UN LEONE A COLAZIONE – Storie intorno all’adozione

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Una cosa non capisco: questa nostra società che ci piace tanto poco è il risultato del modo in cui ci hanno cresciuti i nostri genitori, nonni e bisnonni e vari antenati ai quali possiamo risalire. Perché ci intestardiamo a credere che i buoni, vecchi valori tradizionali fossero meglio, che ci fosse più umanità, che i tempi irrimediabilmente peggiorino? Tralasciamo il fatto che i nostri ascendenti vicini e lontani hanno causato o partecipato a un bel numero di guerre, alcune delle quali di crudeltà inusitata; e tralasciamo anche le dittature che hanno funestato la vita di alcuni, ma nelle quali tanti altri hanno vissuto tranquilli come i famosi topi nel formaggio. A parte questo, dicevo, dobbiamo alla indiscussa autorità della cinghia un bel numero di danni, e altri danni li dobbiamo a quel principio per cui quello che fai bene è tuo dovere, ti punisco per quello che fai male, per cui non aspettarti lodi, mai.

Ci mancano dei punti fermi, questo è vero, e quindi non li sappiamo trasmettere. Ci pensavo in questi giorni perché non riesco a trasmettere ai miei figli (l’Orso Grande in particolare, perché la Bertuccia Piccola queste cose le ha dentro, per fortuna sua) l’impegno, il tempo da dedicare alle cose, la voglia di fare, ma prima di tutto questo l’entusiasmo, da cui nasce tutto il resto. E viceversa, veramente, perché è un circolo virtuoso, se una cosa ti piace le dedichi tempo e impegno, e quel tempo, quell’impegno, trasformano il piacere in passione, in entusiasmo. L’atarassia io non la concepisco, forse già l’ho detto, senza passione non potrei ma soprattutto non vorrei vivere. In pratica, so che il modo in cui si educava ai beati tempi era tutt’altro che perfetto, e non ho ancora trovato una valida alternativa.

Penso che sia questa una possibile causa comune del nostro malessere, in realtà. Siamo consapevoli che “questa è casa mia e qui comando io”, “ti ho fatto e ti disfo” e i vari “sguardi che non ammettono repliche”, prima ancora di essere non più proponibili, erano sbagliati in partenza. Li abbiamo contestati, discussi, sezionati e rigettati, e adesso ci tocca trovare qualcosa di meglio. Che è una bella fatica. Qui torniamo al punto di partenza: senza fatica, senza impegno, senza tempo dedicato, è possibile arrivare a qualcosa di buono?

Queste parole scrivevo ieri mattina, dopo una discussione di quelle toste (diciamo pure quasi un litigio) col figlio grande, con tanto di parole dure, da parte di uno e dell’altro. Ho pensato che quando sgridiamo un ragazzo adolescente o anche oltre (sui diciotto anni, poco più poco meno), lui/lei tende a mettersi sulle difensive e diventare aggressivo(a). Noi diamo la colpa all’età, alla fase particolare, gli ormoni, la crescita, e sarà tutto vero. Però mi sono resa conto che criticare è spesso più facile che trovare cose positive da dire, anche quando si è convinti che sottolineare il buono sia meglio che evidenziare ciò che non va. A me, almeno, succede. E ho riflettuto che non di rado siamo noi i primi a essere in certa misura aggressivi. E anche che spesso la nostra rabbia di adulti nasconde sia un dolore, sia un senso di inadeguatezza, e per questo non “funziona”. Perché forse, pensavo, gridiamo quando non riusciamo a farci ascoltare, quando, di fatto, ci sentiamo deboli.

Dopo quella “lite” qualcosa di positivo è scattato. In entrambi. E’ come se un piccolo pezzo di muro si fosse sgretolato. Mi sono un po’ lasciata andare, ho spiegato proprio questa mia difficoltà. Quando gli dico che buttano via la vita stando attaccati alla tv tutto il pomeriggio (sì, alla fine quasi sempre quello è l’oggetto del contendere), ho detto, non intendo che la buttano via in assoluto. Ma la vita è bellissima, qualche volta faticosa, dolorosa, difficile, ci sono cose che facciamo perché dobbiamo farle e non perché vogliamo, tutto vero. Ma  resta bellissima, se facciamo in modo che lo sia. E ho parlato, anche con loro, ma molto brevemente, due o tre frasi appena, di quelle mie idee che ho su entusiasmo, passione, fare cose con le proprie risorse.

