L’elenco promesso – III parte (e ultima, per adesso)

Questi sono, sempre in ordine cronologico, gli ultimi (per il momento) film di Robin Williams di cui ho parlato finora, siamo arrivati oltre i cinquanta ma come vi dicevo, ne mancano oltre venti ancora, alcuni dei quali non li ho ancora visti e confesso che per un paio in particolare (ma uno più di tutti) sarà durissima. Ma lui che è spesso la causa di certe mie fatiche emotive, è anche l’unico che può prendersene cura, e credo che succederà anche in quel caso… Perché non mi metto mai tanto in gioco, non svelo mai tanto di me (a me stessa in primo luogo) come quando parlo di lui.

La prima parte dell’elenco (dal primo al ventesimo) la trovate qui e la seconda (dal ventunesimo al quarantesimo) qui. Enjoy! 🙂

41. A.I. Artificial Intelligence Viaggio nella paura, nelle fiabe e nei sogni alla ricerca di sé Film complesso e molto particolare, né poteva essere diversamente vista la commistione delle visioni di Spielberg e Kubrick. Robin dava voce a un personaggio che è la caricatura di Einstein, saggio e stralunato (due caratteristiche che gli erano molto congeniali direi).

42. Insomnia Nessuno è innocente Non sono certissima che sia proprio questo il senso voluto del film, ma questa è l’istintiva associazione di idee e così ve la lascio. Al Pacino grandissimo detective insonne. Robin splendido nella parte di un criminale subdolo, cinico e opportunista… eppure a un certo punto è riuscito a farmi ridere, persino qui. Eppure persino in questo magistrale ritratto di assassino che gli è costato un prezzo altissimo in termini personali, dietro il ruolo si intravede lui, uomo di immensa complessità, prisma di innumerevoli luci, capace di conoscere e dar vita a tutte le sfumature, le contraddizioni, gli aspetti possibili dell’animo umano (homo sum, humani nihil… ecc. ecc.) soffrendo a volte forse anche le pene dell’inferno ma credo fermamente, senza smettere mai di essere dentro se stesso con tutta l’anima, in ogni senso possibile.

43. Death to Smoochy Che fine ha fatto il lupo cattivo? una commedia nera di Danny De Vito sul mondo degli spettacoli per bambini, in cui pare si nascondano nefandezze di ogni sorta. Se anche fosse vero (ed immagino possa essere almeno verosimile) mi pare che come film di denuncia o grottesca messa a nudo, questo abbia mancato il bersaglio. Uno dei pochissimissimi (tre-quattro al massimo) che forse non mi sentirei proprio di consigliare.

44. One Hour Photo Quando lo spazio tra te e la vita diventa troppo grande e vuoto per poterlo riempire: Diversamente dal protagonista di Insomnia, Sy non è cattivo. E’ molto solo, infinitamente solo, e nessuno lo sa. Vive per interposta persona, attraverso una donna che porta le foto a sviluppare nel suo negozio e il bambino di lei, l’unico che sembra intuire quel macigno che Sy ha dentro. Le immagini sono il modo in cui spera di partecipare al loro mondo apparentemente felice. E quando quella felicità rivela le sue scalfitture, quell’amore già diventato negli anni ossessione rompe gli argini e sfocia in una follia non più contenuta.

45. Noel Prenditi cura di te: film natalizio ma in parte fuori dagli schemi usuali del genere. Un film caldo, lo definirei. Non eccezionale, ma lascia in bocca un buon sapore, Rose è un bel personaggio e il Charlie di Robin Williams mi commuove più del lecito. Come si diceva nei commenti, film da guardare nei pomeriggi invernali accompagnato da una bella tazza di cioccolata; se avete qualche toppa da mettere a un cuore un po’ scucito, potrebbe essere il vostro film.

46. House of D. Fai la pace con il tuo passato, poi vai avanti. Un ragazzino tredicenne costretto a crescere troppo in fretta, un evento che ‘ferma’ la sua vita lasciandogli dentro un nodo che non si potrà sciogliere se non molti anni dopo, chiudendo il cerchio a quel tempo lasciato aperto. Robin nel film è Pappass, il migliore amico del protagonista, l’uomo col cuore e la testa di un bambino che fa da causa scatenante e al tempo stesso da tramite, attraverso il quale passato e presente possono finalmente riunirsi e convivere pacificamente.

