Pensieri (ingarbugliati) sulla scrittura

Poi le parole districate tornano subito a ingarbugliarsi, chissà se questo lo sapevi già anche tu, e per questo hai deciso di non scrivere mai; o meglio, di scrivere solo ciò che ti veniva immediato e sgorgava da sé come acqua dalla fonte, semplici appunti, giusto una base per improvvisare, che era quello che realmente ti stava a cuore. Oh, non senza dolore, anzi. Ma quasi senza intermediazioni, e dunque senza questo continuo sbrogliare matasse e ritrovare bandoli smarriti. Perché quando poi il dolore lo devi interpretare, raccontare e tradurre in parole per gli altri, qualcosa si perde. Un poco di innocenza, tra le altre cose.

Una parte di te continua a sentire profondamente, a vivere l’emozione sotto la pelle e lasciarsene attraversare senza far nulla, come ti lasci attraversare dall’improvvisa bellezza di una lama di luce che taglia l’orizzonte dove il mare finisce e inizia il cielo, come ti lanci senza rete da una nostalgia o un desiderio che ti acchiappano senza aspettare il momento giusto.

Una parte cerca addirittura di sprofondare, di immergersi fin quasi ad affogare nel lago d’ombra che è il guazzabuglio dei nostri sentimenti, sperando poi di riemergerne sapendo qualcosa di più e amando un po’ di più, ma senza alcuna certezza di questo.

Ma c’è quella parte che guarda le parole con la lente d’ingrandimento, provando a mettersi nella prospettiva di chi leggerà. Si cerca allora di renderle limpide, trasparenti, oppure un poco più oscure, secondo l’effetto che si vuole produrre. Si cerca l’eleganza, il sinonimo più vicino al senso da dare, ma anche quello più fine, il cui suono fa presa al tuo orecchio e nella tua mente s’intona col ritmo dell’insieme; si utilizzano figure retoriche, si individuano costruzioni d’impatto, si lavora di cesello, si intaglia, si sbalza, si leviga, si incide, si lima, perché nonostante quello che si pensa, scrivere è in buona parte un lavoro da artigiano.

Tu preferivi lasciare che il mondo entrasse dentro di te, e al resto pensava poi quella mente così insolita, agile e intensa, libera e duttile, penetrante e cristallina. Il filo dei tuoi pensieri non lo perdevi mai, e tuttavia lasciavi che prendesse direzioni inaspettate per cogliere scorci sempre nuovi e farceli percepire con i sensi e l’istinto. La ragione semmai dopo.

Chi scrive ha il tempo di preoccuparsi fin da prima di ciò che il pubblico penserà; e in fondo, di plasmare in qualche modo le proprie passioni proprio perché possano leggersi meglio, perché siano riconoscibili e persino apparire più genuine: talvolta occorre molto artificio e molta cura per far apparire poi in superficie l’intensità e la naturalezza.

Credo tuttavia che questo tu lo abbia intuito subito o comunque imparato non appena hai messo piede su un set. Autenticità e immediatezza non vanno necessariamente insieme. Far entrare il mondo in sé resta necessario, ma bisogna anche poi saper uscire da se stessi, guardare il mondo da dentro e guardare se stessi da fuori, perché tutto alla fine si ricomponga e ciò che noi siamo, reinventato attraverso le parole, torni a essere, proprio mentre diventa di tutti, tanto più profondamente, intimamente nostro.

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13 Pensieri su &Idquo;Pensieri (ingarbugliati) sulla scrittura

  1. “talvolta occorre molto artificio e molta cura per far apparire poi in superficie l’intensità e la naturalezza” wowow! Una sincerità fin troppo spinta, ue, non sai che scrivere è come fare il mago,non si insegnano ai profani i trucchi! E poi… l’incipit l’incipit Intempestivoool bastaaa ahababha hahahaha dici la verità, quanto ti sono mancato?