Mentre lo dicevo a loro, ho sentito che ci credevo profondamente. E loro mi hanno ascoltato, e ho visto la loro espressione cambiare, aprirsi, e dopo Orsogrande ha cominciato a raccontarmi piccole cose, a interessarsi a quello che faccio. Granellini, ma ci sono. E in fondo, va detto anche, la lite era stata una lite tra genitori e figli, senza ulteriori qualificazioni, e anche questo è importante. Perché a volte ci si blocca al pensiero che loro sono adottati, hanno sofferto, che certe cose potrebbero prenderle male, che se gli dici… poi pensano… E invece la cosa bella è essere se stessi nelle risate, nelle arrabbiature, nella tristezza e nell’amore e loro lo sanno. E mi sono resa conto che anche quando mi sento un po’ goffa e penso che vorrei cambiare, poi in realtà dentro di me so che mi voglio bene, anche perché i miei principi sono realmente miei, e penso che sia vero per entrambi, come genitori, e che è quello l’importante. Anche se a volte non è facile comunicarli, ce li abbiamo dentro l’anima, e quindi non serve il “perché lo dico io”, ma serve il “perché è questo che migliora la tua vita e quella degli altri”. La strada è tutta da costruire, tra contestazioni, porticine che si aprono e si richiudono e poi si riaprono di nuovo. Si continua a cercare, che poi è l’essenza della vita, dopotutto, no?

Un’altra alba sugli Appennini

Anche oggi non sono riuscita a stare sotto le venti foto… e mi sono trattenuta! A parte le vespe curiose, sta diventando davvero una bellissima abitudine. Solitudine, silenzio, luci particolari (e voi sapete quanto io ami le luci particolari), scorci insoliti, e alle 9 sono pronta per mettermi al lavoro, lo dicevano, ma non ci credevo del tutto, invece è vero. la giornata inizia decisamente con una marcia in più. E ci vuole…

Qualche fiore e frutto di stagione

Un paio di pomodori rosseggino tra il fogliame, un minuscolo zucchino cerca di mimetizzarsi; la hosta fiorisce, la lavanda ha ancora un paio di fiorellini blu in mezzo a quelli appassiti; il sambuco e il ginepro (credo, se non ricordo male, che sia un ginepro) baccheggiano; e poi pere e una strana coppia: peperoncini e nocciole, che non sembrano avere molto in comune, ma li ho raccolti lo stesso giorno, me li sono trovati in due mucchietti vicini e ho pensato “perché no?”. Che forse è quello che hanno pensato anche le due farfalle giocherellone. Perché no?

Stamattina la passeggiata dell’alba l’ho fatta sugli Appennini. Ho quasi deciso che diventerà un’abitudine, un’oretta di cammino a quell’ora è una delizia (tranquilli, non posterò 20 foto ogni volta. Magari due o tre…). Non ho visto animali a quattro zampe, a parte quelli della fattoria che ho oltrepassato (tra i quali una pletora di cani molto territoriali e molto abbaianti). Neanche bipedi, in effetti, il bello di uscire a quell’ora sta anche nella solitudine, dopotutto. Pochissimi uccellini che non sono riuscita a fotografare, ma una vespa si è innamorata di me e mi ha seguita per tutto il percorso sul sentiero, andata e ritorno. Alla fine deve essersi resa conto che non sono quella che credeva (sicuramente non un fiore), e ha desistito, spero senza il cuore spezzato, se non altro a me non ha lasciato cicatrici, né interne né esterne 🙂

55. Everyone’s Hero / Piccolo grande eroe

 

Everyone’s Hero (2006) ha ricevuto dalla critica giudizi anche molto contrastanti. Emotivamente tendo a concordare con chi ha parlato di un cartone piuttosto blando, una storia in sé banalotta e rassicurante che va bene per i bambini molto piccoli e per i fan del baseball: un ragazzino che tutti prendono in giro e che finirà attraverso varie traversie per insegnare a tutti i veri valori dello sport e bla-bla-bla… Quanto ai disegni computerizzati, a me non sembrano male ma me ne intendo quanto di sanscrito.

