IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo VII – IV (continua)

immagine_bosco

Elisa sospirò. Era sempre una lotta per trovare le chiavi nella borsa. Anche quando era una borsetta piccola, da tracolla e con solo due tasche, come quella che portava in questo momento. C’erano sempre documenti, carte, oggetti che ci finivano chissà come, spiccioli sparsi. Sentiva il tintinnio, sapeva che dovevano esserci, ma chissà dove erano finite. In quel momento suonò il telefono. Tipico, pensò lei. La gente deve avere sviluppato un sesto senso per chiamarti solo quando sei sotto la doccia, o stai mangiando, o sei fuori dalla porta e non trovi le chiavi per aprire.
Ma finalmente riuscì a trovare le benedette chiavi, e ad aprire la porta, incredibilmente ancora in tempo per rispondere. Era Gianna. Di nuovo. Sapeva che si stava comportando male con l’amica, aveva rifiutato tutti i suoi inviti negli ultimi mesi. Proprio non aveva voglia di ritrovarsi in mezzo a un mucchio di facce semi-sconosciute, a mangiare troppo, bere troppo, sentire musica troppo alta.
Naturalmente non era quella l’unica ragione. Lo sapeva Elisa e lo sapeva anche Gianna. Si erano viste un paio di volte nell’intervallo di pranzo, quasi di sfuggita, e Gianna non aveva perso occasione per sgridarla.
“Ti stai arrendendo”, le aveva detto. “Ti stai facendo prendere da troppe cose che non sono importanti. Lasci passare il tempo, solo perché scorre così in fretta sembra che siano passati solo pochi giorni, e invece sono mesi. Gli uomini non aspettano in eterno”.
Quelle parole l’avevano stupita, perché Gianna era sempre stata piuttosto perplessa riguardo alla sua “storia” con Andrea, anche prima che diventasse tale. Forse aveva anche contribuito a farle pensare che seguire l’istinto potesse rivelarsi una scelta potenzialmente eversiva, oltre che dagli esiti incerti. “Hai un marito meraviglioso, non capisco cosa vai cercando”, le aveva detto più di una volta. “Non si può rivoluzionare tutto così. La tua vita ha preso un certo indirizzo, hai preso certe decisioni, magari adesso decideresti diversamente, ma ormai quello che è stato è stato. Come fai essere sicura che con Andrea non ti troverai, tra qualche anno, nella stessa situazione in cui sei adesso con Matteo?” E giù altri ammonimenti sulla passione che finisce, sull’amore che diventa “stima e rispetto reciproco”. Elisa si era sempre ribellata: “ma se l’amore per te è questo, allora in che cosa si distingue dall’amicizia? E come si può pensare di continuare a portare avanti una scelta sbagliata, solo perché ormai l’hai fatta e cambiare comporta dei rischi?”
Eppure il tarlo l’aveva tormentata per tutto quel tempo. C’erano voluti diversi mesi e una buona opera di convincimento da parte soprattutto di Fabrizio, perché Elisa si rendesse conto di odiare tutti gli “ormai”, e di non essere una perversa rovinafamiglie per questo.
Non che Gianna avesse inteso giudicarla, del resto lei era tutt’altro che una moralista. Gliel’aveva detto esplicitamente, forse era solo perché quello che Elisa aveva, una famiglia stabile e dei figli, era proprio quello che mancava a lei.
– Senti, Elisa, non so se faccio bene – le disse al telefono quella sera. – Come la penso lo sai, ma mi sto convincendo che forse non avevi torto, il prezzo da pagare è troppo alto. Ti vedo affannarti dietro a mille cose, freneticamente e senza fermarti mai, come se avessi paura di fermarti. Ed è la stessa cosa che vedo fare ad Andrea. Siete davvero simili in questo. Vi buttate a corpo morto nel lavoro, e in un fiume di altre attività che vi occupino il cervello, però non ci mettete più nessuna gioia. E per come vi conosco, siete due persone piene di gioia di vivere. Sinceramente mi fa male vedervi così. Io credo che a questo punto tu devi guardare in fondo a te stessa, decidere quello che davvero vuoi, deciderlo definitivamente, pesando tutte le ragioni della tua scelta, e poi, qualunque sia questa scelta, parlarne con lui, e fargli capire che se scegli di rischiare, lo farai mettendoci un vero impegno, e se scegli di non amarlo più, non avrai poi né cedimenti né rimpianti e soprattutto non cambierai idea.
