IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo VII – III (continua)

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   Andrea era stupito di come il mondo fosse cambiato. Cose che fino al giorno prima lo avevano irritato fino quasi a rovinargli una giornata, erano all’improvviso ridimensionate, ridotte a piccolezze di cui poteva sorridere. Cose che aveva preso per scontate, a cui non aveva badato, lo sorprendevano per la loro bellezza. Gli sembrava che valesse la pena di vivere solo per poter vedere la luce dell’alba illuminare il cielo dietro i contorni di un palazzo, o un passero che si fermava a beccare nelle aiuole vicino all’ospedale. Il caso che aveva scelto di far nascere proprio lui, tra infinite possibilità, aveva qualcosa di miracoloso. Era tornato adolescente, sì, entusiasta e romantico come un ragazzino, ma con la capacità che gli anni gli avevano dato di saper vivere la bellezza di un momento fino in fondo, senza chiedersi (quasi mai) cosa sarebbe venuto dopo, senza lasciarsi distrarre troppo da altre cose. Saggezza? Mah! No, saggezza no, diceva lui. Forse piuttosto il fatto di aver sperimentato in prima persona che aspettarsi il peggio non aiuta a vivere meglio, e quindi tanto vale tentare di trovare una strada diversa.
Quando sentì Elisa, pensò che gli avesse telefonato perché sentiva qualcosa di simile. I loro pensieri e le loro emozioni erano spesso in sintonia. Il lungo silenzio che seguì i saluti gli disse che qualcosa non andava, ma il pugno nello stomaco non fu meno forte per questo.
– Io non me la sento di … Non ce la faccio, Andrea. Devo pensare a Roby e Luca, non… mi dispiace.
– Stai dicendo che vuoi smettere di esistere per i tuoi figli, vuoi che loro pensino che non sei niente se non per loro, che non hai una vita tua, che quello che senti tu non vale niente, che l’amore non vale niente?
– Non capisci, non si tratta solo di me. Stare con te significherebbe rivoluzionare le loro vite, e non credo di avere diritto di farlo. E poi mi sembra di dovere lealtà a Matteo.
– Non posso crederci. Far finta di amare un uomo che non ami più, è questa la lealtà per te? E’ questo che credi sia bene per i tuoi bambini? Anche io credevo di dovere lealtà a Matteo, ma quello che provo per te è più importante, era più importante anche delle giornate che passavo con te dovendo trattenermi per non baciarti, delle notti che ho passato sveglio quando avrei voluto gridarti che ti amavo e non capivo come facevi a non accorgertene, e però speravo anche che non lo capissi perché sapevo che avresti sofferto. Non ti sto dicendo queste cose per fartele pesare. Se tu non … avrei continuato così, è stata una mia scelta e non me lo hai chiesto tu. Ma è anche di te che si tratta, so che mi ami, so che stai sbagliando, e che è un errore che probabilmente ti costerà moltissimo.
– Io… non lo so, forse l’errore più grande è quello di non aver preso questa decisione prima. Ho voluto vedere come avrebbe potuto essere la mia vita, ma adesso che so a che cosa sto rinunciando è più difficile, e so benissimo che ho fatto soffrire di più anche te. Non credo di aver mai amato come amo te adesso ma… ero persa in una specie di sogno, e la realtà è una cosa diversa.
– No. La vera Elisa è quella che era con me ieri sera. Forse avrei dovuto andare via di nuovo, prima che le cose arrivassero a questo punto, ma mi sono stancato di scappare, e comunque non potrei mai rimpiangere quello che c’è stato tra di noi. Una volta ho detto a Matteo che per ottenere quello che si vuole bisogna essere disposti a mettersi in gioco fino in fondo, accettando anche di perdere le sicurezze, la tranquillità, le convenzioni, anche le amicizie, e credo che sia da questo che tu stai fuggendo, adesso.
Elisa non rispose.
– Posso dire quello che voglio, tanto non cambierà niente, vero? Forse non hai neanche più voglia di starmi a sentire, è meglio che lasciamo perdere, prima di farci del male. Però te lo dico, Elisa, non me la sento di essere sballottato in questo modo, sì o no, ti voglio o non ti voglio, prima sulle nuvole e poi ricacciato giù con un calcio. Se è finita è finita, la chiudiamo qui e non ci sentiamo più.
Elisa aveva gli occhi velati di lacrime e un groppo in gola. Avrebbe voluto dirgli di no, che non voleva che finisse così, che non sarebbe riuscita a non rivederlo più, che non sarebbe riuscita neanche in una vita a dirgli cosa aveva significato per lei fare l’amore con lui, e tutto quello che aveva provato, e che era proprio per questo che non poteva fare altro che lasciarlo. Ma la voce non usciva, e alla fine lui mise giù il telefono, e solo allora lei riuscì a piangere.