Però ha sicuramente un paio di punti a suo favore: per prima cosa, il cast è notevolissimo, a parte Robin Williams nella parte di Napoleon Cross, perfido proprietario della squadra avversaria degli Yankees di Babe Ruth, abbiamo tra le altre “voci” William H. Macy, Rob Reiner, Whoopi Goldberg, Brian Dennehy e Forest Whitaker.

Inoltre, alcune delle trovate a me sembrano divertenti, la pallina e la mazza parlanti che appartengono a due squadre diverse e litigano tra loro, per esempio, mi hanno incuriosito.

Una nota, la regia è in parte di Colin Brady, in parte di Christopher Reeve, il quale stava lavorando al film al momento della morte. Possibilissimo che questo sia uno dei motivi per cui Robin ha partecipato senza neppure voler essere citato nei credits, i due erano grandissimi amici.

Segue un video della prima parte del film, per chi fosse curioso, mi spiace per i sottotitoli in ebraico, ma non sono riuscita a trovare niente di non sottotitolato, o con sottotitoli in inglese (e tantomeno in italiano). Tra l’altro non ho ancora neanche il dvd, è uno dei pochissimi che mi mancano… spero di riuscire ad averlo presto.

Ancora di gufi e allodole e albe e mare (per non dir del pappagallo)

Qualche giorno fa dicevo che ho una parte gufo che scrive volentieri di notte e una parte allodola che si alza presto al mattino, se può. Il fatto è che queste due parti non vanno sempre d’accordo, ogni tanto, anzi, sono in conflitto come i più classici fratelli litigiosi. Per esempio, stanotte avevo pensato di andare a dormire relativamente presto (non più tardi di mezzanotte-mezzanotte e mezza) per svegliarmi poi in tempo per andare a vedere l’alba sul mare, visto che sono a Genova.

Senonché, in realtà sono andata a dormire un po’ più tardi e di fatto sono riuscita ad addormentarmi ancora più tardi. La sveglia ormai era messa poco oltre le cinque e mezza, e quindi in pratica ho dormito meno di quattro ore.

Ne valeva la pena, però, perché la camminata (circa un’ora e mezza) è stata tonificante e alle nove ero già a casa con tutte le commissioni ultimate e pronta per lavorare. Non so se riuscirei a farlo tutti i giorni, ma una volta ogni tanto…

Tutto questo per dire che benché non in tutte si veda (tranne l’ultima dozzina, fatte al ritorno) le foto sono state scattate questa mattina prima del sorgere del sole. I luoghi sono tra la Foce e Boccadasse. Lo sentite anche voi il profumo del mare?

E se guardate bene tra i rami, in un paio di foto, vedrete…

P.S., “COMUNICAZIONE DI SERVIZIO”: temo di essere ancora in quarantena su WordPress, praticamente i commenti che posto sui vostri blog non risultano (credo finiscano in spam), ne ho lasciati parecchi, se andate a curiosare mi fate un favore perché poi, se li tirate fuori dal pantano, in breve il problema dovrebbe risolversi… 🙂

Guardando The World’s Greatest Dad

Ieri sera l’ho guardato quasi tutto, questo famoso film, quello che temevo più di qualunque altro. No, non parlerò del film, non ancora. Solo delle emozioni che ho provato vedendolo per la prima volta (perché dovrò rivederlo, certo, per poterlo davvero raccontare).

