Di ville, piazze, mare e biciclette

Stamattina sono partita proprio dal centro. Piazza Colombo di primo mattino, senza auto parcheggiate alla sperindio, come diciamo noi, ha un notevole fascino

Anche Via XX Settembre (“Via Venti”) si manifesta in tutto il suo splendore Liberty, senza il traffico giornaliero.

Spicca anche l’incantevole chiesa millenaria di Santo Stefano, antico e moderno in pacifica convivenza.

 

Poi da Piazza Dante su per Porta Soprana, una delle poche (ma splendide) tra quelle che si sono salvate dalla demolizione. Ho proseguito per i Piani di Sant’Andrea, Via Ravecca (con la casa di Colombo), e la Piazza Sarzano, una delle mie preferite, se non la preferita in assoluto, tra tutte le piazze di Genova, benché sia minuscola (o proprio per quello). Qui ha sede anche il Museo di Sant’Agostino che, oltre a essere ospitato in un convento del XIII secolo, è uno dei più belli di Genova, con sculture, affreschi, bassorilievi e arte dal X al XVIII secolo (e attualmente anche una mostra sulla Genova medioevale che DEVO vedere).

Da lì prendendo per via Ravasco si può avere una visuale ancora di Piazza Dante dall’alto, i cosiddetti “Giardini di Plastica” (che a me non sembrerebbero poi male, se non fossero raminghi derelitti e abbandonati). La prima visione di un cielo d’alba come si deve per sbucare poi su in Carignano, con la sua Piazza e la basilica di S. Maria Assunta.

Ed eccoci di nuovo sul mare. Se altrove tutte le strade portano a Roma, a Genova, si sa, tutte le strade portano al mare. Non si può neppure salire su un monte, senza vedere il mare dall’alto 🙂 . E quando si estende così di fronte ai profili spesso austeri e maestosi dei palazzi della zona, ingentilisce e apre al respiro e al desiderio di avventure, balzani capricci, vascelli e nuvole di panna.

Quelli che seguono sono alcuni luoghi della mia infanzia: Villa Croce, dalle persiane – allora – sempre chiuse, in cui immaginavo vivesse un anziano, collerico signore, forse un mago, che mal tollerava i bambini scorrazzanti nel parco benché non li cacciasse via per qualche ragione a me ignota (almeno finché non ho letto il Gigante Egoista del mio amatissimo Oscar). A volte sognavo di addolcirlo a mo’ di Pollyanna. Oggi la Villa ospita un importante (benché poco fiabesco) Museo di Arte Contemporanea.

Sulle Mura di Santa Chiara invece ho giocato con le prime bambole parlanti (con un dischetto nella schiena, oggi farebbero ridere i polli, all’epoca erano il massimo dell’hi-tech), imparato ad andare in bici senza rotelle e creduto di aver reso orgoglioso quell’uomo che pensavo mi diventasse padre e che viveva l’affetto solo come dominio e prigione. L’amore per la bici è comunque rimasto, benché l’abbia trascurata per tanto, troppo tempo, è una delle cose a cui conto di porre presto rimedio.

 

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11 Pensieri su &Idquo;Di ville, piazze, mare e biciclette

  1. mi affascina questo tuo camminare instancabile per la città come ancora non la conoscessi, e quanto invece la conosci!, gli occhi affamati di scorci, la mente rivolta alla nostalgia e a una sempre nuova meraviglia.
    ml

    • In parte mi è sempre piaciuto, particolarmente perdermi nei caruggi. Da qualche tempo ho cominciato a camminare regolarmente ovunque mi trovi, con la “scusa” dell’alba e del tramonto e devo dire che anche l’accoglienza calorosa che hanno avuto le mie foto ha dato ulteriore impulso. Non credevo…
      Mi sto appassionando sempre di più e la meraviglia è una straordinaria cura per l’umore!

  2. “Con quella faccia un po’ così, / quell’espressione in po’ così / che abbiamo noi, prima di andare a Genova; / ed ogni volta ci chiediamo / se quel posto dove andiamo non ci inghiotta, / e non torniamo più…” – P. Conte.

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