IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo VII – III (segue)

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Passò Natale e passò Capodanno. In una giornata di gennaio tersa e gelida, con un vento che soffiava impetuoso e gli spettrali aloni di luce dei lampioni appena accesi alle cinque del pomeriggio, Elisa decise di tornare nel suo bosco, in cima alle colline del Righi. Cercava la vita sotterranea e misteriosa di un tempo, le case degli abitanti fatati della foresta nascoste tra le foglie. Il tramonto infiltrava tra i rami raggi rosso sangue. Elisa pensò a Raf.
No, non riusciva a trovare quello che cercava. Al contrario, si sentiva estranea, quel mondo non faceva più parte di lei, quegli alberi spogli, secchi, con ogni traccia di vitalità cancellata dall’immobile, silenziosa, inerte accettazione di tutto quello che capitava, sole, pioggia o neve.
Aveva bisogno di parlare con qualcuno che potesse ascoltarla. Non darle delle risposte, questo no, le risposte poteva trovarle in se stessa, ma solo se fosse riuscita a parlare di quello che sentiva con chi poteva capire.
E sentiva, fortissimo, il bisogno di parlare di Andrea.
La prima con cui si confidò fu Gianna. Gianna che le aveva invidiato quel marito così dolce e arrendevole, quel matrimonio quieto e senza sorprese, e un po’ le invidiava Andrea. Però era una vera amica, e aveva visto tutto il dolore negli occhi di entrambi, e le disse solo:
– Se sei sicura di quello che senti, devi dirglielo, altrimenti te ne pentirai per tutta la vita.
Poi lo disse a Cristina, sempre un po’ distante, troppo presa dalla sua famiglia. La sua reazione suonò più o meno tipo:
– Non saprei cosa dirti, penso che nessuno meglio di te saprà cosa vuoi fare. – Il che avrebbe dovuto essere vero, del resto.
Marisa, la saggia, pacata Marisa le lanciò uno di quei suoi sguardi penetranti, e commentò:
– Beh, io un po’ me lo aspettavo. Sicuramente devi valutare bene, prima di prendere una decisione così importante.
Alla fine Elisa si sentiva più confusa di prima. Nessuna di loro le aveva dato il consiglio che cercava. Ma era un consiglio che voleva, allora? Forse quello che le serviva era parlare con un uomo. O, più esattamente, parlare con Fabrizio. Ogni volta che lo rivedeva era come rivivere un pezzo del dolore che ancora aveva dentro per Raf, però le mancava molto il suo pragmatismo, e soprattutto, la sua capacità di comprendere tutto e non giudicare mai.
Nel buio le luci delle case, le insegne dei negozi, i fari delle auto sembravano tante lucciole, o una sorta di strane stelle più grandi del normale, più luminose, stelle dorate ma anche rosse, o bianche, o verdi.
Elisa era stata sempre affascinata dalle luci che si accendevano di sera nelle case, dietro le tende. Immaginava come poteva essere la vita dentro quelle stanze, in quelle case. Sapeva che le persone che erano lì non erano diverse da quelle che incontrava ogni giorno sul lavoro, in fila alla posta, nei negozi, o davanti alla scuola dei bambini, ma tutto le sembrava differente, quando quelle luci serali si accendevano risaltando contro il cielo nero. Era che una vita sola non le bastava, e avrebbe voluto sfiorarle tutte. Solo sfiorarle, mantenendo tutto quello che aveva come un punto di riferimento. Non avrebbe mai voluto che le cose andassero diversamente, ma … sapere quello che c’era in un altro luogo, in altre possibilità di esistenza, nelle scelte che non aveva fatto.

Fabrizio le parve stanco, provato dal dolore ancora recente, ma pronto ad ascoltarla come sempre. Sedettero in cucina bevendo un caffè. Elisa lo osservò con un sorriso divertito mentre, come al solito, lui metteva il cioccolatino nella tazza, mescolava con cura fino a farlo sciogliere completamente, avvicinava la tazzina alle labbra, aspirandone il profumo prima di sorseggiare il contenuto con evidente piacere. Da quando ricordava, gli aveva sempre visto compiere quel rito, più o meno due volte al giorno tutti i giorni. Non aveva mai troppa fretta, non c’era mai qualcosa di così importante da indurlo a rinunciare a quella piccola gioia quotidiana.
– E’ insolito, non ti sembra? – Gli disse. – Moltissime persone accompagnano il caffé con un cioccolatino, ma non ho mai visto nessuno mettere il cioccolatino direttamente nel caffè.
– E’ una cosa che faceva sempre mia madre, quando era ragazzo. La prima volta avrò avuto dodici o tredici anni, dovevo essere piuttosto intrattabile quel giorno. Lei mi ha preparato questo intruglio, cioccolato fondente, caffé forte e pochissimo zucchero. “Bevilo” mi ha detto, “vedrai che poi le cose ti sembreranno meno nere”. E così, siccome quella prima volta ha funzionato, dopo ha continuato a farmelo sempre, ogni volta che mi vedeva ingrugnito, come diceva lei. Ho mantenuto l’abitudine, e anche Viviana lo sa che se mi sveglio con la luna storta, mi basta questo per mettermi a posto. E’ pazzesco, lo so, ma non ha mai fallito, forse perché è comunque difficile restare di cattivo umore mentre bevi qualcosa di così buono.
– Beh, direi che a giudicare dalle volte in cui ti ho visto di cattivo umore, l’intruglio deve avere effetti davvero miracolosi. Dovrò provarlo anch’io prima o poi.

