Stamattina Genova si presentava così…

Forse voleva convincermi a non desiderare di vivere altrove e potrebbe anche riuscirci. Genova non si ama perché non se ne può fare a meno, la si ama per una scelta rinnovata di giorno in giorno, rinnovata a fatica, dando la priorità alla bellezza a costo di dimenticare altre cose, la popolazione che invecchia, le opportunità gettate al vento, i salotti buoni dove tutto si discute e nulla si conclude, la perenne indecisione di chi dovrebbe gestirla, addirittura i tentativi di spegnerla, dimenticando che non è possibile, perché Genova ha il mare, e il mare lambisce le sue case come un amante tenero e irrequieto, pronto a sollevarsi come una furia contro chi le fa del male. Genova dolce e severa, aspra e forte, riservata e fiera, antica e contemporanea. Genova che ovunque ti giri ti apre sentieri nuovi, viottoli inattesi, infinite possibilità di esplorazioni e scoperte. Io continuo a desiderare di vivere altrove, ben sapendo che il prezzo sarebbe un consistente pezzo di cuore perduto qui tra i caruggi e la luce del Mediterraneo.

P.S. le foto non so perché sono in ordine inverso: le ultime sono quelle che ho scattato più presto… 

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34 Pensieri su &Idquo;Stamattina Genova si presentava così…

  1. Paesaggio esposto in modo fantastico!
    Io finché vivevo nel mio paesino non dico che lo disprezzavo, diciamo che avevo sempre da ridire, ma poi una volta lontano ti manca e tutto oggi sembra cosi bello!

    • Io amo molto Genova (e grazie!) ma ho la fortuna di sentirmi a casa in molti luoghi. Sono una viandante e faccio mie le parole di uno scrittore che amo molto, Marco Aime: “ci salveranno i piedi, non le radici”, riferendosi al detto berbero per cui gli alberi hanno le radici, gli uomini hanno le gambe, e le gambe sono fatte per andare altrove 😀

      • La mia citazione sulle radici trae lo spunto da una frase che Bassani, uno scrittore che amo molto, disse nelle sue frequenti visite a Ferrara, la mia città. Appunto che senza le radici, ci si sente stranieri in patria. Certo anch’io sono stato un viandante ma dopo un lungo girare sono tornato a casa.
        L’essere viandante del mondo non significa rinnegare il luogo dove stanno le tue radici. E lo dimostri con l’amore verso Genova.

      • Credo che abbiamo una tensione prenne tra due anime, almeno per me è sempre stato così, un po’ alla Chatwin, un amore profondo per il luogo in cui sono (se fossi a Londra, o a Granada, o a Bergen dedicherei loro altrettanto affetto) e un bisogno di muovermi quasi fisico. Purtroppo sono un po’ di anni che non viaggio, o almeno non per un tempo e a una distanza sufficiente a colmare quella mia sete di altrove… Quest’anno spero finalmente di poterlo fare e di riprendere poi a vagabondare perché altrimenti diventa quasi un malessere, un sentirsi in gabbia. Ma poi qui ci sono anche altri discorsi che ho appena accennato nel post e che riguardano proprio il desiderio di “vivere” altrove, ma chissà… forse un giorno… con la nostalgia, certo, però…

      • La tua risposta è lucidissima e la condivido in pieno. Se penso che ho amato tante città, ho abitato a Milano, Padova, Bolzano e Cesena, ho girato in Italia e all’estero. Però quando varcavo le mure cittadine, mi sentivo a casa. Esperienze di vita che sono un bagaglio leggero che porto con me.

  2. Ma come fai a volerla lasciare? Cioè, io abito a Milano, non so se mi spiego… La amo, per carità, ma se uno ha la fortuna di vivere al mare l’unica ragione valida per lasciarlo è la sopravvivenza. Poi sono solo opinioni, eh! 🙂

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