SABATOBLOGGER 33. I blog che seguo

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Il bisogno di scrivere (Scrittore 5-5) Quello che mi ha colpito di “Scrittore”, fin da subito, ricordo, è esattamente l’autenticità che emerge dai suoi scritti, niente affatto in contrasto con il fatto di non usare il proprio nome. Forse, anzi, quello è l’unico modo di essere del tutto, spietatamente onesti con se stessi e con gli altri. Non aver paura di far male, di essere riconosciuti, di presentare un’immagine diversa dalla percezione ormai consolidata di chi ci conosce… Si scrive sempre per gli altri, sì, nel tempo ho capito che è così, anche quando si crede, sinceramente, di scrivere per sé. Ma se si riescono a superare certe barriere, probabilmente si finisce per scrivere per sé anche più di quanto ci piaccia credere. Si scrive per riuscire a incontrare se stessi, e solo così anche l’incontro con gli altri può diventare “vero”. I tre post che ho scelto, infatti, sono così: Understand contiene in poche righe forse la richiesta più difficile e importante che si possa fare, senza la quale, del resto, probabilmente nessun rapporto è possibile. Coming home contiene tutte le sfumature di una storia che si chiude, quando si riesce a far pace con quello che è finito e farne materiale per continuare a costruire e costruirsi.Odori, proiezioni, colori è un ricordo che torna, con la consapevolezza che da “grandi” portiamo con noi il bambino che eravamo, anche se il bambino non sapeva nulla di come sarebbe stato “crescere”, è molto bella l’immagine dell’ombra dell’adulto che vede il bambino, lo riconosce, mentre il bambino non se ne accorge. Un pezzo di malinconica dolcezza.

Prima o poi l’amore arriva (tiasmo). Qui si cambia completamente registro, Enrica Tesio è una scrittrice, ha già pubblicato il primo libro La verità, vi spiego, sull’amore, ma il titolo, dice, è puro marketing perché continua a pensare che l’amore sia sì la risposta, ma a una domanda sbagliata. Non l’ho ancora letto ma è in wishlist perché l’ironia mi piace, l’autoironia di più, ma sono dell’idea che diano il loro meglio quando accompagnano/svelano/celano una tenerezza di fondo. Un secondo libro uscirà a breve. E’ per quella ironia come scorza alla commozione che ho scelto, tra gli altri, Antonio (tutto su mia madre), la ruvidezza che accompagna sempre, in un modo o nell’altro, i rapporti con i genitori (e con i figli) fino a un certo punto. E poi, inavvertitamente, le cose cominciano a cambiare e ciò che infastidiva e rendeva insofferenti diventa un motivo di affetto in più. La consapevolezza arriva talvolta all’improvviso, a volte portata da eventi drammatici, ma il processo è in realtà lento. Al livello del mare l’ho scelta perché forse sarete in pochi a saperlo, ma io adoro le filastrocche. La teoria del’altalena invece l’ho scelta perché L’amore è quella cosa a cui non diresti mai basta, al massimo, quando proprio sei stremato, ti ci addormenti.

Parole nel secchio: Momi (Monica) attinge parole dal fondo degli animi e non potrebbe non piacermi, a partire dall’immagine della presentazione, uno scorcio di grezza porta in legno e un avviso scritto a mano, I’m in the garden, anche se la foto è presa dal web, il fatto che l’abbia scelta a rappresentarla mi crea un senso di vicinanza, e ancor più me lo crea l’interpretazione che ne dà: Nessuna chiave, / nessun segreto, / nessun divieto, / piuttosto / un invito / a raggiungermi. E poi è una persona abbastanza adulta mai abbastanza saggia, che scrive per capire, non è una bellissima cosa? Ho scelto Lo sfinente tutto, di Juan Ramon Jiménez perché a volte mi sento così, con tutta me stessa in ogni cosa e questa può essere sicuramente una lacerazione, ma è una ferita dalla quale non voglio guarire; Forse non ne varrà la pena di Costantino Kavafis, perché conoscere qualcuno è un’impresa ardua che richiede la pazienza di scavare sotto la superficie, anche al di là delle cose dette e fatte. Secondo me ne vale quasi sempre la pena, specialmente per scoprire persone libere, che ci sono anche nelle società imperfette, ma forse non sono molte. E mi rispecchio tanto in Decido io quanti Non sono il traguardo, non sono la fine di un percorso. Sono fiume che scorre e tutto ciò che passa o è passato è ancora qui che ribolle e ciò che sono oggi è il risultato di ciò che sono stata ieri. […] Sono la custode dei miei anni e quando voglio ne tiro fuori uno e lo indosso, per non dimenticare mai chi sono, chi sono stata, chi sarò.

