IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo IX – IV

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Elisa esaminò la coppia che aveva davanti. L’uomo non aveva un aspetto particolare. Era muscoloso, sotto gli abiti stazzonati ma evidentemente scelti con cura per venire in tribunale. Il viso però era magro, gli occhi scuri che si spostavano sugli oggetti della stanza, la fissavano un attimo, tornavano a fuggire in fretta. Neanche la donna aveva un aspetto particolare, anche se risultava dal fascicolo che avesse un esaurimento nervoso. Teneva quasi sempre la testa bassa, e non parlava molto. Ogni tanto guardava suo marito, ma Elisa non avrebbe saputo dire se approvava quello che diceva o no.
– Mia moglie sta solo passando un momento difficile – disse lui. – Il bambino ha diritto di crescere con noi, siamo noi i suoi genitori. Un figlio deve crescere con i suoi genitori. Non era la prima volta che Elisa vedeva quell’atteggiamento, anzi, succedeva spesso. Era normale, per un padre che rischiava di perdere suo figlio. Ma quella donna aveva cercato di soffocare suo figlio col cuscino. Era stato il marito a fermarla, e adesso rivoleva suo figlio. Il fascicolo diceva che aveva dei precedenti di alcolismo, ma sembrava (sembrava?) essersi rimesso in carreggiata.
Elisa trovava sempre molto difficile capire fino a dove poteva arrivare l’ingerenza di un estraneo, nel decidere se dei genitori erano o meno in grado di gestire il loro bambino. Ma quello le sembrava un caso lampante. Magari si poteva provare con un affido temporaneo, invece che un’adozione, in modo che la coppia non perdesse il diritto di vedere il figlio, e a condizione che la donna si sottoponesse a una terapia, e che il marito non avesse ricadute, c’era sempre la possibilità che presto o tardi potessero restituirglielo.
– Lei non ha diritto di togliere un figlio a sua madre. Se non ce lo lascia ci rivolgeremo ai giornali, e tutti sapranno che a una donna disperata, invece di darle aiuto le tolgono il bambino.
– Vede – cercò di spiegare lei pazientemente – noi dobbiamo pensare prima di tutto a suo figlio, perché è lui la persona più debole. Non credo che voi vogliate che a causa della sua malattia – si rivolse alla donna – suo figlio possa soffrire.
– Mia moglie non è malata! – gridò l’uomo. In un certo senso aveva ragione, non era una malattia riconosciuta, o meglio, c’era ancora molta confusione tra una momentanea depressione e una condizione patologica che poteva avere conseguenze tragiche per chi la subiva e per chi gli stava vicino. Elisa sapeva che i giornali, probabilmente, avrebbero ascoltato la storia dell’uomo, avrebbero accettato la sua versione, e avrebbero gridato allo scandalo, perché non si può togliere il figlio a una povera donna che già soffre. Lo sapeva perché le era già capitato di vedere articoli di quel genere. Non è molto facile accettare l’idea che qualcuno possa decidere che la tua disperazione, la tua angoscia, è così grave da non permetterti di curare tuo figlio. L’idea che a nessun figlio – specialmente a un bambino – si può chiedere di farsi carico di guarire una madre in preda agli incubi. Non era facile neanche per lei, neanche in questo caso, in cui quel figlio era quasi morto. Gli assistenti sociali, i giudici dei tribunali per i minorenni, venivano spesso additati come quelli “che portavano via i figli ai loro genitori”. Ma la realtà era ben diversa. C’erano situazioni che andavano avanti per anni, pezza dopo pezza, tra mille diversi tentativi, pur di non dichiarare lo stato di adottabilità di un bambino. C’erano, certo, assistenti sociali molto rigidi, che prendevano il loro lavoro troppo sul serio, o troppo poco. Così come c’erano giudici che in quanto tali erano presi da una sorta di delirio di onnipotenza, credevano davvero di poter avere in mano la vita e la morte delle persone, come il nano di De André. Ma erano pochissimi. Lei personalmente aveva sentito parlare, tra i colleghi e tra gli avvocati, di un paio di casi, ma non ne conosceva neanche uno.
– Senta, cercheremo di trovare una soluzione, ma voi dovete aiutarci. Noi non siamo qui per togliere i figli a nessuno, però voi dovete dimostrarci che state facendo tutto quello che potete perché quello che è successo non si ripeta mai più. Noi non possiamo far finta di niente, ma per voi è ancora meno possibile. Dovete fare i conti con la realtà, e cercare di cambiarla. Perché suo figlio stia bene, signora, bisogna che prima di tutto sia lei a stare meglio. Si faccia aiutare, lo faccia, per se stessa e per suo figlio. – La stava quasi supplicando, ma non poteva sapere se la donna l’avrebbe ascoltata, non poteva sapere se suo marito, che evidentemente aveva in mano le redini della sua vita, glielo avrebbe permesso. Fortunatamente non era una responsabilità solo sua, c’era tutto un procedimento che avrebbe richiesto la presenza di un pubblico ministero, un avvocato, e alla fine tre persone a decidere. Ma era così stanca… avrebbe voluto chiamare Andrea, per alleggerire un po’ quel peso che non smetteva mai, nemmeno dopo tanti anni, di portare sulle spalle ogni volta che vedeva il dolore altrui, ma sapeva che era in ospedale.
In quel momento, quasi a rispondere a quel suo muto desiderio di parlare con qualcuno, il telefono squillò, ma non era Andrea, era Fabrizio.

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5 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo IX – IV

  1. Alexandra, ho l’impressione di perdermi qualche pezzo del tuo bel romanzo. Puoi mandarmelo in file, oppure dirmi come fare per acquistarlo?

    • Ti ringrazio, ma al momento non è in vendita e sinceramente non so se pubblicarlo anche come self-publishing, almeno fino a quando non lo avrò rieditato per bene. Non ho neanche un file, lo sto postando di volta in volta però se vai nella home page sulla categoria “romanzo” o tag “Il Bosco” dovresti trovare tutte le puntate, puoi copiarle e salvarle in un tuo file, ti autorizzo 🙂

  2. uno spaccato professionale molto veritiero che apre uno squarcio su quel mondo dolente fatto di assistenti sociali, persone che soffrono, altre malate e tutto questo ruota intorno al più debole.
    Puntata intermedia ma penso che introduca Fabrizio e la sua malattia. Dunque Elisa vive con Andrea, anche se non è detto si capisce nel finale del post.
    Vivono insieme oppure è una separata in casa? Credo alla prima ipotesi.

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