Quote challenge Day 1 – Libri

Volevo approfittare prima che la connessione mi lasci a piedi per cominciare almeno il gioco delle citazioni. Mela mi ha precettata, Cose da V e Romolo Giacani (Viaggi ermeneutici) mi hanno nominata espressamente. Sono tre blog molto diversi, uno più bello dell’altro. Ci proviamo, dài. Tanto dice che i tre giorni non devono necessariamente essere consecutivi, che le regole non sono obbligatorie, che si possono dividere per categorie ma anche no e insomma, liberi tutti, che per me va benissimo. Quindi cominciamo, e inizierò con quelle letterarie.

1. “Forse l’avete già indovinato. Sono le mani a risvegliare il potere delle spezie. Hater gun, lo chiamano, valore delle mani. Per questo sono proprio le mani le prime a essere esaminate dall’Antica quanto le ragazze arrivano all’isola. Ecco ciò che ella dice.

“Non devono essere né troppo leggere, né troppo pesanti. Mani leggere sono creature del vento, volano di qua e di là al suo capriccio. E mani pesanti, trascinate giù dal loro stesso peso, non hanno spirito. Sono solo pezzi di carne per i vermi in attesa sottoterra.

Le mani giuste non hanno macchie scure sul palmo, indice di cattivo carattere. chiuse strettamente a coppa e tenute contro sole, non mostrano fessure attraverso le quali spezie e incantesimi potrebbero scivolare via.

Non sono fredde e secche come il ventre dei serpenti, perché le maghe delle spezie devono saper sentire il dolore altrui. E neppure calde e umide come il respiro di un amante in attesa davanti alla finestra, perché le maghe delle specie devono lasciarsi alle spalle le passioni.”

Chitra Banerjee Divakaruni, La maga delle spezie, Einaudi, trad. di Federica Oddera

 2. Gli piacevano le parole importanti, belle, grandi, le enfatiche, tonanti, ridonanti parole; con un senso annesso, se riusciva a ottenerlo senza rovinarne il suono, ma non ne caso contrario. Gli piaceva erigersi dinanzi al mondo stordito e vomitare verso il cielo fiamma e fumo e lava e pietra pomice, e creare i propri tuoni sotterranei, e scuotere se stesso con terremoti e rendersi maleodorante con fumi sulfurei. […]

V’è una strana sorta di originalità, in McClintock. Egli imita gli stili di altre persone, ma nessuno può imitare il suo, neppure un idiota. Altre persone possono essere pompose, ma la pomposità di McClintock ha la violenza di un uragano; altre persone possono piagnucolare il sentimento, ma McClintock lo vomita; altre persone possono servirsi a vanvera delle metafore, ma soltanto McClintock fa di questo una vera e propria arte. McClintock è sempre McClintock, è sempre coerente, il suo stile è sempre esclusivamente suo; egli non commette l’errore di essere pertinente in una pagina non pertinente in un’altra; non è mai pertinente in nessuna delle sue pagine. Non commette l’errore di essere lucido in un punto e oscuro in un altro; è sempre oscuro. Non commette l’errore di servirsi qua e là di un nome estraneo al carattere del suo lavoro; adopera sempre nomi esattamente e fantasticamente adatti alla sua pazzia. In fatto di coerenza egli domina incontrastato il campo delle lettere”.

Mark Twain, Come curare la malinconia, Passigli Editori, trad. di Bruno Oddera

3. Cominciò che mi dissolsi. E’ così che deve sentirsi il vapore quando fuoriesce dal liquido bollente e sale nell’aria rinfrescante. Per la prima volta in vota mia mi sentii libero, davvero libero da tutte le costrizioni terrene, libero dal mio corpo, sfuggito al mio stesso pensiero.

Poi divenni suono, e chi diventa suono diventa onda. Oso sostenere che colui che sa di essere un’onda si è avvicinato di un bel po’ alla soluzione dei misteri dell’universo. E a quel punto capii se non altro il mistero della musica, capii perché la musica è così immensamente superiore a tutte le altre arti: perché è incorporea. Una volta staccatasi dallo strumento che la produce, appartiene solo a se stessa, è una creatura del tutto autonoma fatta di suono, senza gravità, senza corpo, perfettamente pura e in perfetta armonia con l’universo.

Così io mi sentivo: ero musica e danzavo con il cerchio ardente, alto su tutto. La Terra era laggiù da qualche parte, e laggiù erano il mio corpo, le mie preoccupazioni che non contavano più niente. Contava solo la ruota infuocata, contava la sua presenza. Ruotava, continuò a ruotare fino a quandola sua luce multicolore sembrò fluire al suo interno, seguendo tre percorsi curvi che si univano al centro. E poi lo vidi. Il tricerchio.

Il tricerchio, il misterioso segno che spiccava sull’ingresso delle librerie antiquarie di Lo Sbircio e di Inazea Anazazi. Splendeva davanti al mio occhio interiore, evocato dalla potenza della musica delle trombùccine, che ora rintronava in tutta la sua potenza. […]

Poi tutto cessò di colpo. La musica finì, il sogno svanì e io precipitai. Piombai giù a lungo, verso la Terra, verso Zamonia, verso il mio sembiante, e… zac! – ecco il mio spirito dianzi ancora scatenato di nuovo spietatamente prigioniero del mio corpo, incastrato fra i miei atomi.

Spalancai gli occhi. I nebbiolinesi avevano abbassato le trombùccine e si apprestavano a riporle negli astucci. Il pubblico si alzò. Non un solo applauso. Mi guardai in giro, confuso. Che strana conclusione per un concerto così sensazionale! Avrei voluto fare qualche domanda al nano, ma era già sparito. Vidi Lo Sbircio e la shockkia allontanarsi in fretta nella folla. Gli spettatori uscivano incespicando dalle file dei sedili, io ero l’unico ancora seduto, come rincitrullito, sulla mia sedia da giardino nel parco municipale di Librandia.

Allora mi fu chiaro: neanch’io avevo più tempo da perdere! Dovevo andare, urgentemente! Come avevo potuto dimenticarlo: l’unico scopo della mia vita era quello di mettere le mani sul maggior numero di libri che avessi potuto arraffare. Presto, presto, per non dare agli altri il tempo di precedermi! Libri! Libri! E dovevano essere naturalmente libri sognanti, di librerie antiquarie contrassegnate da tricerchio. Mi precipitai dietro gli altri”.

Walter Moers, La città dei libri sognanti, Salani Ed., traduzione di Umberto Gandini

Annunci

6 Pensieri su &Idquo;Quote challenge Day 1 – Libri

    • Ottimo! Ma il mio Moers non se lo fila nessuno? Le Tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu è così folle, così meravigliosamente folle, io lo adoro. Di quelli che mi fanno sganasciare anche in mezzo a una folla che mi guarda stranita 🙂
      Questo dei Libri Sognanti in verità non l’ho ancora finito ma mi sembra promettente!

  1. Pingback: #Quote challenge Day 2 – Canzoni | intempestivoviandante's Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...