IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo VI – III

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E invece ogni passo sembrava diventare non più facile, ma più difficile. Adesso Elisa riusciva, certo, a nascondere in parte ai bambini quell’abisso di desolazione, quel deserto che le sembrava di avere dentro. Riusciva a cucinare, a vestirli, a fare i compiti con loro, ed era sollevata di sentire che loro, almeno, potevano giocare, potevano ridere, potevano fare a meno di pensare a Raf ogni momento della giornata, anche se ancora ne parlavano abbastanza spesso. Riusciva a vivere per loro, ma non per se stessa. Al di fuori dei bambini, non c’era più niente che riuscisse a scuoterla dal suo deserto.
Aveva preso solo un paio di giorni di permesso, sperando che tornare a lavorare dopo il funerale potesse servire. Ma lavorava meccanicamente, come se solo l’abitudine le dettasse i gesti da compiere, i rituali da seguire, le frasi da pronunciare, le domande da fare, ma senza che il cuore c’entrasse più. E forse neppure il cervello, se non in quella parte che conservava gli automatismi e li sapeva utilizzare senza che lei dovesse fare quasi nulla.
Maria Stella e gli altri colleghi si accorsero che qualcosa era terribilmente sbagliato. Non l’avevano mai vista così, e quasi la costrinsero a prendersi il venerdì di ferie. Tre giorni. Come avrebbe potuto riempire quei tre giorni, cosa avrebbe potuto farne di tutti quegli spazi vuoti?
A casa si mise ancora una volta a girare da una stanza all’altra, incapace di capire cosa stesse cercando, incapace di dare un senso a quell’irrequieto vagare.
Matteo, per il quale sondare gli abissi della sua mente era ancora impossibile, chiamò Andrea ancora una volta.
– Ho paura, Andrea. E’ troppo lontana, non riesco a raggiungerla in nessun modo. Sta precipitando sempre di più in un suo mondo dove non c’è spazio per altro che il dolore, e ho paura che se non la fermiamo, se non glielo impediamo, chiuderà tutte le porte, e dopo non ci sarà nessun modo di aiutarla.
E Andrea, che aveva il fine settimana libero, venne. Matteo portò di nuovo i bambini in montagna, e Andrea fu vicino a Elisa continuamente, lasciando che lei si affidasse a lui in tutto e per tutto. Era lui a costringerla a mangiare qualcosa, lui a pensare per lei, ad agire per lei. Fino a che si accorse che stava ricadendo nello stesso errore che aveva già fatto una volta. Elisa non era una bambina, e poteva sperare che si affidasse a lui solo temporaneamente, ma non poteva vivere la sua vita per lei, togliendo dalla sua strada ogni difficoltà.
Provò a raccontarle qualcosa della sua vita. Parlò a lungo, dei giorni di Londra, del mercato dei cavalli di Dublino, degli straordinari colori dei laghi fioriti e dei boschi della Scozia, della sua piazza di Londra preferita, il Covent Garden, dove sembrava di poter vedere ancora Shakespeare, con i suoi drammi straordinari e i suoi sogni di vita borghese, dove si respirava teatro. Ma Elisa non ascoltava, non rispondeva, non reagiva. Non alla dolcezza, non agli scrolloni.
E allora capì che non poteva più restare. Lei si stava arrendendo.
– Adesso me ne vado, Elisa, e questa volta non tornerò, non fino a che non ricomincerai a prenderti le tue responsabilità. Non puoi scaricare tutto sulle spalle degli altri per sempre. Sei perfettamente in grado di cavartela da sola, ma devi smettere di autocommiserarti, smettere di corazzarti contro nuovi dolori, perché tanto non servirà. Il dolore ci colpisce inaspettato, e non si può evitarlo. Se smetti di amare e ti chiudi nell’indifferenza, dopo ti resterà soltanto il rimpianto di non avere mai dato e avuto niente. Io ho rinunciato per te a tutto il mio tempo libero, alle mie esigenze, e l’ho fatto volentieri, ma tu non te ne rendi neanche conto. Vedi solo te stessa. Non puoi pretendere di avere una persona alle tue dipendenze in questo modo.
Uscì sbattendo la porta, prima che lei potesse rispondergli. Aveva paura che lo avrebbe convinto a restare, perché quelle parole aspre gli erano costate molto, soffriva a saperla così sola e spaventata. Ma intuiva – o sperava – che a questo punto solo lei poteva ritrovare la sua forza, la sua gioia di vivere, il coraggio e l’indipendenza che avevano sempre fatto parte del suo carattere.
Forse la collera, o il senso di sfida, la ribellione contro la sua durezza l’avrebbero spinta a muoversi, a uscire dalla sua apatia.
