Gocce di cioccolato

Stasera voglio prepararti un piatto un po’ speciale,
di quelli che lasciano andare il tempo dove vuole
ché la lentezza è essenziale al sapore, dà fiato al profumo
delle spezie e delle erbe, origano e pepe, salvia e basilico,
mischiando ciò che viene da vicino e da lontano,
il dolce col salato e quella punta di piccante che non guasta,
quel poco d’amaro che risalta il gusto del piacere.
Bisogna avere cura dei dettagli, equilibrio nelle dosi,
destrezza in quel rapido movimento del polso,
con cui distribuisci sale e fantasia, alzi e abbassi il fuoco,
secondo che serva aumentare il bollore, o rallentarlo.
Il piatto va cucinato al punto giusto, rosolato a puntino,
ché un po’ di tostatura sui bordi rende tutto più gustoso,
sfiammalo un poco, che sia rovente sì, però non troppo asciutto,
se hai riarsa la bocca, o la gola, basta sorseggiarsi appena
mentre in padella sfrigola il soffritto e tu pregusti
il momento in cui sarà infine servito l’antipasto:
una carezza distratta, un bacio, un poco di ghiaccio,
adoperato al modo giusto, perché un brivido raffreddi,
solo per il tempo necessario, il torrido clima della stanza,
che andrà poi riarroventato quando le circostanze lo richiedono:
la pietanza, comunque, va servita ben calda,
anche un poco bruciante non fa male, anzi il contrario.
Assaggia un poco, a piccoli morsi, per vedere se va bene
la temperatura, certo, ma anche la giusta morbidezza al tatto.
Ingolosiscimi, raccontando per bene, sussurrandomi
in segreto, all’orecchio, i piccoli segreti della tua cucina.
L’appetito ormai è non poco stuzzicato, e forse
andremo un poco più in fretta, adesso, che la fame,
dicono, non sempre mangiando si sazia, a volte invero aumenta.
Ma prima o dopo dovremo passare all’ultima portata,
quella che chiude il pasto, appena dopo il tramonto,
che pone degnamente fine alla giornata, alla realtà
che conosciamo, ed entra in un oriente immaginario
esotica lussuria di un mistero che va esplorato a poco a poco,
rosa e gelsomino, sandalo e cardamomo, l’avida tenerezza
delle foglie intrecciate, l’acanto vergine e spinoso
e l’orchidea selvaggia che si è bagnata all’ultima pioggia
ed ora risplende al sole e ridipinge le pareti del suo oro.
Restano sul corpo vaghe tracce di stelle che schiariscono
verso il mattino, gocce di cioccolato ancora tiepido
e sulle labbra succo d’amarene. Forse stai già dormendo,
penso, invece apri gli occhi, mi guardi, e ridi sottovoce.

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