– Lui… lo hai visto? Come sta?
– Come vuoi che stia? Metà delle infermiere che lavorano per lui gli fanno gli occhi dolci. Lui è sempre gentile, una persona dolcissima, ma ha qualcosa di impenetrabile, non si smuove neanche di un millimetro. Però prima queste cose le prendeva allegramente, adesso credo che non se ne accorga proprio. Ma te l’ho detto qual è la cosa peggiore. Anche se continua ad essere gentile con tutti, e anche se non lo ammetterebbe mai, io che lo conosco vedo benissimo che ha dentro molta rabbia e molto dolore.
Elisa aveva scelto di non preoccuparsi del dolore di Andrea. Aveva pensato che se fosse rimasta con lui, avrebbe fatto del male alla sua famiglia. Essendosi fatta carico del dolore dei suoi bambini, avendo rinunciato a lui per la fatica e i rischi che le avrebbe comportato uscire da una situazione ormai assestata, avendo lasciato che la paura del giudizio altrui occupasse tutte le energie che aveva a disposizione, non avrebbe potuto affrontare l’idea che anche Andrea avrebbe sofferto. Era troppo per lei. Aveva rifiutato di pensare che lui l’amasse così tanto. Si era detta persino – se ne vergognava molto, e non l’aveva confessato a nessuno – che lui era un uomo, e che gli uomini dimenticano più in fretta. Paura. Solo paura. Adesso doveva fare i conti con la realtà. Aveva già deciso che voleva parlargli, adesso doveva farlo, accettandone le conseguenze, guardando in faccia il male che gli aveva fatto, anche se avrebbe potuto essere così tanto da allontanarlo da lei definitivamente. Le decisioni, anche quelle che si prendono per restare tranquilli e sfuggire a emozioni troppo forti, hanno sempre degli effetti sia per chi le ha prese, sia per gli altri, e a volte sono effetti a cui non si era pensato.
– Cosa dovrei fare secondo te? Non posso parlare con lui di queste cose per telefono. Lo so che l’ho fatto, l’altra volta, ma è proprio per questo. Hai ragione tu, se prendo una decisione definitiva, qualunque sia, devo avere il coraggio di dirglielo in faccia.
– Mi ha promesso di venire sabato da me. Ho organizzato una cena a casa mia, e naturalmente ci saranno anche altre persone, del resto credo che sarebbe anche più imbarazzante se avessi invitato solo voi due, tipo colloquio chiarificatore. Però credo che questa occasione dovresti prenderla al volo. Lui non sa che vieni, ma non so perché, ho la sensazione che non gli dispiacerebbe.
Chissà, pensò Elisa. Si era detta che doveva accettare quello che sarebbe venuto, prendersi la responsabilità delle conseguenze delle sue decisioni, ma per tutto quel tempo buona parte del motivo per cui non aveva fatto niente era stata l’ansia per la risposta che lui le avrebbe dato.
Ma alla fine pensò, non posso stare peggio di come sto adesso. Comunque non lo vedo, comunque non è con me, e se non gli parlo, non avrò mai la possibilità che le cose cambino.
– Va bene – disse. – Verrò.
Di là dalla camera di Roby le arrivavano le note di Knock on Wood cantata da Eddie Floyd. L’avevano cantata spesso, nelle loro serate con la chitarra, più o meno vent’anni prima, e le parole le ricordava bene. – “Non voglio perdere questa cosa così bella; se dovesse succedere, certo perderei moltissimo, perché il tuo amore è meglio di qualunque altro amore che io conosca. E’ come il tuono, come il fulmine, il modo come mi ami mi spaventa…”. Ad Andrea piaceva quella canzone, e le parole erano così vicine ai suoi pensieri che le sembrarono un segno. Se fosse un segno positivo non poteva saperlo, ma decise di sì. Quello che voleva era conservare per sempre quel senso di leggerezza, quella musicalità lieve che adesso guidava i suoi movimenti, dove prima c’era stata solo fatica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...