Di sentieri, scrittura, cinghiali, bacche…

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L’alba oggi non mi ha portato nuovi racconti. Sono uscita solo per cercarti, per provare a sentirti nel peso delle gambe, quando fanno più fatica ad affrontare anche la salita più lieve, a vederti, naturalmente, prima di tutto nelle luci: quelle che celano l’incanto al di là di uno strato di nebbia…

 

… e quelle che improvvise ti rivelano un angolo di bosco dove l’intrico dei rami si ingentilisce, nei colori e nelle forme…

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… o che lasciano intravedere, molto più vicino del paesaggio sullo sfondo, quei cespugli di bacche che io particolarmente amo, non saprei dire se per i colori, per la loro caparbietà nel crescere nelle situazioni più improbabili, o semplicemente perché sono un piacere per gli occhi.

Ti cerco e mi rendo conto di quanto sia facile trovare metafore, qui. Mi ero prefissata di arrivare a un certo obiettivo, ma sono tanti i punti in cui ho pensato che era meglio, forse, fermarmi, se non tornare indietro. I sassi in cui ho inciampato, quelli che mi sono rotolati da sotto i piedi, i rovi (con le more, tra l’altro, ancora inspiegabilmente acerbe), i momenti in cui ho rischiato di perdere il sentiero, quelli in cui volutamente mi sono arrampicata su una piccola roccia, niente di che, ma solo per poter allargare la visuale. E mi sono ricordata di quel giorno in cui mi sono quasi persa, vicino al fiume, e in realtà ero a appena dieci minuti dalla meta ma non lo sapevo e mi ero così agitata, poi però mi sono calmata e ho cercato di trovare una soluzione e infatti dopo poco ho ritrovato la strada. O quell’altra volta in cui sono arrivata a un punto in cui il sentiero non saliva più, cominciava a scendere, e ho pensato, non può essere qui il luogo che cerco, forse l’ho già oltrepassato e non me ne sono accorta, chissà dove sto andando, meglio tornare indietro, ma poi invece ho deciso di andare avanti ancora un po’, vedere ancora oltre, dietro la curva, dietro quell’altra… e la mia destinazione, ho scoperto, era appena poche decine di metri più in là, ho rischiato di non raggiungerla per pochi passi.

Quindi vedi, se dopo l’ebbrezza di un paio di giorni fa mi hanno ceduto un po’ i nervi, se mi sono sentita per un poco quasi più spossata che felice, tutto questo non è altro che un piccolo sasso, basta allargare un po’ le braccia per non scivolare. Il materiale è davvero tantissimo, solo per esaminarlo tutto mi ci vorrebbero almeno sei mesi, anche senza considerare il fatto che in teoria dovrei fermarmi un paio d’ore ogni volta che qualcosa mi incide in profondità (e non è raro). Ma ad ogni punto critico del sentiero che si oltrepassa, c’è sempre qualcosa di bello da vedere. Oggi ho iniziato uno dei sentieri nuovi che volevo percorrere. A un certo punto ho sentito un grufolare non troppo distante e un pesante trotto apparentemente ancora più ravvicinato. Era tardi, ho deciso che quello era il momento giusto per tornare indietro. Ma domani riprenderò da dove ho lasciato. La meta potrebbe essere più vicina di quello che penso e comunque, il percorso vale la pena. E ora vado a scrivere.

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