Finestre aperte e ghirigori

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Immagine dal web

Ho sempre troppe finestre aperte, e anche se mi riferisco al mio monitor, come metafora va benissimo. Troppe finestre aperte e non richiuse, troppi sguardi gettati fuori a caso, troppi inizi che non so poi dove andranno a finire, in attesa di “avere il tempo”, di “tornare con calma”.

Sento a volte la necessità di dare ordine ai miei progetti e alle mie giornate, io che andrei all’aeroporto come alla stazione e prenderei il primo volo libero, il primo treno verso una destinazione ignota, scenderei in una stazione qualunque, avendo come unico programma quello di non farne.

Pianificare, è una cosa che facevano gli ufficiali tedeschi hai detto una volta. Un’altra di quelle frasi che mi sono rimaste impresse, con cui mi picchio e combatto, perché credo di non essere d’accordo e invece lo sono. Perché vorrei tanto lasciar accadere le cose. Che non vuol dire non impegnarsi, ovvio, detto da uno che è riuscito a essere quasi più perfezionista di me. Vuol dire non chiedersi se qualcosa è utile alla tua carriera, ma se vuoi farlo. Basta cambiare le parole: non programmare ma prendersi cura delle proprie giornate, non pianificare ma realizzare sogni, coccolare desideri, anzi, coccolarsi.

Cogliere al volo le occasioni che si presentano, come fossero uccellini fragili, capitati casualmente sull’uscio di casa, che si accudiscono con molto affetto e molta dedizione, prima di lasciarli andare e vedere come procedono da soli. Se le cose non vanno come si vorrebbe, si avrà almeno la consolazione di aver sbagliato per amore, e non di aver fatto male i propri conti.

Una volta mi hanno mostrato diverse figure, chiedendomi di sceglierne due. Quadrati, rombi, ottagoni, triangoli. E un ghirigoro. Indovina quale è stata la mia prima scelta (la seconda era un cerchio). Mi hanno detto che significa che arrivo alla meta attraverso vie non standard. Insomma, sono una perfezionista casinara. Chissà, forse anche in questo, un po’ ci somigliamo…

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17 Pensieri su &Idquo;Finestre aperte e ghirigori

    • Nel tempo ho capito che la sensazione di avere tutto sotto controllo è quasi sempre ingannevole. I piani sono fatti per essere mandati all’aria dagli imprevisti. Certo, un minimo nsono indipensabili e probabilmente con i ghirigori si fa più fatica che con le linee rette. Però si imparano un sacco di cose in più, ho scoperto. Un po’ di sana anarchia è quello che ci vuole 😀
      però un pochino di organizzazione della giornata a volte aiuta

    • A me il treno fa venire quel desiderio da sempre, prenderne uno a caso e vedere dove va, scendere a capocchia… e anche l’aereo, da quando ho cominciato a prenderne qualcuno. Guardo le destinazioni diverse dalla mia pensando “magari la prossima volta lì…l oppure laggiù… oppure chissà…”. Anche l’auto un po’ mi dà quella sensazione ma meno. Una volta mi succedeva invece che mi piaceva il viaggio in macchina e non volevo arrivare a destinazione, avrei proseguito indefinitamente senza fermarmi. ora non più però 🙂

    • Ci stavo riflettendo. Da diverso tempo ormai questo “prendersi cura” è un’espressione che ho molto spesso in testa e probabilmente anche nel cuore. Si tratta proprio di cambiare prospettiva, di vedere come posso mantenere il mio personale modo di arrivare al traguardo, e la mia enorme varietà di interessi (di cui vado, devo dirlo, un po’ orgogliosa), facendo però un po’ meno fatica e dedicando a ogni interesse, e a ogni passo che gli dedico, tutto l’impegno che merita

  1. Pianificare serve fino a un certo punto. Darsi un obiettivo non significa pianificare ma semplicemente raggiungere qualcosa che si ha in mente. Come? Non ha importanza, Basta raggiungerlo. Io non pianifico nulla ma seguendo l’istinto, quello che mi passa per la testa senza un piano preciso ma con l’obiettivo ben chiaro.

    • Ecco, il punto è questo direi. Solo che ci sono molti obiettivi da raggiungere, alcuni a più lungo termine, altri più immediati, e spesso si sovrappongono. Inoltre io ho decisamente una fortissima tendenza a partire per la tangente. se mentre sto facendo una cosa viene fuori un collegamento interessante, un’altra idea, o qualcosa da fare che mi stavo dimenticando, mi distraggo con estrema facilità. E quindi ho sempre in mano almeno 4-5 fili che poi si ingarbugliano. In questo senso, credo di dover imparare, più che a pianificare, a “prendermi cura” nella maniera giusta delle idee importanti, delle necessità delle persone che ho intorno, dei miei sogni e del mio lavoro, tutto allo stesso modo ma ciascuno con i “suoi” tempi.

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