi, con le ali impolverate e un po’ lise, quelli capaci di strappare una risata anche quando dentro sentono di andare in pezzi, quelli la cui presenza o la cui assenza fanno così tanto bene a chi gli sta intorno, perché mettono in moto energie nascoste, rinascite, parole così ispirate da provenire direttamente dall’anima. Io penso che non esistano angeli più belli di coloro che hanno provato ad essere umani fino in fondo.
    “Eccoti qui, Peter! Dove ti eri nascosto?”

    • Cara Mela, il prossimo film da recensire è Insomnia. Tutto nasce da lì. Silenzio, solitudine, come in quegli anni da ragazzo che lo avevano segnato tanto. E in più la desolazione, e in più quel personaggio magnificamente interpretato, ma… da come lui parlava di quel periodo… racconterò, dovrò raccontare come lui si è sempre raccontato, esponendosi e senza risparmiarsi. Eppure è rinato, si è rimesso in piedi ancora, come aveva fatto anche in passato, ricominciando a volte veramente da zero. Fino a che ha potuto. E sai, persino in quel film c’è un momento in cui mi ha fatto ridere. Lo so, lo giustifico. A ogni costo. Ma una persona che ride per se stessa e per gli altri, che ride per imparare a vivere e a morire, anche quello, del resto, per sé ma anche per gli altri, io lo considero davvero un grande uomo. Sì, umano fino in fondo come dici tu. Mi commuovono le tue parole quanto mi commuove ogni cosa che lo riguarda. E credo che tu abbia assolutamente ragione. O almeno, io mi ci ritrovo in pieno. Grazie, davvero, è come un abbraccio questo commento.

    • Io non posso dire di essere mai stata attratta dagli angeli in senso tradizionale, come avrai capito il mio è piuttosto anticonvenzionale 🙂
      in altri post mi sono riferita a lui come al mio dàimon.
      E’ che non sopporto i guru, i leader carismatici e simili, ma penso che ognuno di noi abbia bisogno di un punto di riferimento e magari più di uno. Nonostante tutto, vedo in lui una parte luminosa molto forte e a questa cerco di assomigliare, per quanto possibile, nei miei comportamenti. Diciamo anche che avrei voluto forse che fosse qualcos’altro, in questo modo riesco a sentirlo vicino… 🙂
      Grazie, buon sabato 🙂

      • he he gli angeli e i demoni fanno parte della stessa tribù, qualcuno dice che se si crede in Dio bisogna credere anche al resto, tutto quello che è senza risposta mi attrae , anche se in modo molto poco convenzionale, già…pure a me 🙂

      • Intendevo il dàimon in senso greco, una sorta di voce interiore della coscienza personale, e al tempo stesso di modello da seguire per realizzare la propria vita nel modo migliore. Il dàimon lo scegliamo noi, non è lui a sceglierci (sono affascinata dalla mitologia, soprattutto). Non so se credo in Dio, in effetti, figuriamoci al resto. Ma nella voce della mia coscienza, quella che ho scelto, oh, in quella sì, profondamente… E’ vero comunque, tutto quello che è senza risposta attrae, incuriosisce, proprio perché spinge a farsi domande, mettere in discussione… 🙂

  3. è quello che io chiamo un “angelo grigio”, attribuendo a quel colore il significato più alto.
    quando parli di lui, quando ti rivolgi a lui, raggiungi una tale intensità che mi dico che è un peccato se lui non l’abbia mai saputo.
    ml

    • Ci sono giorni che le emozioni sono come una forza fisica, qualcosa che da dentro spinge e fa uscire le parole, tanto che fino a che non riesco a buttarle giù e dar loro una forma, continuano a premermi dentro, come se il mio cuore avesse una porta e loro fossero lì a cercare di aprirla o buttarla giù. In realtà nonostante le apparenze è anche una sensazione bellissima. E’ intensa e dolorosa e dolce e impaziente tutto nello stesso momento. E vorrei, vorrei tanto, che lui in qualche modo lo abbia saputo, lo sappia. E’ un continuo conflitto tra desiderio e (iper)razionalità, a volte estenuante, Scrivere serve ad attenuare le emozioni quando la loro forza diventa troppo dirompente, ma anche a custodirle, a tenerle strette per non perderne l’intensità.
      Grazie, anche commenti come questo sono belle emozioni 🙂
      Alexandra

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