I nodi allo stomaco sono arrivati puntuali, li aspettavo, sapevo che ci sarebbero stati e non ho fatto niente per evitarli, anzi. Ho capito che amo tutti gli anni della tua faccia, i primi e gli ultimi e tutti quelli in mezzo, tutti allo stesso modo, nessuno più dell’altro, ognuno con le sue ragioni. Lo sapevo, ma non del tutto. Credevo di saperlo.

Amo il fatto che ci siano ancora così tante sfumature, in questo amore che pensavo di conoscere e che continua a rivelarsi a poco a poco. La farfalla danzante che mostra la magia nascosta ovunque, lo strumento delle voci e dei suoni del mondo, l’anima dolce, il ragazzo capace di commuoversi per cose minuscole, lo spirito libero e critico, l’inventore di parole e pensieri fulminanti che ama la poesia e la lascia entrare, per renderla viva, nel suo personalissimo modo di descrivere quello che ci circonda; l’irriverente sbeffeggiatore del potere, l’uomo che vede e ascolta, l’uomo che ricorda e comprende, l’uomo che immagina e racconta, che entra nei dettagli di ciò che siamo e ne illumina le ombre, senza mai nascondere le luci. Il signore di mezz’età che non teme di mostrare né la propria felicità, né le proprie paure, che scherza allegramente sulla morte per scaramanzia, il suonatore di sassofono che vorrebbe rinascere musicista; l’appassionato di neuroscienze che indaga e scava l’umano, sempre rigorosamente a modo suo, curioso e discreto. L’intervistatore acuto che parla con i personaggi più interessanti del suo tempo e tira fuori conversazioni straordinarie. Il ciclista appassionato,l’uomo sensibile e sentimentale, tosto e resiliente, che cade e si rialza ogni volta e riprende a cercare.

E poi l’uomo che invecchia, con tenera consapevolezza, che sa cosa significa perdere qualche pezzo, che non ha paura di mostrarsi nudo coi propri difetti perché sa che invecchiare non è un peccato, anche se può essere una fatica. L’uomo che ha potuto, in questo film, farci sentire una per una tutte le componenti del dolore più devastante, la perdita di un figlio, che si ama anche se è la persona meno amabile che si possa immaginare, perché non si può farne a meno. L’uomo che conosce a fondo i meccanismi dell’amore, della morte e del lutto, compresi quelli più grotteschi, o semplicemente ironici e buffi. L’uomo che ha scelto di morire nel modo in cui il protagonista del film ha inscenato, per amore, il suicidio del figlio, morto in realtà in un incidente al tempo stesso drammatico e ridicolo. E dimmi tu se questo non è un messaggio, anche se io non sono sicura di saperlo interpretare.

L’uomo che davvero vecchio non lo è mai diventato, perché amare troppo e conoscere troppo presto il proprio destino è sempre un rischio, ma resta vero che i rischi bisogna anche andarseli a cercare, qualche volta.  E’ così difficile e così stranamente facile guardare questo film. Ho imparato a non trattenere le lacrime, né le risate. L’amore, qualche volta sì. Ho ancora una paura blu, sai. Ma non è vero che il coraggio, chi non ce l’ha non se lo può dare. Posso  imparare, ho un buon Capitano a guidarmi. Il migliore di tutti.

#Un terno per Ferragosto

Mi piace molto il gioco di Romolo Giacani (Viaggi Ermeneutici, blog bellissimo, non lo dirò mai abbastanza), che tanto gioco non è, in fondo scegliere tre post è come scegliere i tre amici più cari, i tre libri (o film, o canzoni) che hanno segnato la nostra vita. Un compito talmente difficile che non lo si può fare se non d’istinto, e così ho fatto. Sono arrivata (forse) (quasi) fuori tempo massimo, nella domenica che chiude definitivamente la settimana di Ferragosto, ma nonostante tutto ho scelto d’impulso. Non a caso, attenzione. Testa un po’, ma pancia e cuore di più. Amore, moltissimo. E grazie a Romolo per avermi invitata  🙂

Il primo è proprio quello che dice il titolo: un Dialogo con Dio scherzoso ma non troppo, andante moderato, dedicato a quello che potrei definire il protagonista del mio blog e della mia scrittura, e forse anche molto a me stessa. Uno di quelli a cui tengo di più.