    • Mi sei mancato un saccoooo! Bentornato 😀
      No guarda hai ragione sulla cosa del mago (non sul resto 😀 ) ma alla fine secondo me chi lo sa lo sa, chi non ha quella voglia di mettersi a farlo, non lo farà comunque e continuerà a pensare che la spontaneità sia la cosa migliore (che lo è, intendiamoci; solo che deve essere accompagnata dalla cura, che è cosa di rara bellezza anche quella, benché faticosa). Ora vado che ogni tanto le mie 5-6 ore le devo pure dormire… 🙂

      • Ho fatto bene ahahah ma inzogna RW lo infili pure nelle tagliatelle al forno tu! Secondo me dall’aldilà dei sogni dove ti guarda te sta a buttà una denuncia per anima-stalking! A propo’, ho rivisto ultimamente quel film, ma quanto CACCHIO è bello? Tutto, la sceneggiatura, la scenografia, l’interpretazione del dolore sua, magistrale, proprio non so come la critica abbia potuto parlarne male, io ADORO quel film!

      • E preparati a quello che ti toccherà sopportare dopo il mio viaggio a san Francisco!!!
        Su Al di là dei Sogni… sai cosa ti dico, che ci sono critici così innamorati della propria intelligenza e cultura cinematografica, da aver paura di lasciarsi andare alla parte che si emoziona. Poi posso anche concordare sul fatto che abbia dei difetti, così come altri film criticati per lo stesso motivo (cioè, per essere “troppo” sentimentali). Ma per me questo famoso sentimentalismo di Robin è semplicemente la sua capacità rara di viversi i propri sentimenti tutti, anche quando poi li sa trasformare meravigliosamente in risate con le sue improvvisazioni… e ho usato il presente senza neanche rendermene conto ma va bene così. Molti non hanno quella capacità, quasi la disprezzano perché non la sentono, forse un po’ la invidiano, mi spingo a dire…

      • Anche i colori ho amato di quel film, i quadri di lei, sublimi! E il paradiso di vernice… l’uccello colorato… naaaa per me un CAPOLAVORO. Troppo sentimentale? Boh… ma fa impazzire! E qui so di andare a nozze con una fan di RW come te hehehe. Quanto a San Francisco, madoooo! Una città che amo! Ho un sacco di belle foto 😀 Una città magica

      • P.S. 2 e dire che speravo di averti fatto venire un po’ di curiosità da andarti a vedere qualcosa indietro…
        P.S.3 (e mo’ te li becchi tutti) da quando ho visto il pettirosso in camera di mio figlio un giorno che stava male e io avevo deciso che dovevo smettere con quei pensieri rivolti a Robin sono certa di una cosa: non so se ci sia davvero un mondo al di là dei sogni, ma se c’è, lui sa che pensarlo mi fa bene e lo accetta. Keep thinking of me… I still exist…

  2. Li ho trovati tutto tranne che ingarbugliati questi pensieri, anzi hai descritto con la consueta limpida sincerità quanto può essere faticoso raccontarsi, a costo di essere travisati o magari derisi. Una riflessione potente e onesta.

    • In realtà non è tanto il timore di essere travisata o derisa che volevo raccontare, ma il fatto che dover dare una forma ai tuoi pensieri rischia forse di renderli meno immediati, proprio perché quello che ti passa per la testa poi lo devi in qualche modo modificare, e paradossalmente questo a volte è necessario proprio per rendere visibile l’intensità di quello che senti… Grazie come sempre, un abbraccio

  3. È un discorso che va oltre la scrittura, riguarda la comunicazione intesa come capacità di penetrare negli altri liberando se stessi. Per questo ti rivolgi a chi di scritto non ha lasciato nulla ma era assai comunicativo
    ml

    • Immagino ci sia anche quell’aspetto, sì. Sono partita proprio dall’idea della scrittura, come processo che dal sentimento “schietto” che ti entra dentro con tutta la sua forza selvaggia si deva poi arrivare a una forma che non solo sia raccontabile e riconoscibile, ma che sia anche quella “giusta” per rendere quella stessa forza. E’ un processo stranissimo, come se si dovesse sottrarre spontaneità al cuore per metterla nelle parole, i sentimenti in qualche modo si modificano nel momento stesso in cui pensi: “ma se scrivo in questo modo renderà abbastanza l’idea?”
      Però poi attraverso questo parallelo rispetto alle improvvisazioni in teatro dal vivo, e poi rispetto invece alle interpretazioni di ruoli, molto più “preparate”, il discorso si è ampliato. Penetrare negli altri liberando se stessi mi piace moltissimo, è dove mi piacerebbe andare a parare, anche se talvolta ho timore del contrario, cioè di imprigionare l’intensità delle emozioni cercando il modo di farle “piacere” agli altri (anche se poi, raccontare l’universale parlando di sé è una bella aspirazione credo. Riuscirci…)

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