IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo IX – V

immagine_bosco

Ci sono infiniti modi di fare l’amore con una donna. La stessa donna. Non è una questione di posizioni, o di strane fantasie, anche se possono entrarci anche quelle. Cambiano ogni volta i ritmi, i gesti, le parole dette o non dette. Non potrà mai succedere esattamente la stessa cosa due volte. Quello che lei gli lasciava fare col suo corpo era stupendo. Amava vedere i piccoli brividi sulla sua pelle, le labbra schiuse, ogni movimento con cui sembrava voler aprire il suo corpo di più, abbandonarsi di più. Lui poteva cambiare il ritmo del suo respiro, poteva sciogliere il suo corpo in fuoco liquido, trasformare la sua voce in un gemito roco eppure stranamente musicale, che ogni volta lo faceva impazzire. Gli dava quel potere sul suo corpo, ma si appropriava dello stesso potere su quello di lui. Ogni volta credeva che non avrebbe potuto sentire niente di più grande o di più forte, e ogni volta quando entrava in lei era come se milioni di scintille lo riscaldassero e lo illuminassero, stelle cadenti, un pezzo di cielo precipitato sulla terra.
Non era facile fermare quella sua vita frenetica, quel suo tempo pieno di cose e di pensieri, sempre dietro a qualcosa che doveva fare, o alla paura di aver dimenticato qualcosa. I bambini da andare a prendere in piscina, una sentenza da scrivere per il giorno dopo, la cena da preparare. Non lasciava mai che la fretta le impedisse di prendersi per l’amore tutto il tempo che voleva, ma dopo, dopo era una fatica trattenerla dal fuggire, anche quando in realtà non era strettamente necessario.
Ma questo era uno di quei rari, deliziosi momenti in cui aveva deciso di prendere per sé – per loro – un tempo indefinito, ore di ozio che potevano passare parlando, andando al cinema, cucinando e cenando insieme, la sensazione che non ci fosse solo un pomeriggio e una sera, da trascorrere con lei, ma che stessero vivendo in uno spazio senza tempo, o con un tempo sospeso, e avrebbero potuto scegliere milioni di cose da fare, e farle tutte. Era bellissimo anche solo quello, immaginare quelle cose insieme, sceglierle, e poi non fare niente, semisdraiati sul divano, lui in pigiama e pantofole, e lei con una vestaglia che le aveva prestato lui, lui a chiedersi se avrebbe conservato sempre quella magia, anche se un giorno la clandestinità avesse lasciato il posto alla quotidianità, e lei a chiedersi per quale strano miracolo poteva impunemente parlare con lui di politica, di lavoro o di cibo, in modo così tranquillo e casalingo, quando un attimo prima lo stesso uomo era stato capace di emozionarla al punto da non sapere più niente di se stessa.
– Fabrizio mi ha chiesto se avremmo voglia di andare da loro domenica a pranzo. – Gli disse a un tratto.
– Con me? – si stupì Andrea. Conosceva Fabrizio e Viviana, li aveva già rivisti diverse volte, in quei due anni in cui in qualche modo la sua vita e quella di Elisa erano state comunque legate. Ma un pranzo aveva qualcosa di ufficiale.
Lei sorrise.
– Paura che il nostro smetta di essere un amore proibito e si normalizzi troppo? – Lo stuzzicò.
In qualche modo gli parve che lei avesse catturato i suoi pensieri. La magia avrebbe resistito alla certezza di ritrovarsi tutte le sere, alla consapevolezza di avere tutto il tempo, senza dover rubare quegli istanti dando loro l’intensità delle cose rare? Ma essere accettato così, con piena naturalezza, come un dato di fatto, gli dava un rimescolio nelle viscere che somigliava molto alla sensazione di calore del primo innamoramento. Forse, dopotutto, avrebbero potuto essere capaci anche di stare insieme per sempre senza normalizzarsi mai. E se c’era qualcuno che poteva, in questo senso, dargli qualche consiglio…
– Beh, è la prima volta. Sono un po’ emozionato. Non è proprio come essere presentato ai genitori della fidanzata, però… e Matteo?
Matteo era incredibile. Oh sì, lo sapeva che aveva capito tutto, anche se non aveva mai detto niente. Lo sapeva che aveva scelto di restare amico di Andrea nonostante. Aveva delle qualità straordinarie, che lei aveva in qualche modo reso invisibili, prendendole per scontate. Era un errore che aveva rischiato di fare anche con Andrea, quando lo aveva trasformato in una specie di eroe, dimenticando le sue qualità di uomo. Il tempo che era passato da allora era stato, per loro, una fortuna. Questo comunque non glielo aveva detto, a Matteo, non gli aveva detto che Fabrizio le aveva chiesto espressamente di venire con Andrea. Era fuori per lavoro, in Francia, solo per pochi giorni, ma chissà. Era quasi sicura che avesse un’altra. O lo sperava.

Annunci

3 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE IV – Capitolo IX – V

  1. Un bellissima pagina in cui descrivi le sensazioni di una donna innamorata e felice, come può esserlo Elisa nel pieno della sua maturità.
    Fabrizio si vuole accomiatare da loro e spera che questo dia la spinta ai due amanti di essere felici in pubblico.
    Elisa si augura che Matteo abbia un altro? Forse è il senso di colpa nei suoi confronti per essere stata una moglie fedele ma fredda, di non aver compreso subito ch Matteo non era adatto alla sua personalità.
    Si procede e si procede bene.

    O.T. piccolo appunto c’è un uso spropositato di lui e lei nella parte centrale, che secondo me appesantiscono la lettura. Li sostituirei con Andrea e Elisa. Questa è una mia opinione personale.

    • Grazie! Tutto estremamente attento e pertinente. Elisa è affezionata a Matteo e desidera che sia felice anche lui, sarebbero stati ottimi amici, se non avessero provato a essere qualcosa di diverso… capita più spesso di quanto si creda. E forse capiterebbe ancora di più, se non ci si mettessero di mezzo malriposti sensi di possesso e di orgoglio, l’idea di colpa e i fallimento… quando un matrimonio finisce spesso non è colpa di nessuno, si è fatto un pezzo di strada insieme, poi si continuerà separatamente ma non necessariamente da “nemici”.
      Grazie ancora, tra un po’ inserisco la puntata successiva 🙂

      • la leggerò con attenzione.
        Un matrimonio finisce? Se ne deve prendere atto ma come hai detto spesso viene visto come un affronto personale, senza capire che se non ha funzionato voleva dire che non erano adatti a vivere insieme. La vita in comune richiede sacrifici da entrambe le parti e usare dei compromessi con se stessi ma troppo spesso questo viene dimenticato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...