47. The Final Cut Noi siamo la nostra memoria. Ma se potessimo scegliere i ricordi… Un thriller pieno di domande. Sul rapporto tra identità e memoria, tra quello che crediamo di ricordare e la realtà, tra il vivere una vita propria e l’osservare e riscrivere la vita degli altri, sul conflitto etico tra segreto e informazione, sul rischio che l’esigenza di giustizia diventi fanatismo… come sempre, direi, nei film in cui Robin ha partecipato non esiste una scelta netta tra giusto e sbagliato, bene e male. Le scelte sono sempre dense di pericoli, di dubbi, di possibili rimpianti, ma questo no ci esime dallo scegliere. Alla recensione originale ho aggiunto la citazione di un dialogo del film che mi piace enormemente.

48. The Big White When you need somebody, any body will do: Il gioco di parole di questa frase che riassume il film in copertina è difficilmente traducibile (gioca tra anybody – chiunque e any body – qualunque cadavere) ma spero non difficile da capire, e rende bene lo spirito di questa commedia nera ma non troppo, macabra ma non troppo, più che altro piuttosto scanzonata e con una notevole simpatia per i ‘potenzialmente vinti’, il che è tutt’altro che strano (l’attenzione che Robin ha dedicato a persone in varie situazioni di difficoltà è stata tanto poco pubblicizzata nel corso della sua vita, quanto costante ed estremamente ‘personale’, nel senso che la beneficenza era solo uno degli aspetti e tutt’altro che il più importante)..

49. Robots Insegui i tuoi sogni: so che questo non è un principio originalissimo ma… omaggi shakespeariani, scene dal fascino visivo incredibile, citazioni letterarie nascoste, e su tutto quella fatidica verità: nessuno può dirti chi sei, chi devi e chi puoi essere.

50. R.V. Senza freni, nel senso che la vacanza in camper della famiglia di Bob Munro inizia sotto i peggiori auspici, anche perché appunto, al camper si rompono i freni (a parte che il viaggio sostituisce un sognato soggiorno alle Hawaii all’ultimo momento boicottato dal datore di lavoro di Bob); e anche nel senso che se si lasciano un po’ andare i freni ci si può divertire da matti.

51. e 52. The Aristocrats e Man of the Year: La recensione di questi è talmente recente che aggiungerò poco: il primo è orrendo (ma la partecipazione di Robin è per fortuna una cosettina davvero minuscola). Il secondo mi è piaciuto molto. I am a Jester. A Jester doesn’t rule the kingdom; he makes fun of the king [Io sono un Buffone. Un Buffone non governa il regno, il suo compito è beffeggiare il re].

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20 Pensieri su &Idquo;L’elenco promesso – III parte (e ultima, per adesso)

    • Cara Penny, stavo pensando che devo ancora rispondere al tuo tag sui valori, ma in realtà, visto che hai letto questi miei post (rendendomi felice, per inciso), penso che un’idea te la sia già fatta. Per riassumere, diciamo che libertà e rispetto sono le basi su cui cerco (a volte faticosamente) di costruire ogni mia giornata 🙂

    • L’Oscar per Will Hunting, per quanto meritatissimo per una bellissima parte, i è sempre suonato un po’ come una sorta di risarcimento. Avrebbe già dovuto vincerlo per Good Morning Vietnam ma era giudicato (a torto) una commedia, non si usava; poi c’era stato Dead Poets Society e tutti se lo aspettavano, anche lui credo, ma aveva vinto come miglior film e miglior sceneggiatura… ok. Dopo però, per la Leggenda davvero… ma come no? Era suo quell’Oscar, suo di diritto e lui lo sapeva perfettamente. Anche se poi, a ben vedere, non era uno da lasciarsi cambiare la vita per un award, vinto o no. Ne ha ricevuti tanti da non poterli più contare e non sono quelli che lo hanno reso l’uomo che era. Detto questo…
      Io se dovessi scegliere la mia coperta di Linus sarei molto indecisa tra Good Morning Vietnam e Aladdin, però come dicevo lui si è preso cura delle mie emozioni con tutto ciò che ha fatto. Per fortuna non sono costretta a scegliere, li ho tutti e li riguardo a seconda dei momenti e dell’umore 😀

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