– Che tra te e Andrea ci fosse qualcosa di più di quello che tu volevi ammettere mi sembrava evidente – disse con un sorriso, quando infine lei riuscì a tirar fuori la sua “confessione”.
– Sono passati quattro mesi, e ho continuato a fare quello che ho sempre fatto, però… non voglio dire che la mia vita è vuota, non è questo. Sembra che tra la casa, il lavoro, gli impegni, i libri che leggo, non avrei dovuto neanche avere il tempo di pensarci, ma non è neanche il pensarci la cosa peggiore. Anche quando non ci penso, anche quando sto bene, quando mi dedico alle cose che considero importanti, manca qualcosa. Credo di aver perso… l’allegria, forse. E’ come se facessi tutte queste cose solo per occupare il tempo, ma non mi coinvolgono.
– Mi sembra che tu stia scappando, perché non mi dici che cos’è che ti spaventa così tanto? – le chiese lui con dolcezza. – Non sei sicura di quello che senti?
– Sì, io… sono abbastanza sicura, no sono sicura, almeno, sono sicura che lui mi fa stare bene, ma se poi invece fosse solo un’infatuazione? Butterei all’aria tutto, rivoluzionerei la vita di un sacco di persone, per niente.
Lui la guardò, a lungo, con quegli occhi che le davano sempre l’impressione di entrarle in profondità nell’anima.
– Ho qualche dubbio che sarebbe “per niente”. Mi sembra evidente che comunque adesso non stai bene. Ma non credo che tu pensi davvero che si tratti di un’infatuazione.
Elisa abbassò la testa, sorridendo
– No, non lo credo davvero. – Poi il sorriso scomparve. – E’ che non sono sicura di niente. Credo di amarlo molto, ma non so se sarà ancora così tra cinque anni, tra dieci anni. Credevo di amare anche Matteo, ma le cose finiscono ed è così difficile da accettare. Se succedesse un’altra volta?
– Benvenuta nel mondo reale, dove non ci sono tutte quelle belle certezze, l’amore eterno, l’unico uomo, o donna, della tua vita… non è che queste cose non esistano, ma l’amore, come dice Fossati, spezza le vene delle mani. Costruirlo costa fatica. Ogni giorno devi reinventare qualche cosa, ogni giorno devi combattere con aspetti che non ti vanno, qualche spigolo da smussare, oppure con qualche parte di te che scalpita, che si sente legata, che vorrebbe essere altrove. Devi sempre ricordarti perché hai scelto quella persona, e quando te lo ricordi, rinnovare quella scelta tutti i giorni, e cercare ogni giorno di essere come lui, o lei, ti ha scelto, restituirgli le stesse emozioni, il lato di te che lui ama di più, e anche sorprenderlo ogni giorno. L’amore non è mica facile.
– Anche a te succede di voler essere da un’altra parte, o di sentirti legato?
– Adesso non più. No, dopo un po’ l’ho capito, che avevo esattamente quello che volevo. Quello che ancora mi succede, è di sforzarmi ogni giorno di non dimenticare quello che ha fatto innamorare tua madre di me, e di non prendere mai niente per scontato. Quando le porto un vaso di margherite, o le faccio vedere qualcosa di nuovo, o riesco a stupirla con un pensiero, o una parola o un gesto che non si aspettava, è come se davvero ricreassi tutto ancora una volta. Quando smetti di sprecare energie nella paura, o di lasciarti spaventare dalla fatica che si fa, scopri che sono emozioni meravigliose.
Fabrizio sembrava essersi allontanato per un attimo, il sorriso più dolce, lo sguardo perso lontano, quel velo di malinconia che non scompariva, attenuato però dalla consueta calma serenità. Si riprese quasi subito. – Comunque, tornando a noi, credo di capire cos’altro ti spaventa. Io credo che l’infelicità e la felicità siano entrambe contagiose, si trasmettono a chi ti sta intorno. I bambini capiscono molte più cose di quelle che crediamo e soffrono o sono contenti per cose che in gran parte ci sono ignote. Datti il tempo per ascoltare, te e gli altri, e trovare la strada più giusta per tutte le persone che ami.
– Vuoi dire… mi stai dicendo di diventare l’amante di Andrea?