Inguaribile voglia di viaggiare (Egeriaterza). Il blog prende il nome da una pellegrina e viaggiatrice del Medioevo, autrice anche di un Itinerarium, nel quale raccolse le proprie osservazioni sulla Terrasanta. Il viaggio qui è anche esplorazione del proprio territorio, consapevoli che forse serve un luogo a cui tornare con piacere, per meglio viversi il viaggio, ma che da quel luogo poi è anche necessario ripartire, ogni volta che le labbra si atteggiano al torvo e che  il malumore scende nell’anima (dalla citazione di Melville). E non solo, aggiungerei io, ma è necessario ripartire anche quando si è felici, perché in ogni contentezza c’è un angolo di altrove che muove le nostre gambe, come quando si balla al ritmo di una musica senza neanche rendersene conto. Quando si è felici bisogna ballare. Oppure viaggiare, che è un po’ la stessa cosa, solo che lo si fa su una pista un po’ più grande.  Il borgo dei fantasmi è un luogo in cui ero stata, anni fa. Chissà se impareremo prima o poi a prenderci cura della bellezza che ci circonda dovunque voltiamo lo sguardo, invece di abbandonarla a un triste destino di crolli e degrado (consiglio anche il post su Triora, il Paese delle streghe, una delizia, e senza la malinconia del declino). Questi luoghi della Dordogna (Dipartimento della Regione dell’Aquitania) e molti borghi della Francia, sono altre mete che sogno prima o poi visitare. Ancora e sempre… in viaggio, invece, è il modo in cui vorrei vivere.

Quasi40anni Vivere in questo mondo e sognarne un altro è una sensazione che conosco. A volte, certo. Per alcuni aspetti. E poi c’è sempre quel senso di indefinito, le etichette che ti identificano ma non bastano mai, l’idea che manchi qualcosa, che si siano fatti tanti assaggi, anche gustosi, senza mai saziarsi del tutto. Anche se forse, penso sia in parte ciò che ci spinge ad assaggiare ancora, la curiosità, anche la fame, perché no. Dunque, in questo blog semiserio si affrontano questi stati d’animo altalenanti ed un po’ scazzati di noi quasi o gia’40enni, in chiave semi seria, ironica, ma senza mai perdere di vista lo spessore morale. Ho scelto Venere perché ha un po’ il sapore di una caccia al tesoro di pirati, un po’ quello del nord e dei biscotti speziati, un po’ quello del mediterraneo, e credo che chiunque abbia mai cercato un tesoro, in qualunque modo, ha sempre scoperto che la libertà è l’unico che davvero  valga la pena; Il cielo in tazza perché il caffè alla cannella dev’essere buonissimo anche se non mi sono ancora ricordata di provarlo e perché amo le cose capovolte, comunque (non la tazza con il caffè, però); Mi piace l’ho scelto invece perché ho un debole per le liste di cose belle e piccoli piaceri della vita.

Sherazade Una citazione da Milton che mi fa pensare che a Sherazade piaccia così tanto conversare da dimenticare il tempo che scorre (per quanto mi riguarda mi succede, oh, se mi succede). Lei ha scelto un nome molto simile a quello che avevo io anni fa, un’altra grafia della stessa narratrice di storie delle Mille e una Notte, personaggio da me molto amato da sempre. Scrive da tanto tempo, sono andata un po’ indietro, anche se non proprio ai primissimi post, e ho trovato questo delizioso Manuale d’amore che è un po’ un modo scanzonato per dirci che non ci sono modi d’amare “innaturali”, gli animali lo sanno, noi forse non  sempre ce ne ricordiamo (a proposito, una delle cose che ho scoperto tra l’altro, nel fantastico documentario di cui parlavo l’altro ieri, è che i delfini sono tra i pochissimi animali che fanno sesso anche per piacere, non solo per riprodursi, benché sia sempre…molto veloce). In un certo senso restiamo in tema con La recita di Bolzano, che è la recensione di un bacio, più che del libro di Sàndor Márai, però certo, un post più “serio” e malinconico, e un bel brano che si presta a riflessioni. Niente paura è invece la “recensione sentimentale” di Truman, un film che non ho visto ma che mi è venuta voglia di vedere.

