… e però scrivo

…E però continuo a scrivere, più di prima anzi, perché quando non siamo costantemente connessi minuto per minuto si fanno più cose, inutile negarlo. Ho scritto tanto. Ho scritto di me, della mia storia, ho scritto della scrittura, ho scritto di lacrime e di allegria, ho scritto cose per il libro e poi mi sono chiesta se inserirle o no e non lo so neanche adesso. Ho scritto righe che adesso che penso di pubblicarle qui nel blog mi fanno tremare le gambe, sento fortissimo il fluire dell’emozione, forse è il sangue, forse si mescolano. Credo che tra oggi e domani che ho la connessione piena, condividerò tanto, a compensare i giorni in cui non riesco e mi pesa. Qui parlo di questo rapporto un po’ particolare che ho con la commozione. A volte diventa malinconia, persino dolore, eppure non riesco a non amarla. Non per masochismo, tutt’altro. E’ che la mia scrittura appartiene a quella commozione, e io, per molti versi, appartengo alla mia scrittura. 

Di tanto in tanto mi sale al volto una commozione inspiegabile, scendono lacrime che non hanno origine da un dolore ragionevole. Mentre sto leggendo, vengono da sé senza alcun nesso con ciò che è scritto. Un articolo di giornale, di divulgazione scientifica, parole non capaci, in sé, di suscitare simili emozioni. Eppure a un tratto devo interrompermi, sopraffatta da quest’acqua che viene da lontano, espressione unica e inimitabile del corpo che porta fuori parte di ciò che ha dentro, parte di se stesso. Questo dolore non mi è nemico, anzi. E’ piuttosto un’inquietudine, un’incapacità a restare ferma in un unico luogo. Non sempre so cosa cerco, cosa mi manca, a volte sì, eccome, ma forse non ho neanche sempre necessità di saperlo. Quello che scrivo viene da questa insufficienza. Scrivo perché la mia vita non mi basta, e benché sia faticoso a volte, è meglio della tranquillità e della quiete. Conosco il valore di quello che ho e me lo tengo caro, ma conosco anche il valore di ciò che ti spinge a riempire una mancanza, cercare delle risposte – e prima ancora delle domande – camminare senza necessariamente conoscere la direzione, solo per vedere qualcosa di mai visto prima, o rivedere qualcosa con occhi nuovi. L’atarassia no, proprio non fa per me. Il silenzio e la solitudine, semmai, qualche volta, e purché durino solo per il tempo necessario a trovare parole da condividere. Fremo e mi muovo senza meta, misuro il pavimento coi miei passi, come si dice. Così questa agitazione inutile e senza scopo diventa racconto, qualcosa di più prezioso per me di tutto ciò che è indispensabile.

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20 Pensieri su &Idquo;… e però scrivo

  1. Trovo molte sensazioni che riconosco come familiari.
    La commozione no. Ti invidio un pochino la capacità di esternare i tuoi sentimenti, come un vaso colmo all’orlo che lascia cadere qualche preziosa goccia se toccato troppo forte. Ecco sì, la tua anima è un vaso colmo di acqua azzurra che freme di vita.
    Un bacio dolce amica 😘

    • Eppure mi sembri una persona che si emoziona molto. Forse la chiami con altri nomi, forse non si esprime con le lacrime ma diversamente, però non c’è mica un unico modo. Un tempo era difficilissimo che mi commuovessi fino alle lacrime ad esempio per un film, un libro o un racconto. Oggi mi succede molto di più a volte mi risulta incomprensibile il motivo, almeno sul momento. Ma va bene così, se succede vuol dire che era il momento “giusto”.
      Abbraccio stretto stretto e vediamoci!

