LA LETTRICE DELLA DOMENICA – Il Profugo, Younis Tawfik

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Mamma mia quanto ho amato questo romanzo. Un racconto in cui ognuno dei narratori ha la sua voce, la rassegnazione, il romantico idealismo, l’aggressività, la voglia di fuga prendono vita, nel diverso modo di ognuno dei personaggi di vivere il suo dolore, la lacerazione di chi al tempo stesso appartiene a tanti mondi e a nessuno. L’inizio si svolge quasi ai giorni nostri e in Europa, ma questo è solo il momento in cui prende l’avvio la memoria di vicende iniziate tempo prima in Iraq, nel 1979, con l’avvento della dittatura, poi la guerra con l’Iran, l’impossibilità di amare, la difficoltà di vivere una vita in cui le scelte sono sono mai libere. Ho sentito parlare Tawfik un giorno (insegna Lingua e letteratura araba all’Università di Genova), raccontava il termine arabo che significa vento, e mentre parlava pareva di sentire davvero il vento che muove la sabbia del deserto. Ecco, anche quando scrive, lui secondo me ha questa capacità di dare vita alle parole.

Incipit:

Non è l’inizio

Olanda, estate 2003

Stavo per rinunciare al mio matrimonio, mandare tutto all’aria e liberarmi da un vincolo che diventava sempre più soffocante. Forse, dentro di me, non ero molto convinto di poter superare le paure e le incertezze compiere questo passo decisivo […]

Mi chiedo, ora, come fossimo arrivati a tanto, e a soli due giorni dal nostro matrimonio, noi che ci amavSamo alla follia e non vedevamo l’ora di sposarci e andare a vivere insieme.

[…]

Entro nella sala reggendo il suo braccio […]. Lei, bella con la corona di fiori bianchi sulla testa come la luna piena, procede leggera come il vento del Sabâ.

[…]

Ogni passo è una speranza, una sfida al destino che ci ha costretto ad abbandonare la nostra terra e i nostri familiari e a sposarci da soli lontani da casa. Tutto è bello e perfetto, ma non è mai come sarebbe stato nel nostro paese, il sapore non sarà mai lo stesso. 

Sono tutti qui, attorno a me, a ballare e cantare per spingere la ruota della vita e non farla fermare: stranieri che cercano nell’amore, nella danza frenetica e nella musica martellante il calore del focolare di casa tanto lontano, rifugiati che si nascondono nelle piaghe delle melodie e nei varchi di tempo pietrificato. Girano intorno, a volte abbracciati come bimbi impauriti, altre volte separati inscenando gesti buffi e pazzi per tornare a prendersi di nuovo per le mani, inseguendo il conforto nell’intenso ritmo e negli occhi tristi delle loro donne.

Seduto dietro un tavolo colmo di rose rosse che traboccano fino al pavimento, sistemato a destra del palcoscenico dove l’orchestra si esibisce senza sosta, osservo tra commozione e un leggero amaro in bocca gli invitati seduti ai tavoli intorno a me. Volti carichi di sofferenze e consumati dalla nostalgia, occhi sognanti che vagano cercando una speranza remota.

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7 Pensieri su &Idquo;LA LETTRICE DELLA DOMENICA – Il Profugo, Younis Tawfik

  1. Devo smetterla di seguire i tuoi post. Ogni volta mi viene voglia di andare a cercare i libri che proponi e non ce l’ho il tempo per tante letture!!! Sei brava a far piacere le tue proposte!

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