Il secondo è una piccola poesia nelle scarpe, il mio lato azzurro, qualunque significato vogliate poi dare a questa definizione.

Come terzo, ho deciso di dare un’altra chance a questo inizio di racconto Esilio (che prima o poi vorrei completare). Essendo il primo postato nel blog, non se lo era filato nessuno, magari… chissà… 😀

 

 

 

SABATOBLOGGER 30. I blog che seguo

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Ioinviaggio (Phlomis68): Innamorata della natura e degli animali, Phlomis ha il nome di un fiore e i fiori li ascolta, li guarda, li legge e li racconta. Le fiabe in cui le bestie selvatiche sono trattate da “belve feroci” o emblemi di vizi umani, Phlomis se può le rovescia, come in Animali magici, del resto mi pare che abbia una spiccata simpatia, che condivido, per volpi e lupi. Il  delizioso racconto estivo Il decollo è invece dedicato a una libellula. Belli i post dal e sul Brasile, terra con la quale Phlomis sembra avere un legame particolare. Consiglio anche i post sui quadri viventi di Modigliana, ispirati ai quadri di Silvestro Lega (che era nativo di lì). Come terzo post comunque vi lascio questa poesia, C’è un bandito di cenere, anch’essa ispirata a una volpe ma in un senso molto particolare, secondo me è davvero bella.

Sergio M. Ottaiano fa molte cose ma tutte comunque legate alla scrittura, alla musica e all’arte. “Un’Ucronìa” è il titolo del suo blog e anche della sua opera prima, m nel suo blog scrive anche poesie, racconti, recensioni. Il primo post che vi propongo è Il peso del nome. Al nome sono sempre legate molte riflessioni. Il nome, quella parolina con cui ci identifichiamo e siamo identificati, che ci è stato dato senza che potessimo sceglierlo (come le vita del resto) ed è così strettamente legato al nostro essere, così intimamente nostro (come la vita, appunto). E poiché in realtà ognuno di noi è “tanti”, ognuno di noi influenza ed è influenzato,è fatto di tanti frammenti che in parte sono frutto delle sue decisioni, e in parte del contatto con gli altri, questo contatto lascia qualcosa e noi siamo composti anche di questo. E quindi in un certo senso si può anche dire che ognuno di noi non ha solo il proprio nome ma tutti i nomi del mondo. La mia stanza è una poesia dedicata a un altro pezzo di sé, del proprio mondo, la stanza appunto, arredata con quello che meglio ci rappresenta. La categoria delle recensioni è vuota ma le trovate, insieme a pezzi su musica, fumetti, luoghi e altro, tra gli articoli (equi non ne scelgo uno perché davvero è meglio che ognuno esplori secondo i propri personali interessi).

Crazyvery (Piove sempre sul bagnato) scrive di vita quotidiana e sprizza ironia e verve da tutti i post… gfrtgujhfgryjfjgk-italiano/: già il titolo mi piace. Perché c’è una categoria contro la quale mi scopro spesso intollerante, ed è quella di chi spara parole a casaccio e non si sforza minimamente di usare i termini giusti. A questa categoria appartengo anch’io a volte, di solito in campo medico, ad esempio. L’altro giorno in una farmacia ho chiesto una cosa che si chiamava “bio-qualche cosa”. Per fortuna era una cosa che avevo ordinato (anche se avevo dimenticato il tagliandino col nome) e la farmacista, evidentemente donna di pazienza illimitata, mi ha detto “comunque il bio c’era, mi è stato d’aiuto”. In questi casi divento impaziente anche con me stessa. Ma con chi storpia i nomi per pigrizia un  pochino di più. Un altro post che mi è piaciuto, Ed è di nuovo felicità, perché amo quando le persone scrivono che sono contente. E poi magari potete spulciarvi le 100 domande e risposte per conoscere Very un po’ meglio 🙂