E comunque era anche esasperato. Aveva un carattere forte, ma la sua forza non era inesauribile. L’aveva abbracciata e cullata, l’aveva guardata dormire, aveva praticamente vissuto con lei, in quei giorni, senza mai potersi lasciare andare del tutto, senza poter mai lasciar cadere per un momento la maschera.
La verità era che sperava che Elisa ritrovasse per lui il coraggio di vedere ancora la bellezza della vita.
E funzionò.
Forse il tempo avrebbe comunque rimarginato la ferita, ma una parte di quel buco nero che era nel suo cuore probabilmente non sarebbe mai scomparsa, perché troppo spesso non riusciamo a portare il nostro cuore oltre il senso di abbandono, e crediamo che sia l’amore che abbiamo dato a farci male, crediamo che basterebbe non amare per salvarsi. Chi è stato tradito vive nella paura che sarà tradito ancora, chi è stato ferito crede che tutti abbiano il coltello sempre affilato, e chi ha perduto una persona cara si crea una corazza in modo che nessuno, mai più, possa farlo soffrire tanto.
Invece, quando Elisa sentì sbattere la porta dietro Andrea, la sua parte viva, la parte che voleva vivere, e che provava ancora interesse per gli altri, si risvegliò. Gradualmente, forse, ma non senza una certa urgenza. Dentro di lei cominciò a formarsi l’idea che stava perdendo qualcosa di importante, che vivere per il suo dolore significava rinunciare a qualunque altra cosa, fino a inaridirsi completamente.
Tutto quello che Andrea le aveva detto, per quanto duro, era vero. Era vero che il senso di colpa che aveva rischiato di schiacciarla non era che una scusa per non affrontare la realtà e la vera ragione del suo dolore. Era vero che aveva creduto di essere stata lei a causare la morte di Raf, quasi che il destino altrui fosse nelle sue mani. Era vero che aveva preteso che tutti gli altri continuassero a vivere per lei, caricando sulle loro spalle il peso della sua incapacità di rinunciare a un dolore che la sommergeva e l’annullava. Era vero che aveva eretto tra sé e gli altri un muro di indifferenza, forse una difesa, che non le aveva permesso di vedere tutto quello che avevano fatto per lei. Aveva preso tutto per scontato, e mentre si dibatteva per cercare di sfuggire a tutto quello che la circondava, Matteo si era occupato dei bambini, aveva cercato di confortarla come poteva, aveva persino chiamato Andrea… e Andrea era stato sempre lì, ogni volta che aveva bisogno di lui.
Le mancava. Avrebbe voluto che tornasse, ma questa volta non per accudirla, non perché non riusciva a essere indipendente, ma perché… perché voleva che fosse orgoglioso di lei. Voleva la sua fiducia, voleva i suoi racconti pieni di colori e di profumi, il suo senso dell’umorismo, la sua sensibilità, la sua curiosità…
Si era innamorata di lui. Il pensiero si intrufolò nella sua mente ancora annebbiata quasi a tradimento. La sua infatuazione di adolescente era diventata amore contro la sua volontà, fin dal momento in cui l’aveva rivisto, e aveva scacciato l’idea fingendo con se stessa.
E come se all’improvviso un velo fosse caduto dai suoi occhi, e più ancora dalla sua coscienza, Elisa vide tutto quello che non aveva mai voluto vedere. Ripensò a certe cose che Andrea le aveva detto, a certi suoi gesti, alla sua presenza discreta ma costante, al modo in cui la guardava, a quante cose sapeva di lei e quante ne aveva intuite, come se fosse sempre attento ad ogni cosa che la riguardava. Allo strano atteggiamento di Matteo. Tutto acquistava un senso. Ed era un senso che adesso si sentiva quasi pronta ad accettare.

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3 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo VI – III

  1. un capitolo drammatico nello svolgimento ma duro e profondo. Elisa finalmente ha capito quale sarà o avrebbe dovuto essere il suo futuro. Le parole di Andrea sono statre forti ma hanno avuto il potere di svegliarla da qual sogno o da quel incubo che le stava togliendo il gusto di vivere.
    Elisa saprà andare fino in fondo?
    Alle prossime puntate l’ardua sentenza.

      • le parole di Andrea sono dure. Sarebbero state le stesse che io avrei usato in quel caso. Mi è capitato di essere duro per scuotere qualcuno dall’apatia e fortunatamente ci sono riuscito.
        Serena serata

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