L’aquilone

Se anche io volessi dirigere il mio pensiero altrove, e sai che non voglio, ci sarebbe ogni giorno un milione di cose che lo guiderebbero di nuovo verso di te.
L’aquilone che si librava sul mare qualche giorno fa somigliava a uno stormo di uccelli in volo, con due o tre di quelli veri che lo seguivano, forse chiedendosi di che specie fossero quegli esseri tanto simili e tanto diversi da loro, così uniti ma senza mai sfiorarsi, geometricamente ordinati, quali affari li conducessero lassù, visto che non si mescolavano affatto agli altri, ma proseguivano con lo sguardo fisso e indifferente verso una direzione misteriosa.
Gli aquiloni, per esempio, nella mia testa sono sempre associati a te, lo sai. Non mi è del tutto chiaro il motivo, c’erano tante immagini tra cui scegliere, benché certo gli aquiloni siano un ottima fonte di idee. Il volo, la libertà, la fragilità di un filo, il cielo, i colori, le forme bizzarre di una creatività apparentemente improvvisata, di fatto in buona parte diretta fermamente, pur se non senza grazia, da una mente molto forte, molto fertile, piena di fantasia, di disegni, dello scintillio delle stelle, ma anche dotata di memoria prodigiosa e di una volontà tutt’altro che facile da piegare.
Sulla spiaggia, le tese degli ombrelloni si muovevano simili a nidiacei alle prese con esercizi di volo, che agitassero forsennatamente le ali senza riuscire ad alzarsi da terra. La musica del mare accompagnava quei tentativi esagitati e teneramente buffi da cuccioli in ansia di crescere. Quanto ci vuole, amore mio, perché la forza del cielo entri in quei piccoli arti pennuti e li trasformi in strumenti docili che abitano lo spazio senza appropriarsene, che accorciano per un istante il fiato solo perché poi sia più ampio e libero il respiro?
Questo sentimento è forse il più completo che io abbia mai provato in vita mia, e non è, credo, un caso che ci siano voluti così tanti anni perché si costruisse. Perché sì, si è costruito nel tempo, plasmato da altri amori, quelli che sono finiti e quelli che sono rimasti; dalle scelte, dalle attese, da tutto quello che sono stata e che sono e in un certo senso, anche da quello che sarò, perché ha già dentro la ricchezza di tutto quello che saprò vivere.
Contiene rispetto, fiducia, gratitudine, affetto; si nutre di qualcosa di materno e qualcosa di filiale, ma non manca certo il fuoco, e io lo attizzo ogni giorno con le parole, con la poesia, perché è un sentimento fatto di parole, questo, di ragione, di pensieri. Ma l’istinto resta, nonostante tutto, più forte, perché l’ho scelto sì, ma sono stata anche scelta, potrei farne a meno, basterebbe non scriverne più. Ma sarei diversa, e non credo migliore.
Non è stata chimica, forse, ma il fulmine non mi ha frastornata di meno per questo, la sua luce è stata ed è altrettanto abbagliante. C’è quel senso di stupore per qualcosa che nasce, come quando ci si innamora la prima volta, ma anche la pienezza della maturità, e l’eterno di ciò che non ha avuto inizio e non avrà fine perché c’è sempre stato. C’è il prendersi cura, la tenerezza, l’impararti a memoria come se davvero avessi potuto conoscerti ragazzo e vederti invecchiare a poco a poco, da vicino, senza rendermene conto fino a che, un giorno, avrei scoperto in te gli anni che sono passati, tu li avresti scoperti in me, e ci avremmo fatto pace, e avremmo ripreso tranquillamente a riderne e aspettare gli anni ancora da passare.
Delle risate e delle lacrime sai tutto, amore mio, di come hai preso per mano quella ragazzina spaventata da qualunque ombra e le hai insegnato a combattere per le sue emozioni, perché la commozione e l’allegria non si frenano, mai, e la timidezza è soltanto una delle nostre possibili sfumature, ma ce ne sono tante a comporci, e molte possiamo sceglierle e coltivarle.
C’è il dono della follia e quello della saggezza, scintille e meraviglia, curiosità e voglia di conoscere e tutte le perdite e tutto quello che ho trovato. La nostalgia, la memoria, il futuro, gli errori, le cose che forse non avrei dovuto dire, perché le chiavi del giardino segreto vanno date con cautela, ma forse invece è stato giusto così, perché sono comunque in buone mani e perché ciò che è essenziale non va trattenuto. I peccati che ho commesso, le volte in cui ho perdonato, quelle in cui ho dimenticato, i minuti sprecati, l’oro e le stelle delle notti trascorse a cantare o a far l’amore, a sognare o a ripercorrere con la mente momenti preziosi.
L’aquilone continua a volare amore mio, e forse il filo è nelle mie mani adesso, ma è tuo il cielo in cui vola. Gli uccelli lo sapevano già, per questo seguivano quell’insolito stormo, rispettandone il silenzio e aspettando il momento in cui prenderà a volteggiare nel vento senza più costrizioni, mantenendo il legame e la direzione, ma disegnando la traiettoria da sé, perché il viaggio è importante, e va compiuto come si deve, fino a che ci accolga la terra a cui siamo destinati, oppure il mare.

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11 Pensieri su &Idquo;L’aquilone

    • Questo è di quegli scritti che chiedono tanto e tanto danno, questo esistere di un amore solo nel mio cuore e nella mia testa, a volte mi sembra così strano, ostinato e assurdo, però è così, è completo e intenso come se fosse “vissuto” e lo è, fa parte del viaggio, e il viaggio, questo viaggio, è molto importante, sì. Grazie ❤ ❤ ❤

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