51. The Aristocrats e 52. Man of the Year

L’altra volta col cinquantesimo film di Robin ho fatto un po’ un pasticcio. Con un suo film! Col cinquantesimo! Nel senso che in realtà il cinquantesimo non era quello, ne avevo saltai altri quattro o cinque prima, tra cui i due di cui tratto qui. Avevo proprio bisogno di vacanze evidentemente, e infatti ho dovuto addirittura saltare un lunedì, non potevo farcela.

Allora per farmi perdonare non solo parlerò di due film (per quanto, uno dei due…. ma dirò tra pochissimo), ma ripercorrerò tutte le recensioni, dalla prima all’ultima (fino a questo momento) con i link. Magari a qualcuno viene voglia di guardarsi uno di quelli di cui non si sente quasi mai parlare… e non sapete (o forse lo sapete) quanto questo mi renderebbe enormemente felice 🙂 .

Dunque, partiamo col primo di questa sera. The Aristocrats io veramente avrei preferito non inserirlo neanche. E’ solo per completezza, perché è, opinione personale, naturalmente, una delle cose più atrocemente brutte, volgari, oscene che siano mai state fatte e lo dico nel senso peggiore del termine, perché non è che uno normalmente scappi dal volgare e dall’osceno in comicità. Ma devono essere intelligenti, e devono, comunque, far ridere. Mi direte che questa è la cosa più soggettiva che ci sia e io ne sono perfettamente consapevole, ci sono comici che trascinano folle davanti alla tv e che a me non strapperebbero una risata se ne andasse della mia vita. E non per snobismo perché voglio dire, Robin piace a milioni, mica noccioline.

Ma pensate a un’ora e mezza in cui una serie di comici parlano dello stesso sketch, una sorta di barzelletta segreta in cui bisogna inserire gli elementi più mostruosi possibile, incesto, violenza familiare, coprofagia e simili (adesso intuite perché quel titolo?). E non è neanche che la recitino, no, ne discutono. La cosa è talmente assurda che Robin (che non era specializzato in barzellette, comunque) ha partecipato con una storiella, abbastanza oscena, per carità, ma niente a che vedere col resto. Ed è stato l’unico momento in cui ho sorriso. Ma a parte che sembrava un pesce fuor d’acqua, certo non potevo pretendere che riscattasse in cinque minuti quell’ora e mezza di noia mortale in cui ho inutilmente sperato che succedesse qualcosa di divertente. Perché si sia lasciato convincere resta un mistero (c’è anche Whoopi Goldberg in effetti. E forse alcuni amici. Ma comunque… boh…). Per quanto ovviamente tra i suoi circa settanta film non tutti siano allo stesso livello, anche tra i meno acclamati io ho sempre trovato  qualcosa di emozionante, e qui mi riferisco a tutta la gamma di emozioni esistenti. E pazienza, temo di aver trovato l’unico che mi sono amaramente pentita di aver comprato (anche qui, vabbè, completezza della collezione, ma si poteva sorvolare).

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Sul secondo film invece potrete accusarmi, se volete, di essere diventata un tantino complottista. Man of the Year (L’uomo dell’anno) è di Barry Levinson, l’uomo di Good Morning Vietnam, che per me è uno dei più bei film che abbia visto in assoluto. Sono di parte, ho ovviamente un debole per lui. Qui siamo nel 2006, Man of the Year parla di un comico che si candida alle elezioni in modo un po’ rocambolesco e in modo ancora più rocambolesco le vince. Storture del sistema di votazione, critiche al sistema dei partiti, 2006, erano gli anni che qui si parlava di casta (anche adesso ma allora si era agli inizi). Robin non ha mai sentito il bisogno di fare l’anti-casta di professione, ma se c’era qualcosa da dire sui piani alti e i poteri forti, lo ha sempre detto, fosse in politica, fosse la lobby delle armi, fossero le gerarchie militari. Il film segue di quattro anni Live on Broadway e precede di tre anni Weapons of Self Destruction, due spettacoli (con ottime critiche entrambi) in cui questi temi erano tutt’altro che in secondo piano (entrambi gli spettacoli sono di gran lunga più incisivi e divertenti del film, sia detto a scanso di equivoci). Riempire i teatri però non è la stessa cosa che sfondare al botteghino. A teatro si suppone che raggiungi un numero pur sempre limitato di persone, forse quelle che già la pensano più o meno come te. Al cinema i numeri aumentano.

Dico questo non perché si tratti di un capolavoro, assolutamente, e penso che su questo tema siano stati fatti film molto più belli “cinematograficamente parlando”. Ma questo era un film potenzialmente popolarissimo, per nulla elitario. Si è criticato il passaggio da commedia a thriller e storia d’amore, ma forse questo era caratteristico di Levinson. Voi definireste Good Morning Vietnam un film esclusivamente comico? Io no. Dicono che il passaggio sia troppo brusco e poco plausibile e su questo non ho gli strumenti tecnici per controbattere. Io so che mi sono divertita, ho debitamente trepidato per la sorte della fanciulla in pericolo, ho apprezzato il fatto che l’ironia non sia mai diventata cinismo e che come sempre le battute raccontassero un mondo. E’ un film di intrattenimento che ambisce magari a far propria qualche domanda diffusa e dare possibili risposte non eccessivamente semplicistiche (consiglio caldamente la parte sulla sicurezza!). E da questo punto di vista, per me ha ampiamente ottenuto il suo scopo. In tutto questo, un vago sospetto che le stroncature fossero, diciamo, mirate a evitare un troppo vasto successo di pubblico a me è francamente venuto, ma forse sto diventando troppo malfidata.

You have an HMO that basically says ” we give you Viagra, but we won’t pay for your glasses”. So you can have a hard-on, but you won’t see where to put it (Avete un sistema sanitario che dice: “il Viagra ve lo passiamo, ma non pagheremo i vostri occhiali”. Avrete un’erezione ma non vedrete dove infilarla).

If it was anti-patriotic to question the Government, we’d still be English (Se fosse antipatriottico criticare il Governo, saremmo ancora Inglesi).

That’s what we’re talking about, freedom of speech… freedom of religion, any religion, any time, anywhere. You can be anything, you can be Buish, you can be Buddhist and Jewish, that’s ok… But occasionally, religion crosses over. There are people saying “intelligent design. You must teach intelligent design”. Look at the human body, is that intelligent? You have a waste processing plant next to the recreation area! (Di questo stiamo parlando, libertà d’espressione, che significa anche libertà di culto. la religione che vogliamo, quando e dove vogliamo. Puoi essere “buddeo”, cioè buddista ed ebreo. Tutto quello che devi fare è stare seduto e aspettare i prossimi saldi. Va bene tutto. Ma ogni tanto, le religioni debordano. C’è chi dice: “la creazione è un disegno intelligente”. Ma guardare il corpo umano. Vi sembra intelligente? Io direi curioso: mettere un impianto di smaltimento rifiuti accanto alla sala giochi!)

E adesso passiamo alle recensioni precedenti, però lasciatemi un’ qualche oretta 🙂

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