43. Death to Smoochy

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Nel 2002, subito dopo Insomnia, esce questa commedia nera di Danny De Vito. Il mondo è quello degli spettacoli per bambini, ma ogni traccia di innocenza è spazzata via. I bambini sono trattati come merce, come consumatori, quasi tacchini da ingozzare a dire la verità, a cui propinare ogni tipo di gadget e di cibi-spazzatura legati ai loro programmi preferiti, che diventano praticamente una scusa per fare pubblicità.
A me viene subito in mente l’epica lite avuta da Robin Williams con la Disney perché avevano violato il divieto contrattuale di utilizzare la sua voce per vendere prodotti ispirati ad Aladdin. Sta di fatto che questa è una favola rovesciata, in cui tutto quello che riguarda i bambini si infanga, si sporca senza rimedio.
Rainbow Randolph (Robin Williams) è il conduttore di un programma per bambini seguitissimo, fino a quando viene sorpreso da due agenti sotto copertura ad accettare denaro per dare un posto nello show a un bambino. Il canale tv è costretto a correre ai ripari, Randolph viene licenziato in tronco e al suo posto viene assunto Sheldon Mopes (Edward Norton), un giovane con principi talmente saldi da far inorridire tutto lo studio, abituato a ben altri standard. La bella Nora, cinica produttrice esecutiva, lo tiene a distanza non credendo fino in fondo nella sua buona fede. Sheldon ha creato un rinoceronte viola di nome Smoochy che presto raggiunge un insperato successo. Il losco faccendiere Burke Bennett (Danny De Vito) convince allora l’ingenuo Sheldon a prenderlo come agente, ma questi ignora che Bennett è legato mani e piedi alla mafia, che ha allungato i suoi tentacoli persino nelle più note associazioni di beneficenza. Ci sono persone che non si fermerebbero davanti a nulla per convincere (o meglio costringere) Sheldon a partecipare a eventi da loro orchestrati.
Nel frattempo Randolph, disperato e folle di rabbia, cerca di mettere in atto una serie di strampalati piani per rovinare Sheldon, o meglio Smoochy, che ai suoi occhi gli ha rubato il posto che gli spettava. A un certo punto sembra avere successo, riesce a “incastrare” Sheldon attirandolo in un luogo dove lui crede ci siano dei bambini ai quali dovrebbe presentare il suo spettacolo, mentre in realtà si tratta di un raduno di neo-nazisti che al grido di “Heil Smoochy” lo fanno finire su tutti i media come simpatizzante di Hitler…
Il film gioca molto sul contrasto colori eccessivi/buio ma apparentemente sembra indicare che anche laddove i colori sono sgargianti in realtà coprono l’oscurità. La critica è stata tendenzialmente molto negativa, ma qualcuno ha notato proprio la visione così integralmente misantropica del regista come una qualitò positiva del film (J. Hoberman, The Village Voice).
E forse per questo a me invece il film non è piaciuto molto. Non amo i personaggi di Robin troppo, troppo sopra le righe, tra l’altro. Cioè, intendiamoci, lo adoro quando “esagera” nel senso di fare cose che nessun altro farebbe, quando mostra l’assurdo di certe situazioni portandole agli estremi, quando rovescia il mondo come un calzino e mette tutto sottosopra per mostrare il reale caos nascosto sotto l’ordine apparente. Persino quando è sappy, zuccheroso, o almeno, viene (spesso ingiustamente) tacciato di esserlo, perché come molti sanno, anche il suo modo, anch’esso “esagerato” di lasciarsi andare alle emozioni è uno dei motivi del mio amore. Ma le smorfie di disperazione, ecco, quelle, anche no (per quanto, per il resto mi sembra un’ottima interpretazione). Comunque, persino la critica feroce di Roger Ebert era in effetti un po’ particolare: “Only enormously talented people could have made Death to Smoochy. Those with lesser gifts would have lacked the nerve to make a film so bad, so miscalculated, so lacking any connection with any possible audience. To make a film this awful, you have to have enormous ambition and confidence, and dream big dreams.” (“Solo gente con enorme talento avrebbe potuto fare Death to Smoochy. Persone meno dotate non avrebbero avuto il coraggio di fare un film così brutto, un errore di valutazione così madornale, senza alcuna relazione con alcun tipo di pubblico. Per fare un film tanto orrendo, bisogna avere enorme ambizione e fiducia in se stessi, e sognare in grande”).

In Italia è uscito come Eliminate Smoochy

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4 Pensieri su &Idquo;43. Death to Smoochy

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