50. R.V.


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Cinquantesimo film. Accipicchia. Forse non avrei scelto proprio questo come cinquantesimo, non fosse stato per ragioni strettamente cronologiche.

Regia di Barry Sonnenfeld, la cui foto vedrete anche giganteggiare sul fianco del caravan nelle vesti di Irv il noleggiatore.

Che devo dirvi, so benissimo che la scena iniziale con la piccola Cassie bambina in adorazione del padre narra-storie e inventa-mostri è solo una scusa per dare modo a Robin Williams di fare la sua famosa imitazione di Sylvester “Sly” Stallone e di tirar fuori un altro paio di voci dal cappello, certo non gran cosa rispetto a quello che poteva fare ma pur sempre uno strappa-sorrisi. Carina comunque l’idea di presentare la bimba adorante solo per sottolineare un confronto a cui nessun genitore può sottrarsi, quello tra i bimbi adoranti e adorabili che ci ricordiamo con nostalgia (e dimenticando peraltro in larga parte gli aspetti negativi) quando ci troviamo di fronte adolescenti scostanti, riottosi e con cui non si riesce a comunicare.

Questa, in breve, è la situazione da cui parte Bob Munro, tra iper-lavoro e difficoltà a gestire l’irritabilità dei due giovani virgulti, sta rischiando di estraniarsi. Una vacanza alle Hawaii sembrerebbe l’occasione giusta per sistemare un po’ le cose, ma il presidente della società per cui lavora lo costringe ad annullare il viaggio per presenziare a una riunione di lavoro. Destinazione: Boulder, Colorado (vi suona un campanellino?). Allora Bob pensa bene di cercare di salvare il salvabile proponendo alla famiglia (senza spiegare le ragioni dell’improvviso cambiamento) un campeggio in caravan appunto tra le Rocky Mountain del Colorado… Ovviamente, nessuno di loro avendo alcuna esperienza di campeggio, l’impresa si rivelerà molto più ciclopica del previsto.

Ho qualche idea che questo sia uno di quei tre, quattro film che Robin ammetteva di aver fatto più che altro per bisogno di soldi. Qualche caduta di stile c’è e certo non deve aver accettato perché entusiasta della storia o della sceneggiatura. Però devo dire che mi sto divertendo da matti. Purtroppo non sono riuscita a vederlo tutto perché a un certo punto si incanta (quindi vi prego, non ditemi come va a finire 😀 ). Ero anche indecisa se farla, la recensione, ma tutto sommato mi pare di essermi fatta abbastanza l’idea. Demenziale, a tratti un po’ becero, richiede per poterselo godere al meglio di lasciar andare qualche freno, tornare un po’ bambini, levarsi per un momento di dosso qualunque patina di eleganza, finezza e classe possiate aver sviluppato nella ricerca di pellicole artistiche. Dopodiché, potrete spanciarvi dalle risate comodamente sulla poltrona, vergognandovi il giusto soltanto in un secondo momento. O anche no.

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3 Pensieri su &Idquo;50. R.V.

    • Devo dire, non so se l’avrei definito bellissimo, forse sono abituata troppo bene, in generale gli standard di Robin sono elevatissimi. Ma anche quando è dal lato della discesa sulla ruota (è stato lui a dire che la sua carriera aveva avuto “più alti e bassi delle montagne russe”), quello che per lui è il basso, per altri sarebbe più che nella media. Faceva sempre grande attenzione comunque al “messaggio” e benché non avesse certo paura della “volgarità” (né sia mai stato “politically correct”) aveva qualcosa che gli permetteva di dire quello che voleva, come voleva, restanbdo sempre al di sopra di una certa linea. Penso siano fondamentalmente due fattori, l’intelligenza e il rispetto.

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