Appunti sentimentali

Appunti scritti in questi giorni, tra camminate, lavoro, osservazioni di farfalle albe e tramonti. Ancora una volta, la poesia l’avevo già pubblicata, ma per così dire si intonava ai miei pensieri di questa mattina.

Uno spicchietto di luna immerso nel cielo ancora chiaro, dove il sole si dissolve in un rosa quasi lilla, con sentori di arancio tra diverse tonalità di azzurro, dal più tenue e luminoso al più scuro che già va volgendosi al blu. C’è un vento leggero ma deciso che sembra quasi spingermi avanti, ancora un po’, dietro quella curva, voglio vedere cosa c’è. Ma poi dopo la curva gli alberi coprono la visuale e allora proseguo, devo arrivare a un punto aperto, da cui poter spaziare con lo sguardo. Dopo due o tre tentativi a vuoto, arrivo nel posto giusto. Amo le montagne che prendono quella sfumatura celeste in lontananza. Più vicino ci sono dei calanchi, è un luogo geologicamente interessante questo, mi è stato detto. Non ho preso il cellulare, volutamente, e quindi non ho la macchina fotografica. Veramente sto scattando fin troppo, ma adesso un po’ mi pento di non averla dietro, non c’è mai niente di uguale, questo spicchio di luna non lo rivedrò più così, in quella stessa posizione, al centro di quegli stessi colori.
Sto tornando indietro, non so neppure quanto tempo è passato, senza il telefono, non avendo orologio, non ho idea dell’ora, ma a prendere mentalmente appunti sul racconto della mia passeggiata, il tempo scorre in fretta. Sono quasi a casa. Sento l’aria sfiorarmi, mi passo le dita piano sulle labbra, quel fremito ho imparato a conoscerlo bene, ormai. Non ti ho più sognato e mi manca molto questo; anche quei certi piccoli segni preziosi vanno facendosi più rari. Ma quando le mie labbra rabbrividiscono a un soffio leggero – e non sempre la causa è il vento, mi succede anche in casa, come mi succede di sentire qualcosa di lieve che mi agita appena i capelli – allora, ecco, io so sempre che dentro di me si agita un pensiero che ti riguarda, e che va scritto.
In sere come questa capisco perché gli uomini guardando la natura pensassero a Dio. Comunque inteso, fosse pure la personificazione dei fiumi e delle montagne e dei fulmini, fosse un collerico abitatore dell’Olimpo, o lo spirito della vita che permea tutte le cose. E’ difficile credere alla casualità, qui. Conosco e in gran parte condivido gli argomenti della ragione e della scienza. La mia fede è così combattuta da non potersi forse neppure chiamare fede. Anzi, quasi sempre mi reputo quanto meno agnostica. Ma in sere come queste guardo tutta questa bellezza, l’enorme varietà della vegetazione pur in un territorio così minuscolo, queste tinte che dipingono ogni giorno un’altra alba, un tramonto mai uguale, la terra gira, d’accordo, tutto dipende dalla sua posizione rispetto al sole, ma questa piccola sfera, una specie di giocattolo, si è così riempito di luci e riflessi, di gocce d’oro nell’acqua trasparente che diventa blu quando è profonda, come l’aria, dopotutto; e tutto ha una spiegazione logica, anche le infinite forme dei fiori, anche i disegni meravigliosi delle ali delle farfalle, ma la logica non soddisfa questo intenso bisogno di capire, tutte queste casualità tutte insieme, tutto questo incanto di fronte a noi, e noi che casualmente abbiamo la capacità di incantarci (oh, anche di distruggere, lo so bene. Ma m’importa molto più della capacità di incantarci).

E a proposito di farfalle, quelle del mio giardino stanno prendendo una tale confidenza che mi pare di essere Biancaneve, qualche volta. Non vengono proprio a chiacchierarmi sulle mani, ma si lasciano guardare senza alcun timore, tanto che quasi non ho bisogno dello zoom, posso fotografarle da vicino, si fidano. Tranne… da qualche giorno faccio la caccia a una bellissima farfalla nera che non avevo mai visto prima. Appare qualche volta, si fa vedere di sfuggita, se si accorge che la guardo vola via. Ne ho vista un’altra simile stamattina, piccola, le ali scure ma così sottili da poter comunque vedere in trasparenza, ma non sono riuscita a fotografarla. L’altra, la seduttrice, è più grande e benché non riesca a osservarla bene, sfuggente com’è, mi pare che le sue ali abbiano la consistenza e la tinta del velluto.

/

Stamattina ho visto l’alba, erano un po’ di giorni che ci pensavo. Mi piacciono i tramonti, lo sai, ma l’alba ha qualcosa in più, e non solo perché è un inizio; pensiamo al tramonto come a una fine, ma tutto dipende dai punti di vista, giusto? Se guardiamo alla notte, la notte comincia con il tramonto. Tuttavia, l’alba è più difficile da vedere, specialmente in questa stagione, devi alzarti presto, non avere fretta di andare al lavoro o di intraprendere tutte le cose del giorno… l’alba la devi conquistare, ecco. Insomma, stamattina ho visto l’alba. Poi mi sono fatta la doccia, con calma, e poi ho spalmato del burro per il corpo, non sempre ho il tempo per farlo. Ne sento il profumo e la mente corre. E’ dolce immaginarti. Un dolore, ma dolce. Averti accanto, addosso, accarezzare quel torace che non potrei mai chiamare villoso, mi sembrerebbe ridicolo, ma ridicolo in quel modo che non fa ridere. E invece, ridendone, tu mi hai insegnato ad amare quelle che vedo come piccole spine; spine di tenerezza, morbide, segni forse di ogni difficoltà superata, una nuova per ogni pezzo di te che diventava più realmente tuo, per ogni passo fatto verso quello che volevi fare e che volevi essere, E quindi li amo, uno per uno, quei piccoli segni sul tuo corpo che sai, qui da noi un tempo sarebbero stati indice di virilità. Per te erano oggetto di ironia; per me, che non ho mai provato nessuna attrazione per gli uomini villosi, è stato quel tuo modo di prenderti in giro, che adoro, a renderli sensuali. E adesso io…

Sento la tua notte tra le dita

Sento la tua notte tra le dita, come morbido velluto scuro.
Vorrei esporre la mia bocca alla rugiada del tuo sguardo,
arresa a un abbandono illimitato,
le tue mani sulle mie labbra, il silenzio,
la gola scoperta, l’attesa, il palpito,
l’assaggio, i passi, il rosso dell’invito, l’acqua sulla schiena,
la terra e il fuoco tra le braccia,
l’ombra della tua quercia che m’accarezza il cuore,
il tuo giardino sul lago riflesso nei miei occhi
e quelle tenere spine sul tuo petto, di cui hai riso tanto
da farmene irragionevolmente innamorare;
le tracce nella neve, le corse sullo snowboard,
la vita a sorsate e morsi, il frutto, polpa e bucce,
i giochi a stupire, le storie per bambini e il sole nella voce,
tutto si riversa in quell’attimo bruciante,
oro fuso, la memoria smeraldo del mio sonno
sull’incavo della tua spalla, e poi il risveglio
e dopo tu, tu sorridi,
e io vivo e muoio nella luce di un respiro

Ho fatto colazione, mi lavo i denti, l’acqua si arrossa un poco. Mi sanguinano le gengive, ogni tanto. Fossero solo quelle.

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