Drive My Car (Cristina) Un blog di viaggi on the road, lato passeggero. Lei ha vissuto prima a Londra e ora in Africa, ama gli anni ’60 e ’70 e tutto ciò che è British (anch’io, tanto). Ha la valigia sempre pronta e una patente che non usa da anni. Io la patente non ce l’ho e la valigia ho ripreso a prepararla da poco, spero di non smettere più… i viaggi sono pezzi di vita importanti per me. Ovviamente il post su San Francisco non potevo non inserirlo, e la bicicletta… uno dei miei sogni, pedalare sul Golden Gate e non solo. Faccio un piccolo strappo alla regola (del resto per nulla stringente) che mi sono data di non mettere, in genere, la presentazione tra i post scelti. Non perché non ci siano presentazioni bellissime, ma perché penso sia la prima cosa che uno comunque di solito va a vedere quando fa la conoscenza di un blog nuovo (anche se poi, non è detto). Questa però è un po’ nascosta e oltretutto mi piace molto perché racconta così bene la storia e le ragioni della sua passione, e al tempo stesso i modi e lo spirito del blog, e quindi ecco Cristina vista da se medesima. Il blog è così ben organizzato, del resto, che è facile trovare subito quello che si cerca o comunque che interessa. Scelgo col cuore allora e suggerisco il post sulle Cotswolds perché è la mia idea di Inghilterra (a parte Londra, per altre ragioni), quella dove vorrei andare e forse, qualche volta, anche vivere. Temporaneamente, s’intende, in attesa del prossimo viaggio (non a caso ho a lungo sognato di vivere, alternativamente, in una barca o in un camper).

Scler’O’Matic Piccoli scorci di vita lavorativa e varia umanità, tra mense (Mens sana in mensa insana e già il titolo dice non poco), portinai che gridano Chivalà, immagino per rendere più interessante la loro vita, sognando di essere su un set cinematografico nella parte della sentinella (o la piccola vedetta lombarda, non saprei), clienti di librerie che giustamente mettono in atto dialoghi surreali che Queneau mi fa un baffo (tipo: il Conte Lamberto o qualcosa del genere, di Ròdari. Ahhhh! Grrrr!) Non è che vada molto meglio col cinema e la musica, bisogna dire. Certo che a fare un lavoro a contatto col pubblico bisogna coltivarne di arte zen… Poi uno va in Belgio e anche lì, mica poteva mancare di fare incontri strani! Questo blog ha un difetto ai miei occhi, ed è la cadenza moooolto lunga dei post (a volte passa oltre un anno tra uno e l’altro). Spero che non ci faccia aspettare così tanto per il prossimo!

Spaziocorrente un blog creato per prendersi del tempo, rallentarlo. Per sé prima di tutto, e per altri se vorranno fermarsi, anche solo un momento, a tirare il fiato. E’ buffo perché questa cosa del tempo ce l’ho nella testa da un po’. Il tempo per il blog c’è o non c’è? Il tempo per scrivere, leggere, commentare è rubato ad altre cose, o è il tempo dedicato ad altre cose che è rubato? Non si naviga fra le nuvole perché è nella vita quotidiana che bisogna vivere, tuttavia a volte per poter ripartire bisogna prima, appunto, fermarsi per un po’, assaporare piccoli momenti in cui si scopre qualcosa di nuovo o si vede con occhi nuovi qualcosa che si credeva di conoscere. E’ un po’ come quando ci si sveglia la mattina e spalancando le persiane chiuse sei inondato da una luce intensa, stordito piacevolmente dal cielo azzurro e dall’aria frizzante. Fino a che scrivere, in un blog o altrove, dà questa sensazione credo che resti a far parte delle cose importanti a cui dedicare impegno (e quindi tempo). Questo è un blog di poesie e io ho scelto queste: Un po’ più su tra nostalgia dell’estate, vita che scorre e voglia di camminare verso casaTracce di vita perché ogni passo lascia delle orme che insieme compongono una storia, e qualcuno la ricorderà e saprà raccontarla; Eco di ritorno perché anche quando calpestiamo di nuovo le orme su cui siamo già passati, non siamo mai gli stessi.

Buon viaggio e a sabato prossimo!

 

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10 Pensieri su &Idquo;SABATOBLOGGER 33. I blog che seguo

  1. Non pensavo sarei mai finito in questa rubrica, che molte volte ho letto per seguire blog che toccano le migliori corde di noi. Non ho parole, sul serio, per ciò che hai scritto. Understand è stato lo scritto forse più difficile (dato che non ho queste grandi doti da scrittore) e mi piace vedere che è stato apprezzato con l’esatto significato che avrei voluto dargli. Grazie mille, davvero. Per tutto ciò che hai scritto e per seguirmi, di per se già un grande onore e piacere

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