      • Tutte le emozioni mi ribollono nella pancia ma alla fine esce ben poco, sono come quei vulcani silenti ma non spenti che poi fanno disastri.
        E’ un periodo un po’ strano, di silenzi e isolamento, non mi fa bene ma non riesco a fare altro. Le parole escono a fatica, lascio che si riposino e trovino da sole la loro strada.
        Ti abbraccio forte ❤

      • Sai, è quello che dicono ancora anche a me qualche volta: esprimi le tue emozioni, altrimenti finiscono per esplodere. Prima me lo dicevano più spesso, un po’ sto imparando, ma mi riesce più facile scrivendo e condividendo qui sul blog. Anche questo, non è sempre stato così, ci sono stati momenti di silenzio e isolamento, in cui le parole sembravano non arrivare. Ora ne ho quasi troppe, sono così tante che a volte mi sembra come se il mio corpo fosse tutto fatto di parole che premono per uscire, parole che rappresentano emozioni, certo. Ma quando sono così tante, è difficile districarle a volte, si confondono, si mescolano. Certo, il silenzio fa più male, almeno per me è così. Ma credo e spero che sia un momento, le parole senti che ci sono, dentro, sicuramente lasciare che riposino e che trovino la loro strada è la cosa giusta da fare in questo momento. Torneranno più saòde e più forti 🙂
        Abbraccio grandissimo :*

      • Lo ricambio sempre con affetto immenso.
        Le parole sono curative ma bisogna prendersi anche cura di loro. A volte sento che hanno proprio bisogno di tempo, sono un po’ ritrose, come la farfalla di velluto nero che prima o poi si concederà al tuo sguardo ❤

  2. sei cruda e spietata con le parole, le usi come un disegnatore la matita, delineando nettamente stati d’animo per altri indescrivibili. Mi piacerebbe verificare come te la cavi quando invece di scrivere ne parli, mi piacerebbe averti, io silenzioso, davanti a un caffè. Se ti può consolare hai fatiche dello spirito tipiche dei giovani; e se sei ultratrentenne, vuol dire che non invecchierai, mai! Un abbraccio, mia ultrasensibile

    • altro che ultratrentenne… ultra, ultra… ma grazie. Sono molto curiosa, e dicono che finché si mantiene viva la curiosità, non si invecchia! 🙂
      Cruda e spietata non me lo avevano ancora detto, temevo anzi di essere anche ultra-zuccherosa, forse un po’ tutte e due le cose… Un commento che mi fa riflettere, quindi doppiamente grazie 🙂

  3. “Quello che scrivo viene da questa insufficienza” … non molto tempo fa lessi un verso che diceva “si scrive sempre per un fantasma…” (ora sono al cellulare, domani o quanto prima la cerco e magari ti scrivo il verso con esattezza) … forse si scrive sempre per ciò che manca, per ciò che era e non è più, avrebbe potuto essere ma non è stato, è e non sarà, sarà e non è…. perché si ha troppo o troppo poco, e sempre mai abbastanza…. o perché siamo, noi – esseri umani – grazie a quella capacità di proiettarci oltre noi stessi – sempre un po’ oltre noi stessi: in un luogo ma contemporaneamente in tanti non-luoghi: quelli della nostra mente, dell’anima o semplicemente dell’immaginazione e del ricordo.

    • Credo di averlo trovato! sembra sia di una poetessa argentina, Juana Bignozzi. Non la conoscevo ma ammetto che non leggo moltissima poesia, a parte il mio Neruda e pochi altri. Bello però quel verso! E bello il tuo commento. Sì, io credo che la scrittura sia uno dei modi più belli con cui abbiamo imparato a convivere con la finitezza delle cose, con la manzanza e con la perdita… ma anche a celebrare il lato bello della vita. Di cui fanno parte anche l’ìimmaginazione e il ricordo.
      grazie del passaggio, vengo subito a trovarti 🙂

  4. Posso darti un consiglio di lettura? È un piccolissimo libro, leggero e profondo, lo leggi e ti fermi a pensare. Ti suggerisco – a te che scrivi così – “I SENSI DEL SILENZIO – Quando la scrittura si fa dimora” – di Duccio Demetrio (ed. Mimesis – Accademia del Silenzio, 2012).
    Ti piacerà, vedrai. Ciao
    Cristina

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