Matteo guardò sulla scrivania la foto del suo matrimonio. Era lì da sempre, e la vedeva tutti i giorni, ma da anni non la guardava più. Elisa deliziosa nel suo abito bianco, con lunghi nastri intrecciati nei capelli e in testa una ghirlanda di fiori, gli occhi lucidi per l’emozione, e lui tutto serio, in tight, e così giovane, come non ricordava di essere mai stato. Adesso finalmente si sentiva giovane. “40 anni: l’età in cui finalmente ti senti giovane, ma è troppo tardi”, diceva il biglietto scherzoso che un collega gli aveva dato quando, appunto, aveva compiuto 40 anni, e da allora ne erano passati altri quattro.
Negli ultimi due mesi aveva visto Elisa appassire, la sua allegria e la sua gioia di vivere inaridirsi, per quanti sforzi lei facesse per nasconderlo. La sua piccola Lily, il suo piccolo fragile fiore che sopravviveva alla neve e al sole del deserto. Le voleva ancora molto bene, e non capiva quelli che consumavano gli ultimi scampoli di un rapporto nelle reciproche accuse, avvelenando tutto quello che restava. Il fatto era che appunto, erano così giovani quando si erano sposati, così bambini. Ma era stato con Elisa che per la prima volta si era sentito a casa, per lei avrebbe voluto essere migliore di quello che era, l’aveva adorata, ma era stata Elisa ad insegnargli che la vera difficoltà non è idealizzare una donna, ma accettarla per quello che è. Erano entrambi cresciuti, e chissà, se si fossero conosciuti adesso, dopo aver fatto altre esperienze, avrebbero magari potuto amarsi davvero. Ma non era andata così, e non era colpa di nessuno.
Sapeva, era sicuro di sapere quale era la ragione della malinconia della sua Lily. Combattiva come sempre, lei aveva fatto del suo meglio per non intristirsi, si era dedicata come al solito alle mille cose che occupavano le sue giornate, ma l’ombra nei suoi occhi era sempre là. Lui non le aveva chiesto nulla, gli sarebbe sembrata un’ingerenza. Lui, così schivo, continuava ad avere una sorta di timore a intromettessersi nei pensieri altrui. Ma capiva. Non poteva fare a meno di vederla, quella battaglia che Elisa stava combattendo con se stessa per scacciare ogni traccia del suo amore per Andrea. E per il bene che voleva a entrambi, il conformista, austero Matteo, che era stato convinto che i figli dovessero essere per una donna tutto quello che riempiva la sua vita, sperò che Elisa perdesse quella battaglia. Se la conosceva come credeva di conoscerla, non avrebbe sopportato a lungo di lasciarsi trascinare dalla corrente. Era lui che aveva sempre avuto bisogno di trovare una ragione per giustificare la vita che gli era stata data, e si era sempre sentito in dovere di anteporre a quello che lo rendeva felice quello che considerava “giusto”. Elisa amava troppo la vita per pensare troppo al suo significato. Si limitava a viverla.
Ed era giusto così. Pensare a Stéphanie gli aveva dato ancora una volta quella fitta di paura. Qualche volta la notte aveva sognato che lei lo respingeva, gli diceva che era troppo tardi. La sensazione di freddo che provava in quei momenti gli aveva dato la misura di quello che provava per lei. Lo trattenevano le sue solite bestie nere, la difficoltà di scegliere, il senso di colpa, quel maledetto principio per cui il dovere veniva sempre prima del piacere, ma in realtà il tempo del piacere non arrivava mai. Qualche volta si sentiva chiuso in una gabbia, una gabbia di vetro che non lo lasciava respirare, e allora gli veniva quella voglia di scalciare, di agitarsi, di rompere tutto. Ma quella gabbia aveva una porta.    Un giorno lui avrebbe spinto quella porta, e si sarebbe accorto che era aperta.

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Un pensiero su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo VII – III (continua)

  1. due visioni distinte. Andrea pragmatico. E sembra voler chiudere le porte della sua vita a Elisa.
    Matteo più sfumato, combattuto da mille pensieri che vede in Elisa il suo porto sicuro, Ma sarà così oppure è solo un sogno? Credo che Matteo non abbia capito Elisa né prima né adesso. Elisa è uno spirito libero che va dove le dice il cuore ma zavorrata da una cultura poco aperta al mondo. Ma ama veramente Andrea? Oppure è solo uno stimolo sessuale? Quello che la spaventa dopo avere oltrepassato la siepe è un mondo diverso da quello che aveva immaginato e vorrebbe tornare indietro ma non è possibile. Elisa non sarebbe felice né con Matteo né con Andrea. E allora?
    Aspettiamo gli eventi.

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