L’elenco promesso – II parte

Seconda parte della lista dei film di Robin Williams di cui ho parlato finora, in rigoroso (abbastanza) ordine cronologico. La prima parte (primi venti film e una breve introduzione) la trovate qui.

21. The Timekeeper, Ferngully e Shakes the Clown Tre fonti di meraviglia: la natura, la tecnica e il mimo. Per inciso, io i mimi generalmente non li capisco, ma Robin è un mondo a parte anche qui. Corpo, cuore e testa plasmati a suo piacimento per dar forma allo stupore, strumento per aprirsi alla nostra anima e a quella del mondo.

22. Mrs. Doubtfire Una risata seppellirà il pregiudizio: una delle cose più divertenti, delicate, profonde che abbia visto in vita mia. Uno degli innumerevoli casi in cui l’intensa leggerezza di Robin (no, non è un ossimoro) abbatte muri, annienta divisioni, nutre il respiro.

23. Being Human Quante vite ci vogliono per imparare a vivere? Non uno dei miei film preferiti, ma penso si inserisca in qualche modo in quel percorso di studio dell’animo umano a cui Robin ha dedicato la vita e la sua arte.

24.  In Search of Dr. Seuss Scompigliare le carte:  il Dr. Seuss non l’ho conosciuto tramite Robin ma quando ho saputo che lui aveva partecipato a questo originalissimo, delizioso documentario sulla vita di questo grande inventore di rime e nonsense, non mi sono stupita affatto. Mi sono stupita, semmai, che sia stato solo per cinque minuti, per leggere The Cat in the Hat a una bimba (che è sua figlia Zelda, per inciso). Ma i due dovevano somigliarsi molto.

25. Jumanji Quando inizi qualcosa, devi portarlo a termine. Questo film solletica decisamente la mia parte infantile. E’ pauroso, folle, racconta benissimo tutti gli incubi, il fascino dell’orrido e il senso dell’umorismo dei bambini, che non a caso sono quelli che più ci si divertono. Ma dentro ha tutta la fatica e l’importanza di saper crescere (che vuol dire prima di tutto sentirsi responsabili di tutto ciò che si fa, e quindi finirlo), mantenendo intatta la propria parte “piccola”. Devi affrontare fino in fondo le tue angosce perché non restino a perseguitarti. Questo non significa che tu non possa affrontarle con ironia, e magari divertendoti anche un po’…

26. e 27. To Wong Foo e Nine Months Il ginecologo russo… Non è propriamente un “principio fondante” questo, è vero. Ma faticherei a trovarne uno in questi due minuscoli ruoli. Però di Nine Months, film che avevo visto ai tempi (1995) e poi pacificamente dimenticato, solo il ginecologo russo di Robin è rimasto indelebilmente impresso nella mia memoria.

28. Aladdin and the King of Thieves Quando il Genio si diverte… Sequel minore di Aladdin, ma the Genie è un nomignolo che in America è rimasto appiccicato a Robin fin dal primo. E non è un caso…

29. The Secret Agent: cosa ci fa diventare malvagi? personaggio, quello del ‘professore’, davvero spaventoso (persino più del protagonista di Insomnia), grande interpretazione, film bruttino, cast stellare. E questo è più o meno tutto quello che ho da dire sulla pellicola in questione. Remorse is for the weak and weakness is the source of all evil on this Earth…

30. Hamlet Essere o non essere… Hamlet è bellissimo, io le riduzioni cinematografiche di Shakespeare fatte da Kenneth Branagh le trovo sempre splendide. Robin ha anche qui un ruolo molto piccolo, quello di Osric, cortigiano che cerca di ostentare un eloquio forbito rendendosi in realtà solo ridicolo. i dialoghi sono meravigliosi e come avevo scritto anche nella recensione “lunga”, ho trovato un provvidenziale sito che accosta all’inglese shakespeariano un inglese più moderno e comprensibile, che a volte ci vuole… lo trovate qui.

31. Jack non preoccuparti di quello che potrebbe succedere… vagli incontro:  ‘e quando una stella cadente sfreccia nell’oscurità, rischiarando la notte con il suo bagliore, esprimete un desiderio e pensate a me… Fate che la vostra vita sia spettacolare… Io ci sono riuscito.’ Oh, sì, è molto, molto sentimentale. Anch’io.

32. The Birdcage / Piume di struzzo Diverso? da chi? da che cosa? Tra i miei più amati, ed è dir tutto. Rido tutto il tempo. La dichiarazione d’amore di Armand è meravigliosa. Armand è meraviglioso. Pare che in origine Robin dovesse interpretare Albert la drag queen. E’ dai tempi di Garp che so che per lui “omosessuale” è una di quelle caratteristiche come “di bassa statura” (ehm…) o “con gli occhi castani”. La ragione per cui non ha mai avuto paura di accettare nessun ruolo è che sapeva benissimo chi era.

