56. License to wed

No, ecco, questo Robin davvero avrebbe potuto risparmiarselo. Ho idea – ma non è suffragata da alcuna prova – che sia uno di quelli che aveva fatto per bisogno di soldi, l’epoca è quella, il divorzio, gli alimenti da pagare… Un film sulle difficoltà della vita di coppia e la frequenza delle separazioni andava a toccare molto personalmente, anzi, incideva molto a fondo nella vita di Robin di quel periodo. Forse è solo un’impressione, ma il reverendo Frank mi sembra decisamente più triste che divertente e questo, checché se ne dica, non è da lui, e il personaggio, oltre che irritante (ed era voluto) finisce per essere anche piuttosto equivoco, se non, in alcuni passaggi almeno, persino sinistro (forse anche questo era voluto, ma non ne sarei troppo certa).  I due protagonisti francamente mi sono sembrati molto graziosi ma poco incisivi e le battute… uhm…

L’idea era carina: due fidanzati che devono in fretta e furia superare un corso prematrimoniale durissimo e alquanto anticonvenzionale con un prete (protestante, ovviamente) altrettanto anticonvenzionale. In pratica, una super-accelerata formazione su tutto ciò che potrebbe mettere in crisi una coppia apparentemente perfetta: Il reverendo non si perita di mettere microcamere spia nel loro appartamento, né di porli di fronte a certi argomenti che mettono a disagio e quindi non si affrontano (anche il sesso, e in maniera abbastanza significativa, ma non solo quello) per continuare a credere di essere assortiti come meglio non si potrebbe. E poi la castità prima delle nozze, i voti matrimoniali e per finire il buon (?) sacerdote affibbia loro, per prepararli ai figli, due bambolotti con tutte le funzioni dei veri neonati, che mandano il futuro sposo letteralmente fuori di testa.

Forse mi riserverò di guardarlo un’altra volta, avendolo visto oltre la mezzanotte e fin verso le due è anche possibile che il mio sense of humour fosse già addormentato. Le critiche sono tendenzialmente stroncature solenni ma questo non farebbe testo, molti sanno quanto io ami Patch Adams, per dire, o altri film ai quale pure hanno tirato un bel numero di pomodori guasti. E molti sanno anche quanta fatica mi costi parlar male di un film con Robin, cosa che mi è capitata così poche volte che le dita di una mano sono già troppe per contarle. Al momento non me la sentirei proprio di consigliarlo, ma non si sa mai, qualche volta riguardando un film già visto ho scoperto nuoi motivi per amarlo…

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9 Pensieri su &Idquo;56. License to wed

  1. Non l’ho mica visto questo film. Se penso a Robin però qualche risata credo che me la farei. Comunque mia cara Alexandra vederlo fino alle due di notte penso che qualche momento di ”chiusura palpebra” o perlomeno ”difetto di attenzione” , sia giustificato. Per cui ti consiglio una doppia veduta, non si sa mai, in orario decente. Un bacione serale. Isabella

    • Sai, come dicevo qualche tempo fa, ho una parte gufesca abbastanza pronunciata, che ama la notte. Però considerato che da una settimana-dieci giorni mi sveglio anche presto per vedere l’alba… in effetti un calo di attenzione poteva starci, magari lo rivedrò davvero 🙂

      • Ricordo questo tuo lato particolare… certo aggiunto però all’alzarsi presto per vedere l’alba fa sì che un piccolo calo d’attenzione ci sarà stato sicuramente. Ecco spiegato l’arcano. Rivedilo , di solito vedere i film due volte porta bene: si capiscono molti passaggi in più. Notte mia cara e stanotte che pioverà, così dicono, non ti svegliare per vedere l’alba, stai a letto a poltrire un po’ di più. Ciao. Isabella

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