Marina Oddone copio i suoi amori dalla presentazione: la poesia, il cielo e l’aria, la lettura e le fotografie perché lasciano una traccia di vita che scorre. Scrive soprattutto poesie (accompagnate da immagini talvolta tratte dal web, oppure foto di altri blogger). Ho scelto come suggerimento Cuore perduto perché credo anch’io che l’intensità abbia bisogno di pensieri, di silenzi, di parole non dette, forse anche della sera; Folli alfabeti persi è invece ispirata al mare ritratto da 65luna, la quiete, la spuma, ancora una volta il silenzio, che crea alfabeti diversi da quelli usuali. Infine vi propongo Nel caldo abbraccio del sole, molto estiva, calda e luminosa (anche profumata, di alloro e rosmarino, e colorata di azzurro).

Fogli Consanguinei (Moralia in Lob). Questo è un blog inattuale, un blog che – nelle parole di Nietzsche citate dall’autore – non si misura né si confronta con il tempo, perché non gli è di genere conforme. Mi piace, molto. Ma ancora di più mi piace questa frase, sempre da Nietzsche: Tutte le cose diritte mentono. Ogni verità è curva. Figurarsi, io che come uniche figure geometriche che tollero posso considerare al massimo i cerchi e le sfere (preferendo però pur sempre ig-zag, scarabocchi, arzigogoli e ghirigori, anche come parole, mi sembrano quasi onomatopeiche). Questo blog ha in effetti qualcosa del ghirigoro. Se pensate che possiamo passare dalle citazioni di Nietzsche a una bellissima definizione di ciò che è un genitore come soccorritore, cui spetta tra l’altro asciugare orsi abbandonati, alla splendida definizione della noia di Walter Benjamin (post recentissimo), a note musicali come questa (che io trovo deliziosa) She makes me laugh (ma bellissima anche Not Dark Yet di Bobby Long e John Fullbright e… forse io fossi in voi farei un giro per tutte le Note). E l’altrettanto splendido pezzo di Elias Canetti da La lingua salvata. E siamo appena all’inizio…

bartiromomarco Ciclista “per necessità”, ma mi pare anche per amore, Marco ha fatto della bicicletta una specie di metafora della vita, con quello che va liscio, le buche che si possono incontrare, le cadute, la voglia e la capacità di rialzarsi. Pedalare, ci tocca, ma dopotutto il panorama riserva molte sorprese, e abbastanza spesso sono belle sorprese. Del resto si può anche pensare mentre si va, e dopo magari scrivere. Enigma parla dei grovigli del cuore e della mente, che a volte non riusciamo a evitare di crearci da soli. Domande, dilemmi, complicazioni, ma forse non è sempre un male. Anche se non è di Maco, mi è molto piaciuta questa Cocotte di Guido Gozzano, deliziosa levità di un sogno d’amore bambino ricordato da adulto, malinconico eppure leggero, quasi sorridente. Interessante infine questo post sulle Streghe di Triora, luogo dove sono stata e dove  questo passato di magia e riti notturni è motivo di orgoglio e parte dell’identità condivisa, ma non è stato sempre così…

Leggimiscrivimi (il Blog di Sara Tricoli): Sara è una persona che ama inventare storie, il blog è nato per questo e un po’ “per caso”, come, credo, è capitato a molti: si ha qualcosa da dire, ci si sente un po’ a disagio, non si è sicuri di essere all’altezza, di trovare qualcuno a cui interessi ciò che raccontiamo… poi ci si prova, comunque, e si va. Si parla di libri, di famiglia, del più e del meno… Tra le recensioni ho scelto L’occhio del Lupo per motivi sentimentali, se volete. Ho passato un periodo per me splendido leggendo la sera ai miei ragazzi, oggi non vogliono più, ma l’idea di poter parlare con loro di un libro è un sogno che non  ho smesso di accarezzare. E qualche volta si apre uno spiraglio… Unico mondo perché ogni tanto se ne parla, è sempre un argomento che coinvolge, il “mondo dei blogger” è virtuale, è reale, è finto, è “altro”. Personalmente concordo con Sara. Per quanto ci sia magari qualcuno che approfitta dello schermo per indossare maschere (ma quante maschere indossiamo nel “mondo reale”?), penso che per la maggior parte di noi ci sia un unico mondo, dove lasciamo frammenti diversi di noi a seconda delle situazioni e delle persone con cui siamo. E infine Desideri perché sì, mi è capitato più di una volta, nella vita, di riflettere sui miei desideri e chiedermi se davvero volevo con tutta me stessa che si realizzassero. Devi dire che in almeno due o tre occasioni, quando ho capito di volerlo con tutta me stessa, quei desideri li ho anche realizzati. Ma non è sempre facile esserne certi, e non è sempre facile capire e far tesoro di quello che abbiamo.