– In un certo senso, sto dicendo proprio questo. Capisco che possa esserne turbata ma non credo che ti sorprenda. Se vuoi un’opinione che segua la morale comune, devi chiederla a un moralista, non a me. Immagino di poter essere considerato un vecchio rompiscatole, e magari anche con una morale discutibile, ma le cose discutibili mi sono sempre piaciute di più di quelle indiscutibili e comunque è sempre meglio questo, che essere un vecchio che ha raggiunto la pace dei sensi, dell’anima e del cervello. In realtà quello che sappiamo è soltanto che più le scelte sono complesse e coinvolgono altre persone, più richiedono tempo.
– Non credo che potrei. Vedersi di sfuggita, con un occhio all’orologio, stare attenti a evitare i posti dove possono vederci insieme… una vita di sotterfugi, una vita squallida. Renderebbe tutto più meschino.
– Non c’è niente di squallido o di meschino in una scelta d’amore, se non l’invidia degli altri. E’ bello che tu sia così contraria ai compromessi, ma qualche volta sei troppo intransigente con te stessa. Sembra quasi che davvero credi che per far stare meglio gli altri devi soffrire. Non è così.
Elisa tacque. Come Raf, Fabrizio aveva spesso quella capacità di dire cose che ti costringevano a pensare, magari discutevi, ti scaldavi, ti ribellavi, però comunque dovevi ragionarci, vedere le cose da un altro punto di vista, e spesso succedeva che ti accorgevi che aveva ragione.
– Senti, Elisa, io non voglio fare il maestro di vita di nessuno, però adesso ho i capelli bianchi, e qualche cosa posso dirtela. Quello che ho sempre cercato di fare, quello che ha dato senso alla mia vita, è cercare di essere libero. Non so se ci sono riuscito fino in fondo, e sicuramente ho fatto del male a qualcuno. A Raf più di tutti. Anche quando vedevo che qualcosa non andava, non ho mai capito l’intensità del suo dolore. Credevo di doverlo lasciare libero di decidere lui che cosa dirmi e quando dirmelo, e non ho capito che forse, invece, lui aveva bisogno che gli andassi incontro. L’ho amato moltissimo e non sono riuscito a scoprire la fragilità che gli ha spezzato la vita. Ma sono solo un essere umano, non potevo fermare i suoi pensieri, o le sue mani. Ci sono cose sulle quali non abbiamo controllo, e il senso di colpa non serve se non a nascondere la vera causa del tuo dolore e l’inevitabilità del distacco. La morte non puoi fermarla. Ogni amore è fatto anche degli amori che ci sono stati prima, ma ogni storia d’amore è unica e irripetibile, e vale la pena di essere vissuta, e ogni storia d’amore allontana un poco la morte. Non credo di avere rimpianti, tutto quello che abbiamo lo abbiamo in prestito, e non possiamo fare altro che curarlo con gratitudine e con amore, fino a che ci viene lasciato. Tutto il resto, il senso comune, le convenzioni, i sensi di colpa, la paura, non ha nessuna importanza. Questo è quello che credo io, ma sei tu a dover decidere, a doverti creare la tua scala di valori e i principi secondo i quali vuoi vivere. Basta che non siano troppo severi, e che tu sappia perdonarti se qualche volta non riesci a vivere all’altezza degli ideali – concluse, tornando a sorriderle.
Alla fine, Elisa aveva dovuto ammettere che non solo probabilmente Fabrizio aveva ragione, ma che a voler essere sincera, era andata da lui anche per questo, per sentirsi dire quello che lei non aveva il coraggio di pensare.

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3 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo VII – III (segue)

  1. I consigli in amore o nella vita non servono o sono presuntuosi. Fabrizio imposta il tutto sulle osservazioni. Queste fanno riflettere e scegliere la propria strada. Non so se Elisa ha colto il senso di quello che voleva dirle Fabrizio. Lui, secondo me, le suggerisce di piantare Matteo e unirsi ad Andrea, costi quel che costi, anche in termini di perdere la faccia in una società ipocrita. Poi se anche con lui finisce, il mondo non termina lì.
    Filosofia spicciola ,a se attuata con attenzione e riflessione può dare attenti risultati.
    E’ quello che capirà Elisa? E’ quello che vorrà Andrea?

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