 33. Good Will Hunting la bellezza dell’esperienza: quarta nomination, primo e unico oscar. Robin è riuscito a ispirare non solo gli insegnanti, ma anche gli psicoanalisti. persona di immensa cultura, sapeva benissimo che la cultura serve a vivere. E vivere serve ad arricchire la propria cultura, darle tutta l’intensità di ciò che si tocca, si annusa, si assapora….

34. Flubber duttile, pieghevole, plasmabile, flessibile, addomesticabile, malleabile… è il flubber, appunto, la pestifera gommina verde dotata di vita propria. Ma è anche l’energia di Robin, che in questo film secondo me si è divertito da matti. E quindi…

35. e 36. Deconstructing Harry e Fathers’ Day Cogliere le occasioni (ma questa in effetti forse la capite solo se leggete la recensione completa). Ci credete che io non amo Woody Allen? Veramente non dovrei dirlo perché conosco davvero pochissimi dei suoi film, anzi, per intero direi forse neanche uno. Ma c’è qualcosa che mi tiene a distanza. Eppure forse se lui e Robin si fossero incontrati più spesso… chissà. Robin disse che aveva accettato il cameo in questo film perché a un certo punto era riuscito persino a farlo ridere, Woody Allen. E qualcosa mi dice che dev’essere tutt’altro che facile, in effetti. Quanto a Fathers’ Day, non c’è dubbio che Robin e Billy (Crystal, suo grandissimo amico) avrebbero potuto fare ben di meglio insieme, ma se avete una giornata pesante e volete distrarvi un po’, va più che bene.

37. What Dreams May Come Per amore, solo per amore. Robin interpreta il protagonista Chris, in questo film che è al tempo stesso persino eccessivamente tragico (sfiora il pulp direi, oppure sapete quelle stragi shakespeariane in cui non si salva nessuno) e però in qualche modo anche vitale, eccessivo e verosimile, oscuro e pieno di luce… e io non so mai come parlarne perché capisco i difetti di cui lo accusano ma lo amo così visceralmente… allora citerò solo una frase di Chris: If I was going through fucking HELL, I’d only want one person in the whole goddamn world by my sideGià. Oh sì, è molto, molto sentimentale. Anch’io. (Déjà vu) 🙂

38. Patch Adams Ridere è una forma di cura. Neanche a farlo apposta, uno dei film più accusati di zuccheroso sentimentalismo di tutta la carriera di Robin. Un altro che io amo. E so che non dice altro che la verità. L’ho sperimentato in prima persona. Non è detto che si guarisca, ma la leggerezza prende per mano la paura e l’addolcisce. C’è una scena che io trovo di una bellezza struggente su questo. E anche qui, una frase che… What’s wrong with death, sir? What are we so mortally afraid of? Why can’t we treat death with a certain amount of humanity and dignity and decency and, God forbid, even humor?

39. The Bicentennial Man la bellezza e il prezzo dell’unicità: Prima ho detto che Jack Moniker di Club Paradise è il più seduttivo dei personaggi di Robin, ma questo gli tiene testa con molto onore. Il dolore, la creatività, la gentilezza, il piacere, la gelosia, il modo in cui il nostro sangue scorre e i nostri organi funzionano, cosa ci rende umani? Forse la nostra stessa mortalità. Più probabilmente, il modo in cui abbiamo vissuto tutta la nostra vita.

40. Jakob the Liar / Jakob il Bugiardo Menzogna, verità…  Un giornale che vola, un uomo che si trova fuori dal ghetto oltre il coprifuoco (Polonia, inverno del ’44), una bambina… no, questo film non sfrutta il successo della Vita è bella perché benché sia uscito subito dopo, era in lavorazione da molto prima. Ha alcuni, pochi tratti in comune. Più che altro è la storia di un altro di quegli uomini che fanno quello che va fatto senza quasi neanche rendersene conto, e continuando magari a sentirsi in colpa per tutto ciò che non hanno potuto fare. Qual è il costo di una o dell’altra scelta, quando eticamente nessuna delle due è quella “giusta?”. Il finale è aperto, proprio come quello del film. La scelta è solo nostra. Fino a che punto aggrapparci alle illusioni? Cosa è più vile tra raccontare pietose bugie e sbattere in faccia la verità a qualcuno? Un film molto amaro, molto dolce, molto bello.

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