I fotolavori di Stephy (Stephymafy) Stephy ha anche un blog di scrittura, ma si diletta a riprendere frammenti del quotidiano, dettagli, istanti di vita che possono così essere visti in un’ottica diversa, cogliendo nuove sfumature, nuove interpretazioni, magari più creative, della realtà. Dalla collaborazione con Massimo Botturi nascono cose bellissime, accostamenti splendidi di testi e immagini, come in questa Rising Sun, una giorstra, l’amore e il vento nei capelli; o come I giganti, dove il rapporto col padre si fonde nel rapporto con la meraviglia, rappresentata  (tra l’altro e non solo) dalle bolle di sapone giganti. Ultima segnalo Andiamo e stiamo, giusto perché ho deciso di suggerire tre titoli per ogni blog, ma queste collaborazioni sono una più bella dell’altra e ognuno può trovare il suo verso, la sua frase,  soprattutto il suo equilibrio tra queste immagini in bilico tra fotografie e quadri.

La nostra commedia è un blog collettivo che propone varie iniziative, sia letterarie ch fotografiche (alcuni dei redattori propongono anche nei loro blog personali soprattutto fotografie), legate ai vari temi proposti (Petali del Passato, Soffio d’Amore, Tema Settimanale, Click Interpretativo). Visto che i post giornalieri sono tanti, farò uno strappo alla regola, del resto tutt’altro che ferrea, che più o meno cerco di seguire di solito, quella cioè di scegliere tendenzialmente articoli abbastanza lontani  nel tempo, perché quelli più recenti sono più facili da trovare. In questo caso ne ho scelto uno addirittura di oggi, Scorci di vita di Marina Oddone, bei versi ispirati da un’altrettanto bella immagine di Tiferett. Mi ha colpito anche Sfumature di contrasto di Omar Arcobaleno (accompagnata questa volta da una foto presa dal web). Troverete anche ricette, curiosità, informazioni, ma come terzo post ho scelto ancora una poesia, La panchina delle cose perdute di Vikibaum

Diversamente intelligente (Diamanta) Dice di sé: Scrivere come modo per fare autoanalisi e mettere d’accordo (per quanto possibile) personalità multiple e tendenzialmente discordanti. Uhm… sì, credo di capire. La presentazione (anzi, le istruzioni per l’uso) è (sono) un’opera d’arte e quindi vi lascio il piacere di scoprire il resto da voi (consiglio anche un’occhiata alle pagine ho dettohanno detto). Bottoni l’ho celta d’istinto perché anche se non giocavo con i bottoni (ma quei mondi costruiti con la fantasia li riconosco) mi rispecchio in quella bambina/adolescente/ragazza timida, introversa e silenziosa diventata donna più sicura e forte che ha ancora, però, quella bambina dentro e a volte la vede nello specchio. Oh, sì. Lo sapete che la felicità è contagiosa perché per tanto tempo ho avuto paura di essere felice e ancor più di dirlo e di mostrarlo. Mi succede ancora, a volte. Ma ho imparato (sto imparando) che è più facile far star bene gli altri riconoscendo la propria felicità. Per ultimo, ma non meno importante, Cose che faccio, perché alcune le faccio anch’io, altre vorrei farle e forse le farò.

E’ quasi domenica, ma non ancora. Appena in tempo… Buon viaggio, a sabato prossimo