57.August Rush

Quotes:

You got to love music more than you love food. More than life. More than yourself.

You know what music is? God’s little reminder that there’s something else besides us in this universe, a harmonic connection between all living beings, everywhere, even the stars.

(Robin Williams as the Wizard)

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L’inizio l’ho trovato un po’ lento, poi prende, trascina, come una musica che comincia in sordina, troppo malinconica, noiosa, persino, e poi invece si rivela complessa, densa di ritmi diversi, melodie che si sovrappongono componendosi e ricomponendosi in tanti strati.

La forza della musica è appunto il tema conduttore del film (regia di Kirsten Sheridan). Una forza che da sempre riempie tutta l’anima del piccolo Evan, permea tutto il suo mondo, dentro e fuori. Benché sia dalla nascita in un orfanotrofio, e non abbia mai suonato nulla, la musica è tutt’uno con la sua idea di sé e con la convinzione di avere dei genitori da qualche parte, con i quali deve riunirsi. Evan l’avverte ovunque, anche nei rumori di New York, in una scena del resto memorabile.

Il suo dono innato è davvero senza uguali, non solo è in grado di suonare diversi strumenti naturalmente senza averli mai studiati, ma anche di comporre musica e dirigere un’orchestra. La sospensione dell’ìncredulità è possibile se si considera che si tratta di una fiaba, sostanzialmente; la musica che Evan riesce a custodire e impara a conoscere sempre meglio è la propria identità, che gli permette non solo di superare indenne varie esperienze, ma di farne tesoro per maturare e trovare ciò che cerca.

Lo spettatore sa da subito che il bimbo è il frutto di una notte d’amore tra la violoncellista Lyla e Louis, un irlandese che suona in una boy band. Uniti brevissimamente, a loro volta, dalla musica, oltre che da un colpo di fulmine, subito separati da eventi esterni ma incapaci di dimenticarsi. La storia quindi segue poi in parallelo le vicende di Lyla, di Louis e di Evan, verso un tutt’altro che facile riavvicinamento.

Perché come ogni cosa che affascina e incanta, anche la musica ha i suoi lati oscuri e per condurti alla meta può spingerti a percorrere strade tortuose. Quando il bambino dimentica tutto per andarle dietro, perde il foglio col numero di telefono dell’unica persona che potrebbe aiutarlo, e si smarrisce per le strade di una città immensa e che sa essere notevolmente minacciosa. Sempre dietro alla musica incontra Arthur, giovanissimo artista di strada, che lo porta con sé in una sorta di mondo sotterraneo che ha molto del sottobosco in cui si muovevano i ragazzi della banda di ladruncoli di Oliver Twist. Qui chi muove i fili dei piccoli musicisti è the Wizard, ossia Maxwell Wallace (Robin Williams), inquietante personaggio in buona parte somigliante appunto a Fagin, l’ebreo che sfruttava i ragazzi nel romanzo di Dickens (a parte le basette, il pizzetto e gli orecchini che mi ricordano più un moschettiere di scarse virtù) The Wizard è a suo modo, un sognatore. Musicista lui stesso, rimane così colpito dalle doti di Evan da sviluppare un sentimento quasi paterno nei suoi confronti, fino a pensare di fargli da Pigmalione, insegnargli tutto quello che sa, condurlo al successo e condividerlo con lui. E’ the Wizard a cambiargli il nome in August Rush. Ed è the Wizard a spiegargli l’immenso potere della musica, il suo rapporto stretto con la libertà. Tuttavia, lo fa sperando di tenerlo legato a sé e di poterlo comunque sfruttare, nonostante tutto.

La colonna sonora è stata molto apprezzata, nonostante il film nel suo complesso abbia ricevuto critiche tendenzialmente negative (ma al pubblico è piaciuto).

Curiosità: August a un certo punto studia musica per alcuni mesi alla Juilliard, che viene mostrata in tutto il suo splendore: si tratta della scuola di musica, recitazione e arti dello spettacolo di New York dove lo stesso Robin aveva trascorso tre anni. Uno dei ruoli da lui interpretati durante il corso fu proprio quello di Fagin.

 

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