I left my heart in San Francisco

Potrei quasi cominciare il conto alla rovescia.

In realtà no, è ancora presto, mancano quasi due mesi, ma ho altri modi per avvicinare comunque il viaggio riempiendo il tempo che manca con una poesia dell’attesa.

San Francisco, la tua città, le tue nebbie, i tuoi vigneti.

Occuparmi degli aspetti organizzativi – il passaporto, la carta d’imbarco, controllare e completare le prenotazioni –  gli dà concretezza: tanto vale parlare allora anche del desiderio, delle paure, di tutto ciò che rende vissuto ogni attimo che scorre nel frattempo.

Orsogrande verrà con me, e penso che sarà una tappa importante per consolidare alcune cose. Per consolidarci, in generale. Stiamo guardando un video sulle cose più belle da fare e da vedere. In inglese. E’ un’ottima scusa, non credi? E io ne approfitto biecamente. Sei giorni non sono tanti, ma anche lui ammette che “mica può stare una settimana senza dire neanche una parola” (conoscendolo, forse potrebbe, ma il fatto che ascolti e si incuriosisca è una gran cosa di per sé).

Ho un po’ paura, e non solo perché metto per la prima volta piede in un altro continente.  Edit: la prima volta che “faccio tutto da me”: quando siamo andati a prendere i bambini eravamo in un altro continente sì, ma in due e accuditi dall’associazione e dalla nostra referente. Tutta una situazione completamente diversa. Temo, certo, che possano trovare qualcosa che non va nei nostri bagagli, nei documenti, magari nelle mie motivazioni. Non sarò tranquilla fino a che non avremo passato con successo tutti i controlli e non saremo sulla strada per l’albergo.

Ma più di tutto, ho paura che piangerò, atterrando, la tua assenza ancora più evidente nei posti dove hai vissuto fino a così poco tempo fa, che forse porteranno ancora l’impronta dei tuoi passi. Si farà densa, solida; brucerà dentro, mi tremeranno le mani e dovrò cercare di mantenere l’equilibrio in un luogo dove la terra potrebbe mancarmi sotto i piedi in più di un senso.

Quando ti sento più vicino, mi scendi dentro come musica. Potrei cominciare da lì. Che musica scegliere per te? E’ un periodo che non la ascolto, è piuttosto la musica ad ascoltare me. Qualunque brano mi capiti di sentire, di solito a caso, senza averlo cercato, è come se captasse un frammento delle mie emozioni.

Forse in questo viaggio, uno dei più importanti che abbia mai fatto, sarà la stessa cosa: non sarò io a venire incontro alla tua terra, al cielo e al mare a cui appartieni, ma il contrario.

Quale musica, dunque? Jazz, sicuramente. Note che rendano la sensazione improvvisa della scarpata, lo struggimento delle nuvole ignote che forse – forse – si discioglieranno in pioggia, la pelle del mattino, lacrima di sole, le nebbie che non conosco, i  luoghi che non ho visto, i muri grezzi ricoperti di edera, caldi degli ultimi raggi e delle mani che li hanno toccati, il fruscio della carta quando sfogliamo le pagine, l’amore dei piedi, doloranti per il troppo cammino, che ti portano sempre un po’ oltre, per qualunque tratto tu decida ancora di percorrere. Il cuore è già lì da un po’. Che ce lo lascerò non ho mai avuto un solo dubbio.

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33 Pensieri su &Idquo;I left my heart in San Francisco

  1. Bellissima città. Quei su e giù tra le sue vie. Quel gironzolare tra i pier e poi arrivi al Golden gate e allora capisci che non sarà facile dimenticarla. Vedrai che andrà tutto bene. Vorrei entrare nella rua valugia e partire. Se ti va si sognare vai a curiosare tra i miei post. Ho scritto tanto di SFO. Ciaoo

    • Non è facile, entrano in gioco tante cose, limiti di varia natura, lo capisco bene. Ma… sarà che a un certo punto della vita il detto “si vive una volta sola” diventa più concreto, ho deciso che questa era una priorità, una cosa che volevo troppo per lasciar perdere.

      • Il mio piccolo neanche, spero che poi gli passi. Il grande ha sempre avuto più paura della nave, un po’ di timore dell’aereo però ce l’aveva anche lui. Speriamo che anche i tuoi finiscano per trovare una motivazione così forte da superare la paura, altrimenti ci sono altre mete, fino che loro poi spiegheranno le loro ali… e tu le tue 🙂

      • Lo scorso anno sono stato in Scandinavia, il grande ha pianto sempre la piccola ha taciuto ma ha detto che vuole evitare l’aereo in futuro. Il grande aveva la possibilità di uno scambio con la scuola in Svezia e ha rinunciato non vuole muoversi da casa. Io alla sua età avrei fatto carte false per volare via (e appena ho potuto l’ho fatto)

      • Quanti anni hanno? Il mio grande ne ha diciotto e si è scrollato la paura da poco… poi ognuno certo è fatto a modo suo e anche noi non abbiamo fatto troppe pressioni. All’inizio dell’anno, quando ho deciso di fare il viaggio, ho chiesto se volevano venire, e il grande ha detto io sì. Neanche me lo aspettavo, mi ha preso quasi in contropiede 😀

      • Ti dico, il mio era praticamente uguale, tanto che è stata proprio una bella sorpresa… uno dei pochi meriti forse dei programma tv che guarda. Gli è venuto l’interesse per l’America. Adesso dice che poi dopo questo viaggio vorrebbe andare a Miami. Beh, mi sa che dovrà aspettare un po’ perché sono salassi, però se ce la facciamo magari ce lo mando col padre… a me Miami proprio non mi attira. Si cambia… per me quello che è sempre stato importante è che avesse qualche curiosità, qualche interesse, e fino a poco tempo fa sembrava non averne, ora invece… lo dico piano… 🙂

      • Non ci spero. Chissà. Miami è altro. San Francisco unica, ci sono stato quattro volte, ogni volta che ho attraversato l’oceano. Ti tratterrai solo in quella città?

  2. Programmare il viaggio a volte è bello tanto quanto il viaggio stesso – e ti permette di viverlo appieno, con soddisfazione. In bocca al lupo, e goditi l’attesa! San Francisco deve essere un posto splendido… 🙂

  3. c’è una patina di malinconia preventiva nelle tue parole, come una nostalgia per ciò che deve ancora accadere.
    con l’immaginazione sei già lì, ma poi, per fortuna, accadranno anche cose (belle) che non hai previsto.
    ml

    • Ne sono sicura. E’ un miscuglio di emozioni che mi sono tutte molto care, entusiasmo, malinconia, nostalgia preventiva, tutto il senso dell’attesa, e sicuramente anche l’inaspettato è importante. Spero tanto di essere sorpresa e di lasciarmi sorprendere. 🙂
      Grazie
      Alexandra

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