46. House of D.

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Credo che per poter in qualche modo entrare in questo film sia necessario dimenticare per un momento la credibilità e la nuda oggettività dei fatti. Tutto è possibile nella vita – e ancor più in America. Ma non è la verosimiglianza che conta, qui. Se non ci si preoccupa degli eccessi – eccessi di melodramma, eccessi di avvenimenti, eccessi di conseguenze, eccesso di emotività – si può riuscire a mettersi nei panni di un ragazzino tredicenne con troppe cose a cui pensare. Tom (Anton Yelchin) per un verso somiglia a tutti i ragazzi della sua età, fa lo sbruffoncello, e nasconde la tenerezza sotto una scorza a volte strafottente, a volte buffa.

E’ anche diverso, però, per tante cose: perché il padre è morto l’anno prima; perché sua madre (Tea Leoni) è depressa, fuma troppo e prende troppi medicinali; perché il suo miglior amico, Pappass (Robin Williams), è un uomo adulto con la testa e il cuore di un bambino, insieme al quale Tom fa le consegne per conto di una macelleria con un carretto sgangherato. I due sognano di comprare una bicicletta nuova con le mance, che nel frattempo conservano in una scatola sepolta nei pressi di un carcere femminile, una House of Detention, da cui il titolo. Là è rinchiusa Odella (Erykah Badu, sentirla cantare potrebbe anche valere almeno metà del film), che Tom non vede ma con cui finisce per instaurare un dialogo fatto di confidenze che non può fare né a sua madre, né tantomeno a Pappass. Pappass detesta e teme i cambiamenti, e quando Tom ha la sua prima cotta per una coetanea, lui, infuriato, getta tutte le mance accumulate in mare e ruba la bicicletta tanto desiderata, sperando così che tutto resti uguale. Da qui una serie di conseguenze di fronte alle quali Tom, diventato grande troppo presto, in un certo senso smette di crescere, reagisce da bambino, fuggendo.

Trent’anni dopo, a Parigi, si è sposato e ha avuto un figlio, che ha chiamato Odell, e al quale è venuto il momento di raccontare tutta la storia, per poter infine chiudere il cerchio. Tom adulto è interpretato da David Duchovny, che è anche il regista del film.

Lo consiglierei? Nel complesso direi di sì. Non mi pare un film memorabile, però l’ho trovato a tratti denso di tenerezza e coinvolgente, soprattutto nella prima parte. A un certo punto mi è venuto alla mente Il Tempo delle Mele, qualcuno lo ricorderà, è stato per qualche tempo il mito di una generazione; ma non vorrei fosse un riferimento fuorviante perché questo film è in realtà molto diverso, c’è forse una somiglianza nello sguardo commosso rivolto all’adolescenza, al suo veder convivere parti bambine e parti adulte nello stesso corpo e nella stessa testa.

Al passato, però, non si deve guardare con troppa nostalgia, il rimpianto ci fa fermare, ci impedisce di andare oltre. E’ il senso ad esempio dell’episodio biblico citato nel film, della moglie di Lot, diventata in una statua di sale per non essere riuscita a impedirsi di voltarsi indietro. E tuttavia, neanche dimenticare va bene. Per poter crescere, a quel passato bisogna tornare, con occhi nuovi, per farci la pace e poi proseguire. C’è qualcosa di dolce, qualcosa di malinconico e sì, anche qualcosa di gioioso, anche se il pure joy tratto da una recensione citata in copertina è decisamente un altro eccesso.

Robin ha un aspetto insolito ma l’espressività è la sua, non era nuovo, tra l’altro, al ruolo di adulto-bambino, che anzi in passato, in varie altre occasioni e in modi diversi, era sembrato tagliato su misura per lui (penso a Toys, Hook, Jack, Jumanji, Flubber…). Vi dirò che per me è stato quasi un sollievo vedergli di nuovo esplorare, nel film successivo, una parte ancora differente, direi persino inedita per lui, un ruolo a cui mai avrei pensato di accostarlo fino a qualche anno fa. Cioè, fino al momento in cui ho capito che avrebbe potuto essere e anzi è stato accostato praticamente a qualunque ruolo. Ma devo dire, è riuscito comunque a sorprendermi, col personaggio di cui parlerò la prossima volta. A lunedì!

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7 Pensieri su &Idquo;46. House of D.

  1. Non conoscevo questo film ma rimedierò. Poi la Badu è una delle mie cantanti r&b preferite!
    Mi colpisce il fatto che ho letto sul giornale di oggi che l’attore che interpreta il ragazzino è morto ieri in un incidente domestico….
    Un bacio mia cara.

  2. Pingback: L’elenco promesso – III parte (e ultima, per adesso) | intempestivoviandante's Blog

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